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Valle Maira: la Via degli ACCIUGAI

Categorie: Italia, Reportage
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La Val Maira, terra ancora integra e incontaminata, ha sempre vissuto di emigrazione.

Dovunque ci fosse una fiera o un mercato vi era sempre un valligiano disposto a barattare le sue cose: drapperie cotonate, telerie, maglierie, formaggi, calzature, ferri e, naturalmente, acciughe.

“Oooo anciuìe, anciuìe”

Un sacco di tela bianca sulle spalle, pochi indumenti, l’immancabile cappello a larghe tese, e sostenuti da uno spirito caparbio e da un fisico avvezzo alla dura vita di montagna, gli anciuìe scendevano a Dronero, all’imbocco della Valle Maira, e in treno viaggiavano alla volta di Genova per acquistare le acciughe provenienti da Sicilia, Algeria, Spagna e Portogallo.

Quello dei venditori ambulanti di pesce era un mestiere stagionale, nato per far fronte al quotidiano problema della sopravvivenza, un tormento che cresceva nel periodo invernale quando non era possibile lavorare la terra a causa della neve e del gelo.

Per non gravare sul già povero bilancio familiare e per raggranellare qualche soldo, da settembre a maggio inoltrato gli uomini e i ragazzi di Albaretto Macra, Celle Macra, S.Michele, ed altri paesi ubicati alla sinistra idrografica del Maira, con la necessaria licenza di venditore ambulante partivano alla volta della costa ligure. Solo le donne restavano a casa per accudire ai bambini, ai vecchi, al bestiame.

Una volta acquistate le acciughe – il prezzo variava dai 3 ai 4 soldi al chilo – i valligiani affrontavano il viaggio di ritorno in treno fino ai punti di distribuzione, per poi trasportare il loro carretto di strada in strada, di fiera in fiera, di paese in paese, dove urlare a squarcia gola “Anciuìe anciuìe” e così vendere il loro pesce.

Solo l’arrivo della bella stagione combaciava con il ritorno agli alpeggi per la raccolta della segale e del fieno. Il famoso “caruss d’anciuìe”, che gli acciugai spingevano e tiravano in giro per l’Italia, oggi è scomparso, dimenticato chissà dove!

Perché il ricordo di questa tradizione non sia destinato a perdersi con lo sparire delle generazioni più anziane, a Celle Macra la Comunità Montana ha allestito delle postazioni multimediali (presso l’ex Chiesa di San Rocco) dove è ampiamente sviluppato il tema dei mestieri itineranti della valle: artisti, artigiani, allevatori e, soprattutto, acciugai.

VALLE MAIRA

Bottai e pelassier

Non era da tutti lavorare con maestria il legno di frassino per modellare recipienti, tini, secchi, barili, torchi. I bottai della Val Maira, le cui capacità erano richieste nelle terre del vino – dalle Langhe al Monferrato – offrivano un’abilità spesso esclusiva anche nella realizzazione del mitico “caruss d’anciuìe”, sul quale l’acciugaio caricava i barilotti contenenti le acciughe salate da trasportare e vendere.

Questi artigiani del legno, pressoché tutti di Tetti di Dronero, attendevano con ansia il ritorno degli anciuìe alle loro case per essere ricompensati tramite i proventi della vendita delle acciughe.

Tra i mestieri itineranti, custoditi nella memoria dei vecchi e tramandati verbalmente di padre in figlio, vi era anche quello dei “pelassier”, praticato ancora fino a metà del XX secolo e oggi testimoniato dal Museo dei Capelli di Elva.

Da uno dei più elevati ed isolati insediamenti delle Alpi Cozie, i “pelassier”, al sopraggiungere della stagione invernale, scendevano dalla montagna per tagliare le ciocche di capelli alle donne disposte a sacrificare le proprie trecce per un pezzo di stoffa, o un foulard, che copriva il capo dopo l’approssimativa rasatura.

I cappelli così raccolti dai “pelassier”, venivano lavorati e trasformati in artistiche parrucche, e venduti alla nobiltà italiana e francese.

 

Tradizioni ed escursionismo, felice connubio

La Val Maira è una delle conche meglio preservate di tutto il Piemonte, dove si conservano ancora rilevanti tratti culturali tradizionali, che rappresentano il valore aggiunto ad uno splendido paesaggio fatto di pareti calcaree, paurosi orridi, ampi bacini vallivi, alpeggi di altura, foreste di larici, abeti, faggi e castagni.

Sedici valloni laterali, tredici comuni, duecento paesi da scoprire con pazienza, dove il turista frettoloso e disattento non avrà mai lo spirito giusto per apprezzare, capire, meravigliarsi.

Nella Val Maira si vuole recuperare la presenza umana, una volta assai diffusa come dimostrano le centinaia di borgate sparse nelle radure e nei boschi, occupate da quella minoranza etnica occitana capace di vivere e produrre in armonia con la natura.

Questa valle del cuneese, non deturpata da interventi speculativi, ha il suo punto di forza nell’escursionismo e nella vita a contatto con la natura.

Il suggestivo blocco monolitico Rocca Provenzale (Ph Enrico Bottino)

Il suggestivo blocco monolitico Rocca Provenzale (Ph Enrico Bottino)

Camminare in Val Maira

L’itinerario più coinvolgente è rappresentato dai “Percorsi Occitani” – contraddistinto dal segnavia a tacche gialle e cartelli con la dicitura P.O – che si snoda attraverso l’intera valle, inizialmente tortuosa ma di più ampio respiro verso i bacini glaciali di Acceglio e Chiappera, danno l’opportunità al turista di scoprire il suo ricco patrimonio culturale e ambientale.

Lungo le 16 tappe si trovano comodi punti di ristoro (rifugi, posti tappa, locande) che completano l’offerta turistica con piatti e prodotti della tradizione valmairese.

Nelle radure e sugli alpeggi di quota, sarà facile incontrare i cavalli Merens, razza originaria dei Pirenei francesi, ampiamente diffusa anche nelle vallate alpine della provincia di Cuneo.

La docilità, la resistenza, la robustezza dello zoccolo, il passo sicuro, hanno reso questo animale polivalente, indicato sia per i lavori agricoli su terreni disagevoli, sia per il turismo equestre.

Qui di seguito trovate la descrizione di due tappe dei Percorsi Occitani: la prima ha come punto di partenza Elva, dove si trova nella parrocchiale romanica di S. Maria Assunta (uno degli otto monumenti culturali di maggior interesse del Piemonte) il famoso  ciclo di affreschi attribuiti a Hans Clemer, “il Maestro d’Elva”.

La tappa termina a San Martino Inferiore di Stroppa, a quota 1400 metri. Qui le mulattiere e strade forestali invitano a nuove camminate verso la chiesa romanica San Peyre ed il medievale Ospedale di Caudano.

Sempre a Elva si può fare una passeggiata nel vallone omonimo, bellissimo soprattutto nel periodo autunnale.

La tappa successiva dei Percorsi Occitani inizia da San Martino Inferiore di Stroppa e termina a Macra, sede dell’Ecomuseo della alta Valle Maira, dove è possibile percorrere anche il Sentiero Naturalistico dei Ciclamini e quello della fede che si sviluppa tra Macra e Celle Macra .

Un altro itinerario da noi suggerito ha come punto di partenza Colle Valcavera (2.416 m), un valico alpino che mette in comunicazione la Valle Grana (Colle Fauniera) con il Vallone dell’Arma (Valle Stura di Demonte) e l’altopiano della Meje Gardetta raggiungibile dalla Valle Macra attraverso il Colle del Preit.

 

Il museo Seles

Allestito all’interno dell’ex Chiesa di San Rocco, edificio seicentesco di recente ristrutturato in Borgata Chiesa, capoluogo del Comune di Celle di Macra, il Museo si articola in tre sezioni: una prima parte è dedicata al mestiere degli acciugai, con esposizione di abiti e di strumenti da lavoro, oltre ad una raccolta di manifesti e locandine legate alle manifestazioni degli acciugai.

Nella seconda sezione approfondisce il tema della pesca e del trasporto del pesce, con esposizione di una lampara ed attrezzature per la pesca, di casse in legno e in cartone per il trasporto del pesce ed il tipico carretto. Infine, la terza sezione è dedicata al commercio delle acciughe, con esposizione di documenti e registri comunali risalenti al 1800 a dimostrazione della lunga storia di questo mestiere itinerante.

Completa il percorso museale la proiezione di un video con interviste e testimonianze di acciugai ed ex acciugai.

Punto di riferimento e di raccolta delle testimonianze e della documentazione di tutti gli acciugai della Valle Maira che hanno avuto nei Comuni di Dronero, Celle di Macra, Macra e Paglieres la loro culla di origine, il Museo Seles si inserisce all’interno di un itinerario tematico che si sviluppa nel territorio cellese e che va a completare l’esposizione presente all’interno del Museo.

 

 

Testo e foto di Enrico Bottino

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

2 comments

  1. Robi 2 novembre, 2018 at 14:43 Rispondi

    caro Enrico, bella descrizione ma si tratta di un racconto incompleto. In molti sono convinti che gli acciugai venissero da Celle Macra e zone limitrofe della Valle Maira principale, ma in realtà, i primi acciugai venivano dal Vallone di Moschieres, un vallone laterale della Valle Maira; posso affermare quanto ho scritto in quanto i parenti da padre di mio padre, che venivano proprio da quelle borgate (Comba, Assarti, Ghio, Allardo e Santa Margherita, Moschieres..etc..etc..) hanno fatto tutti gli acciugai. Il museo di Celle Macra ha tra gli artefici proprio mio zio, Ghio Michele che viene dalla borgata Allardo, dove è nato mio padre. Nel periodo tra le due guerre e per via degli inverni tremendi, al posto di sconfinare in Francia per cercare fortuna e denaro da portare a casa, in molti hanno preso la via nostrana per fare gli ambulanti. Il caruss, che era il carretto usato dagli acciugai veniva costruito a frazione Tetti di Dronero (I Tech). ciao, Roberto

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