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In cammino lungo la VIA FRANCIGENA

Categorie: Italia, Reportage
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La Via Francigena, l’arteria medioevale che univa il Nord Europa con l’Italia, è una delle più importanti direttrici storiche di fede diretta verso il centro della cristianità.

Gli immensi tracciati medioevali che univano le più importanti mete religiose dell’antichità – Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme – formavano un sistema interconnesso di strade in grado di presentare numerose soluzioni e validi accessi al percorso principale della Via Francigena e del Cammino di Santiago di Compostela.

Mercanti, soldati, viandanti o semplici pellegrini viaggiavano a piedi, a dorso di mulo o a cavallo, tra mille difficoltà, pericoli e privazioni.

Oggi l’escursionista può invece sostare nei centri medioevali più belli e contare su posti tappa ospitali, per certi versi simili agli ospizi medievali (hospitia) che offrivano un modesto giaciglio dopo una dura giornata di marcia lungo strade tortuose, raramente selciate e con accentuati dislivelli in prossimità dei passi.

Il primo a documentare le 80 tappe della Via Francigena, dall’Inghilterra verso il Soglio di Pietro, fu l’arcivescovo di Canterbury, Sigerico, che nel 950 si recò verso la Città Eterna per ricevere da papa Giovanni XV il pallio. Allora, la durezza del cammino, le avversità atmosferiche, il pericolo dei briganti e le malattie aumentavano la difficoltà dell’impresa, ma la fede, la determinazione e la voglia di arrivare sconfiggevano qualsiasi ostacolo.

A distanza di duemila anni, la via Romea si ripopola di torme di moderni pellegrini diretti nel cuore della cristianità: sicuramente molti di loro sosteranno nei centri più ricchi e generosi dell’Emilia Romagna.

Il cammino del cielo

La dispersione territoriale della Francigena, soprattutto in pianura, le fecero assumere i connotati di “strada-territorio” e solo in prossimità dei valichi alpini o dei corsi d’acqua i viandanti erano vincolati ad una pista obbligata.

Ancora oggi credenti e laici, tutti partono per compiere un “cammino” che non è mai solo fisico, ma anche e soprattutto personale. Delle 44 tappe italiane, fondamentali sono quelle di Pavia, capitale del Regno longobardo, Piacenza, nodo viario importantissimo, Fidenza, punto di snodo fra i percorsi di pianura e il valico di Monte Bardone, le città di Fornovo e di Berceto sul tratto appenninico.

Superato l’Appennino Tosco-emiliano e il Passo della Cisa, il percorso scendeva a Pontremoli e Luni, per poi prendere la direzione della costa e proseguire lungo vie di comunicazione più sicure, come l’Aurelia e le strade consolari del tramontato Impero Romano.

Non solo la fede, sono fonte di richiamo per i turisti anche le testimonianze artistiche lasciate in eredità dai tanti esteti che il Mondo c’invidia. Infatti, lungo il percorso che attraversa l’Emilia Romagna si incontrano espressioni artistiche e segni della devozione religiosa, fastose cattedrali rinascimentali e timidi monasteri romanici, imponenti siti archeologici o semplici e suggestive testimonianze del passato.

I borghi emiliani coronano la “strada territorio”

Il nostro itinerario, che attraversa le provincie di Piacenza e Parma, prende il via da Soprarivo (Super rivum), in corrispondenza del passaggio obbligato del Po, dove un piccolo porto al servizio di pellegrini e turisti è riconosciuto come Transitum Padi ufficiale. Qui l’arcivescovo di Canterbury attraversò il grande fiume nel 990 d.C. (su carte del 1140, 1187 e 1056 è riportata la “strata romea” passante “in eodem loco Kalendasco”).

Dopo un breve tratto sull’argine del Po, una serie di rettilinei su strade provinciali portano a Ponte Trebbia. Oltre il fiume una pista ciclopedonale conduce alle porte di Piacenza, dove i viandanti riposavano il corpo e curavano lo spirito nelle mansioni collocate in città.

Piacenza vanta attrattive di carattere storico-culturale insieme a peculiarità di tipo naturalistico. Una città la cui nascita e il cui sviluppo sono direttamente correlate alla presenza del più importante fiume d’Italia, che la colonia romana “Placentia” doveva proteggere dal pericolo gallico.

Il periodo storico più importante per la città emiliana fu senz’altro il Medioevo, quando in funzione di porto fluviale vide aumentare vertiginosamente il suo potere economico.

Di questo periodo si possono ammirare ancora il Palazzo del Comune, detto “il Gotico”, il Duomo, la Chiesa di San Savino e la Basilica di Sant’Antonino. Non vanno comunque dimenticate altre significative presenze risalenti ad epoche successive come i palazzi del Governatore e dei Mercanti, entrambi in Piazza Cavalli, e il celebre Palazzo Farnese, residenza ducale rinascimentale.

Piacenza, Piazza Cavalli e il Palazzo Gotico (©Shutterstock / AleMasche72)

Il più lungo corso d’acqua d’Italia vincolava il transito non solo di poveri e penitenti pellegrini, ma anche di ricchi e facoltosi mercanti, motivo per il quale i piacentini si specializzarono nel prestito del denaro e nelle attività bancarie.

Oltre alla città di Piacenza, sono numerose le bellezze che caratterizzano la zona, a partire proprio da quel fiume che ne ha condizionato la storia e lo sviluppo.

Oggi le rive del Po, che ancora conservano un inestimabile patrimonio di verde, sono meta di appassionati e turisti, grazie alla possibilità di percorrere itinerari di grande varietà e ricchezza.

Un originale e interessante modo per visitare una parte di fiume e il territorio limitrofo è per mezzo della motonave “Calpurnia” (che prende il nome dalla moglie di Giulio Cesare, discendente dalla famiglia piacentina dei Pisoni). Da Piacenza a San Nazzaro l’imbarcazione costeggia le splendide aree naturalistiche dell’Oasi De Pinedo, compresa nei territori di Caorso e Monticelli d’Ongina.

Il bello e il buono di Parma

Il nostro viaggio prosegue dal centro storico di Piacenza lungo via Scalabrini e ci si porta su una delle più importanti arterie della Via Francigena: la via Emilia.

Spettatrice di questo passaggio è stata anche la città di Parma che conserva tuttora i segni della sua vocazione all’accoglienza dei fedeli: la Cattedrale e il Battistero, insieme al Palazzo Vescovile, creano un angolo medioevale particolarmente interessante.

Passeggiando nella elegante città emiliana, si resta ammaliati dalle bellezze storiche: qui si trovano le testimonianze più copiose e significative dei suoi figli illustri o degli artisti che in essa operarono, da Benedetto Antelami al Parmigianino, da Verdi a Toscanini, da Stendhal a Proust.

Il suo centro storico è uno prezioso scrigno a cielo aperto capace di contenere preziosi monumenti e opere d’arte risalenti a diversi periodi storici. Meritano di essere visitati anche il Monastero di San Giovanni, con i suoi splendidi chiostri rinascimentali, e l’Antica Spezieria Benedettina.

Altri rilevanti monumenti sono la Madonna della Steccata, bella chiesa rinascimentale dove si possono ammirare altre opere del Parmigianino, e la Camera di San Paolo affrescata dal Correggio.

A breve distanza si trova il Palazzo della Pilotta, che ospita la Biblioteca Palatina, il Museo Archeologico Nazionale, il ligneo Teatro Farnese, uno dei più belli in Italia che, nel passato, fu di esempio per l’avanguardia della sua tecnologia, il Museo Bodoniano e la Galleria Nazionale, una delle più importanti gallerie d’arte e, infine, l’altro teatro di Parma: il neoclassico Teatro Regio che testimonia lo stretto legame che la città emiliana ha nei confronti della musica lirica.

Le bellezze di Parma continuano con lo spettacolare Palazzo Ducale e il suo omonimo parco, tipico esempio di giardino “alla francese”, con il Municipio e il Palazzo del Governatore, situati in Piazza Garibaldi, il Museo Lombardi che raccoglie reperti di Maria Luigia e Napoleone, la Pinacoteca Stuard, le chiese di Sant’Antonio, di San Sepolcro, dell’Annunciata e di Santa Maria del Quartiere, la casa natale di Arturo Toscanini, la Casa della Musica, il Castello dei Burattini, con la vasta e preziosa collezione dei Ferrari, l’Auditorium Paganini, e la Certosa di Paradigna, appena fuori città.

Non va trascurato il fatto che ci troviamo in una delle capitali gastronomiche italiane, soprattutto per i suoi prodotti simbolo: il prosciutto crudo e il Parmigiano Reggiano.

Insomma, Parma è una città perfetta: piacere per gli occhi e godimento per le papille gustative! Il risultato finale è un trionfo di piacere dei sensi.

Interno del Duomo di Parma (Ph Enrico Bottino)

Fiorenzuola d’Arda, stretta tra le terre di Busseto dove visse Giuseppe Verdi

La Via Francigena rappresentò per Parma e Piacenza un indispensabile strumento di crescita economica, demografica e urbana.

Oltre Piacenza, la via Francigena coincide da qui in poi con vari tratti della Via Emilia e attraversa Fiorenzuola d’Arda (2° tappa: Piacenza – Fiorenzuola – km 34), Fidenza (3° tappa: Fiorenzuola – Fidenza – km 22,3), Fornovo (4° tappa: Fidenza – Fornovo – km 34), Cassio (5° tappa: Fornovo – Cassio – km 21), Berceto e Passo della Cisa (6° tappa: Cassio – Passo della Cisa – km 19)

Da Piacenza la successiva sosta obbligata è Floricum, la trentasettesima tappa citata nel diario di Sigerico, oggi Fiorenzuola d’Arda, che offre servizi adeguati, ospitalità professionale ed interessanti iniziative culturali.

Il centro storico della capitale della Val d’Arda circoscrive la torre campanaria e la Chiesa parrocchiale di S. Fiorenzo: in epoca remota i campanili nascevano come torri d’avvistamento ed è quindi attorno ad essi che si sviluppava il borgo medievale. La Collegiata, il monumento più insigne della cittadina, è dedicata a San Fiorenzo, un celebre pellegrino che a Fiorenzuola restituì la vita ad una bambina, figlia di un nobile del luogo.

Percorrendo via Garibaldi si ammirano i principali edifici come Palazzo Mutti, il rinascimentale Palazzo Grossi, Palazzo Bertamini, il quattrocentesco Palazzo Ravizzi e Casa Bassanetti. Citiamo infine il Teatro Verdi, costruito nel 1847 ed inaugurato nel 1853 con l’esecuzione dell’opera “Attila”(manifestazioni verdiane si organizzano a Roncole di Busseto, paese dove nacque il grande compositore).

Chiaravalle della Colomba: silenzio e la preghiera

Nella pianura piacentina sorge l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, uno dei più interessanti complessi religiosi medievali dell’ordine dei cistercensi. Lo stemma dell’abbazia, dove compare una colomba che tiene nel becco un rametto, riflette una credenza popolare secondo la quale sarebbe stato il bianco volatile, simbolo della pace, ad indicare ai monaci il terreno dove sarebbe sorta la basilica e il monastero.

Leggende a parte, il vero fondatore della badia fu San Bernardo, abate di Clairvaux, che insieme ad altri monaci dell’abbazia di Citeaux (dove nacque l’Ordine cistercense) accettò le donazioni terriere del vescovo Arduino di Piacenza e dei signori del posto. Fu così che, attraverso una imponente opera di bonifica, canalizzazioni e “colmate”, San Bernardo e i suoi confratelli prosciugarono le terre paludose, realizzando un tipico esempio di azienda agraria dell’Alto Medioevo.

Dell’antico complesso monastico si possono ammirare la chiesa, la sagrestia che conserva alcune importanti reliquie e il suggestivo chiostro (© shutterstock / Marco Varro)

Seppure tra le navate non echeggino più gli inni sacri dei cistercensi, l’Infiorata del Corpus Domini offre al visitatore la possibilità di ammirare, a giugno, gli stupendi motivi eucaristici e sacri, disegnati dai monaci attraverso petali opportunamente disposti sul pavimento centrale della basilica.

Chiaravalle della Colomba è abitualmente visitata da turisti che, oltre ad ammirare la sacrestia, la basilica, il bellissimo chiostro, degustano anche i liquori ottenuti da antiche ricette tramandate dai primi monaci. Tisane, erbe medicinali ed aromatiche, profumi e miele, sono prodotti naturali, frutto del lavoro dei religiosi della badia.

Dopo l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba ad attendere il pellegrino che percorre la Francigena lungo l’alta pianura parmense è un altro edificio religioso di grande interesse storico ed artistico: il Duomo di Fidenza.

Fidenza, antico crocevia commerciale

Siamo quindi sulla riva destra dello Stirone, un importante crocevia commerciale che si sviluppò attorno alla Chiesa di San Donnino (fine XI, inizio XII secolo), pregevole esempio di romanico lombardo dedicato al Santo qui martirizzato e venerato.

“Simon apostolus eundi Roman Sanctus demonstrat hanc viam” (Il Santo Apostolo Simone mostra la via a coloro che vanno a Roma). Questa iscrizione del cartiglio della statua di S. Simone apostolo, posta in facciata nella Cattedrale di Fidenza, è la testimonianza dell’importanza del nodo cruciale costituito dal medievale Borgo S. Donnino nel tratto parmense della Via Francigena.

Il Duomo con la sua bellissima facciata, impreziosita da stupendi bassorilievi, sono opera della creatività di Benedetto Antelami, scultore e architetto di rilievo del tempo. Grazie al culto di San Donnino, la chiesa divenne tappa obbligatoria per i pellegrini in cammino verso Roma. Oltre al Duomo, meritano una visita attenta il Teatro G. Magnani, la Porta San Donnino, il Palazzo Comunale, la Chiesa di San Michele, il Palazzo delle Orsoline, il Museo dei Fossili dello Stirone e il Museo del Risorgimento Luigi Musini.

Da Fidenza il cammino si snoda, con un facile percorso di saliscendi, tra l’alta pianura e le prime colline che preannunciano l’Appennino, passando per luoghi storici che custodiscono preziose architetture religiose come la Pieve di Capriolo, S. Maria del Gisolo e il Santuario di Siccomonte. Il recente sviluppo urbanistico ha lambito solo in minima parte questi territori, agli occhi del moderno pellegrino il paesaggio appare pressoché incontaminato rispetto ai secoli precedenti.

Le verità del divino lungo la Val di Taro

Da Costamezzana a Fornovo di Taro il percorso è principalmente naturalistico, tra valli e crinali punteggiati da colture e casali, che passa sotto la mole secolare del Castello di Costamezzana e porta il viaggiatore ai piedi dell’Appennino, davanti alla Pieve romanica di Fornovo di Taro.

La Chiesa di Santa Maria Assunta, di origini antichissime, fu oggetto di più trasformazioni, a partire dalle sue origini, IX secolo, fino alle forme barocche dell’interno a tre navate (XVIII secolo) che vennero successivamente eliminate per restituirne lo stile romanico del XI secolo.

Fornovo, Chiesa di Santa Maria Assunta. Sulla destra della facciata è incastonata una lastra proveniente dall’ambone duecentesco, raffigurante un’ampia e dettagliata Scena dell’Inferno, con i dannati sottoposti alle terribili punizioni dei sette vizi capitali (©Shutterstock / Sarah2)

La pieve era una importante tappa della Via Francigena, come testimonia un bassorilievo raffigurante un pellegrino che indica la strada, insieme ad altre sculture duecentesche, come la condanna dell’avaro all’Inferno. L’opera più importante è rappresentata dall’odierno altare maggiore dove un gruppo marmoreo – di probabile scuola antelamica – riproduce alcune scene della persecuzione e del Martirio di Santa Margherita sotto l’imperatore Diocleziano.

Dal piccolo e affascinante borgo che sorge sulle colline della bassa Valle del Taro, comincia quella salita che porterà a superare l’Appennino, visitando la storia attraverso i borghi di Respiccio e Sivizzano, la millenaria Pieve di Bardone, Terenzo, giungendo alfine al borgo di Cassio tra boschi di querce, pinete e i “misteriosi” Salti del Diavolo. Il pellegrinaggio si traduce in una sequenza di immagini pregne di significato, pronte ad ogni tappa a catturare l’attenzione sulle verità del divino.

Ecco allora i pellegrini rappresentati in processione all’esterno del Duomo di Fornovo di Taro e della Pieve di Bardone, sorprenderci per forza espressiva e abilità scultorea, mentre dobbiamo fermarci quasi sbigottiti di fronte alla scena della psicostasia, ovvero la pesatura dell’anima, raffigurata sulla lunetta della Chiesa di San Biagio a Talignano.

Dall’ostello di Cassio, per un buon tratto si segue la Statale della Cisa, che qui coincide con la via Romea, per poi attraversare il borgo di Castellonchio, un antico “borgo-strada”, costruito ai due lati della Francigena con le case addossate le une alle altre per creare un corridoio riparato dalle intemperie.

Dopo i resti dell’Oratorio di San Gennesio s’incontra, e si segue l’antica strada selciata fiancheggiata da muretti a secco, la “Ripasanta”, che conduce a Berceto. Ad accoglierci in questo Comune che appartiene all’Associazione Borghi Autentici d’Italia è lo splendido Duomo d’epoca longobarda con i raffinati bassorilievi dei Santi Pietro e Paolo.

A Berceto, dalla piazza del Duomo si segue ancora la via Romea, lastricata e impreziosita da eleganti portali, si passa davanti al seminario, si attraversa la strada asfaltata e si prende la mulattiera che sale tra boschi, tratti selciati e muretti a secco fino alla località il Tugo e alle fonti di San Moderanno. Da qui è possibile fino al crinale e al Passo della Cisa.

Superato l’Appennino Tosco-emiliano il percorso scende a Pontremoli e Luni, per poi prendere la direzione della costa e proseguire lungo vie di comunicazione più sicure, come l’Aurelia e le strade consolari del tramontato Impero Romano.

 

La Via Francigena in Emilia Romagna: le tappe

1° tappa: Calendasco – Piacenza – km 11,3

2° tappa: Piacenza – Fiorenzuola – km 34

3° tappa: Fiorenzuola – Fidenza – km 22,3

4° tappa: Fidenza – Fornovo – km 34

5° tappa: Fornovo – Cassio – km 21

6° tappa: Cassio – Passo della Cisa – km 19

Testo di Enrico Bottino

 

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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