Via Francigena: tutte le tappe e quello che bisogna sapere | Trekking.it

Via Francigena: tutte le tappe e quello che bisogna sapere

Categorie: Italia, Reportage
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La Via Francigena: luogo d’incontro e di scambio tra civiltà diverse

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Nel 1994 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto all’antica direttrice storico-religiosa la dignità di “Itinerario Culturale Europeo”, al pari del Cammino di Santiago diretto alla tomba dell’apostolo Giacomo, difensore della cristianità.

Il percorso ufficiale della Via Francigena, fedele a quello narrato dall’Arcivescovo Sigerico nei suoi Diari, ha una lunghezza di 1.800 chilometri ed è articolato in 79 tappe, da Canterbury fino a Roma.

In Inghilterra si snoda lungo un breve tratto (27 Km circa), che va da Canterbury a Dover, che coincide con la North Downs Way. Dopo aver attraversato lo Stretto della Manica, il pellegrino approda in Francia, precisamente nel Nord-Pas-de-Calais. Le altre regioni francesi interessate dal percorso sono: la Champagne-Ardenne, la Picardie et la Franche-Comté. Lasciata alle spalle la Francia, la Via Francigena attraversa la Svizzera nei cantoni di Vaud e Valais. In Italia l’antica via attraversa sette regioni – Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Lazio – e 140 Comuni, per un totale di 45 tappe.

La strada era percorsa da mercanti e briganti in cerca di denaro, da crociati in cerca di gloria o, più semplicemente da uomini in cerca di se stessi. Il fascino della solitudine, la sensazione di straniamento, la devozione religiosa verso Dio, accompagnavano il devoto verso il cuore della Santità; i cristiani facevano del peregrinatio il simbolo della vita: “Gesù, cui sia pace, ha detto: il mondo è simile ad un ponte, tu passi su di esso ma non ci costruisci la tua casa”.

Particolare della facciata del Duomo di San Donnino di Fidenza, i cui bassorilievi raffigurano spesso pellegrini e vicende legate alla Via Francigena.

La Via Francigena in Italia

79 tappe complessive, 45 attraverso il nostro Paese, fondamentali sono quella del Colle del Gran San Bernardo, porta di accesso alle nostre Alpi, Pavia, capitale del Regno longobardo, Piacenza, nodo viario importantissimo, Fidenza, punto di snodo fra i percorsi di pianura e il valico di Monte Bardone, le città di Fornovo e di Berceto sul tratto appenninico.

Superato l’Appennino Tosco-Emiliano e il Passo della Cisa, il percorso scende a Pontremoli e Luni, per poi prendere la direzione della costa e proseguire lungo vie di comunicazione più sicure, come l’Aurelia e le strade consolari del tramontato Impero Romano. Sigerico tracciò la via, dopo di lui arrivarono mercanti, soldati o semplici pellegrini diretti nel cuore del Cattolicesimo.

Le tappe dell’antica strada medievale consentono oggi di conoscere, oltre a città turisticamente rinomate, anche paesi di provincia e piccoli borghi che tanto hanno fatto nella storia, nella crescita e nello sviluppo culturale. In questo Speciale vogliamo raccontare il territorio, valorizzare le bellezze naturali, descrivere i principali luoghi d’interesse artistico, culturale e religioso situati lungo le tappe della Via Francigena.

Lungo la Via Francigena si incontreranno espressioni artistiche e segni della devozione: fastose cattedrali rinascimentali e timidi monasteri romanici, imponenti siti archeologici o semplici e suggestive testimonianze del passato. Percorrendo le tante tappe del “Cammino del Cielo” si recupererà l’originario rapporto tra l’uomo, il tempo e lo spazio; proprio come in un vecchio “racconto di Canterbury”.

Via Francigena: le origini

La “Strata Francigenarum”, ovvero la “via percorsa da coloro che sono nati in Francia” era calcata, in realtà, da pellegrini provenienti da disparate località d’Europa e diretti a Roma per rendere omaggio alla tomba di San Pietro. L’homo viator e il movimento dello spirito!

La costruzione delle grandi vie di comunicazione che attraversavano l’Italia ebbe inizio con i romani; le strade consolari, municipali e vicinali tuttora esistenti sono lì a testimoniare la grande importanza raggiunta dalle vie di comunicazione nei secoli secondo e terzo d. C. Questi capolavori della ingegneria stradale, dopo la caduta dell’ Impero Romano, vennero gradatamente abbandonati divenendo nel Medioevo semplici mulattiere che non impedirono ai Longobardi di penetrare nel territorio nazionale.

La storia della Via Francigena, che dal Colle del Gran San Bernardo scendeva alla città di San Pietro, è legata proprio a questo popolo dalle lunghe barbe e dai capelli pendenti sulle spalle; provenienti in principio dalla Scandinavia vennero sospinti dagli Avari alla conquista dell’Italia.

A causa del numero esiguo e della disorganizzazione militare il popolo germanico non riuscì ad impossessarsi di tutta la penisola ma poté mantenere legati al regno di Pavia i ducati del centro-sud Italia grazie alla “Via del monte Bardone”. L’odierno Passo della Cisa offriva allora una direttrice sicura, al riparo dalle scorribande bizantine che mantenevano il controllo del litorale ligure, toscano e dei passi appenninici orientali.

Come tutti gli itinerari medievali la Francigena non era strettamente legata ad un unico tracciato, ma si diramava nel territorio con percorsi e varianti legate alla situazione politica del momento e ai rischi delle epidemie malariche che imperversavano in pianura.

La Francigena rappresenta un seducente invito al ritmo lento per poter apprezzare e gustare le meraviglie delle tante offerte ambientali, artistiche ed enogastronomiche che poche zone riescono ad esprimere come quella della campagna toscana (Ph Enrico Bottino)

La dispersione territoriale della Francigena, soprattutto in pianura, le fecero assumere i connotati di “strada-territorio” e solo in prossimità dei valichi alpini o dei corsi d’acqua i viandanti erano vincolati ad una pista obbligata. Si trattava comunque di strade tortuose, raramente selciate, con accentuati dislivelli in prossimità dei passi; niente a che vedere con l’invidiabile rete viaria dell’antica Roma.

L’assenza di un forte potere centrale e la frammentazione feudale impedirono l’utilizzo coordinato e la corretta manutenzione dei percorsi; prerogative che erano alla base delle esemplari vie consolari ed imperiali. Solo in età comunale, in sintonia con il movimento economico e demografico, la strada acquistò importanza al punto dall’essere inserita negli statuti comunali.

Da Pavia la strada raggiungeva Piacenza e Borgo San Donnino (oggi Fidenza) da dove, per la valle del Taro, deviava verso l’Appennino, ricalcando in parte l’attuale strada statale della Cisa.

In prossimità del VI Regio Bizantino la via abbandonava l’itinerario di una vecchia strada consolare e, seguendo l’asse vallivo dell’Elsa, confluiva a Siena che in età comunale godette di un grande sviluppo economico e culturale grazie proprio alla presenza della Via Francigena.

L’antica via medievale influenzò l’impianto urbano a stella a tre punte e, soprattutto, incrementò lo sviluppo commerciale, artistico e culturale della città del Palio. Proprio con il proposito di agevolare ed aumentare il transito dei mercanti, Siena impose nel Costituito del 1274 la costruzione di fonti lungo le direttrici viarie più importanti.

Attraversata la val d’Orcia, in prossimità del lago di Bolsena, la strada si congiungeva con la via Cassia. Caduto il Regno longobardo, l’arteria principale dell’Italia, diretta nel cuore del Cristianesimo, acquisirà grande importanza con i Carolingi.

Il mercante con la merce salda alla forte schiena dei muli accede alla città fortificata mentre il signore a cavallo, assistito dalla servitù, si dirige a caccia nell’aperta campagna. Fuori dalla cerchia merlata i contadini, intenti a zappare la terra, non prestano attenzione al pellegrino che si accinge, lungo la strada lastricata, a varcare la porta meridionale della città. Si tratta di un’immagine di vita quotidiana risalente a più di seicento anni fa custodita nella Sala della Pace del Palazzo Comunale di Siena; l’affresco “Effetti del Buon Governo in città e in campagna”, realizzato da Ambrogio Lorenzetti tra il 1338 e il 1340, riunisce tutti i fruitori della strada, dal nobile al colono, dal ricco mercante al pellegrino.

Via Francigena: la storia

La Tavola Peutingeriana è una pergamena lunga quasi sette metri e larga trenta centimetri dove è figurato il mondo antico dall’Occidente alle foci del Gange. Nell’antico documento Roma è individuata da un circolo incoronato mentre i municipi romani sono rappresentati da piccole case e mura turrite.

La sede del papato oltreché nella Tavola Peutingeriana compare anche nel diario di Sigerico, redatto nel ‘900 e conservato oggi al British Museum di Londra. Il documento menziona le settantanove “submansiones de Roma usque ad mare” toccate dall’arcivescovo Sigerico nel viaggio di ritorno alla sede episcopale di Canterbury.

Nonostante il resoconto sia carente di notizie si può tracciare con certezza l’originale percorso della via Romea (tutte le vie che conducevano a Roma erano dette “Romee”, in particolare la strada da Canterbury a Roma prendeva il nome di Francigena).

Dopo Sigerico hanno fatto seguito altri diari più minuziosi come quello di Nikulas di Munkathvera che intraprese, tra il 1151 e il 1154, il lungo viaggio che lo condusse dapprima a Roma e poi in Terrasanta. L’abate del monastero di Thingor, della lontana Islanda, apportò meticolosamente le tappe, i tempi di percorrenza, le notizie relative ai luoghi visitati (locande, ospedali, chiese, sedi episcopali, ecc. ).

Nel 1191 fu la volta del re di Francia Filippo II Augusto di ritorno dalla terza crociata e nel 1254 di Eudes Rigaud, arcivescovo di Ruen. Il detto “tutte le strade portano a Roma” appare oggi più veritiero che mai.

Via di commercio e di cultura

Una prerogativa dei Giubilei, oltre alle sacre indulgenze elargite dalla Chiesa, era quella di marciare di pari passo con lo sviluppo commerciale e culturale. Forse è anche per questo che, dopo il primo Anno Santo (indetto nel 1300 da papa Bonifacio VIII con la bolla Antiquorum habet digna fida relatio), ne seguirono altri, con intervalli sempre più brevi, finchè nel 1470 papa Paolo II stabilì che l’apertura della Porta Santa delle Basiliche di S. Pietro, S. Paolo, S. Giovanni e S. Maria Maggiore doveva avvenire ogni 25 anni, alla vigilia di Natale.

L’Ospedale, luogo di assistenza spirituale e materiale del prossimo

A distanza di un giorno di marcia i pellegrini, al sopraggiungere della sera, potevano contare sull’assistenza spirituale e materiale degli ospedali. Il nome non deve trarre in inganno: l’hospitia (dal latino “hospes”, cioè ospite), non era un luogo di cura, ma un opera di misericordia simile ai monasteri, dove le persone trovavano asilo in ampie sale con più giacigli e un altare dove poter pregare.

Si trattava di ospizi gestiti gratuitamente e a scopo assistenziale da ordini religiosi come i Gerosolimitani, i Templari e i frati dell’Ordine di Tau; solo in un secondo tempo a queste strutture modeste si affiancarono locande e costruzioni equiparabili ai nostri alberghi, di cui nè usufruivano soprattutto ricchi mercanti, banchieri ed ecclesiastici di passaggio.

Nel 1262 a San Gimignano si contavano ben nove “hospitatores qui tenent hospitia”, a Siena e Lucca erano ancora più numerosi. Tra i più importanti ospizi ricordiamo l’Ospedale di Santa Maria della Scala di Sienau, l’Ospedale di Altopascio, vicino a Lucca, e l’Ospedale del Gran San Bernardo, il valico alpino maggiormente percorso nel Medioevo, notissimo per la razza canina omonima che soccorreva i viandanti sorpresi dalle bufere di neve.

I rintocchi della “Smarrita”

Chi si smarriva nelle paludi di Bientina e di Fucecchio poteva contare sulle indicazioni della “Smarrita” che al sopraggiungere del crepuscolo, suonava per un’ora di seguito. I rintocchi della grande campana guidavano il viandante al “Domus hospitalis Sanctis Jacobi de Altopassu, il celebre ospizio fatto realizzare dalla contessa Matilda, della quale è noto l’impegno a sostegno del clero riformatore.

L’attraversamento dei ponti

Oltre ai terreni prossimi alle paludi era faticoso ed oneroso attraversare anche i grandi corsi d’acqua come il Po e l’Arno; la furia delle acque dei quest’ultimo non risparmiava i ponti medievali che poggiavano su sponde precarie ed insicure.

Per innalzare nuovamente le arcate si poteva patteggiare l’anima con il diavolo oppure salvarla grazie alle speciali indulgenze che la Chiesa beneficiava per chi si impegnava nella ricostruzione e manutenzione dei ponti. L’ordine ospedaliero dei frati del Tau di Altopascio (o cavalieri di San Giacomo) si distinse proprio nella costruzione di ponti e chiatte.

Ghino di Tacco

Un’altro tratto della Via Francigena di difficile percorrenza era il passo nei pressi di Radicofani; in questo caso il pellegrino come il mercante non doveva stare all’erta dalle forze della natura bensì a un noto brigante di nome Ghino di Tacco.

Il pellegrino compie un percorso nella storia e un cammino alla scoperta di se stesso: alla fine nulla sarà più come prima, unica sarà l’emozione provata lungo la Via Francigena.

I simboli del pellegrinaggio

Il pellegrino affrontava il lungo viaggio verso il sepolcro di San Pietro portando con se l’essenziale: i calzari, un ruvido mantello chiamato “sanrocchino” ( “schiavina” o anche “pellegrina”), il “petaso” (un copricapo a larghe tese legato sotto al mento), ilbordone (un solido e nodoso bastone con punta ferrata, divenuto simbolo del viaggiare a piedi) e la scarsella (una borsa di pelle gettata sulle spalle).

Il fedele, povero e penitente, portava sull’abito, solennemente benedetto, i simboli del movimento dello spirito: la “conchiglia” se si era recato in preghiera sulle reliquie di San Giacomo di Santiago di Compostela, la “palma” se aveva affrontato il viaggio più lungo, al Santo Sepolcro in Terrasanta.

Emblema del pellegrinaggio a Roma erano gli “scapolari”, strisce di panno aperte al centro per lasciare passare la testa e pendenti al petto e sulla schiena; le “pazienze” piccoli quadrati di stoffa benedetta sistemati al petto e sulla schiena; i “quadrangulae”, piccoli rilievi di piombo che recavano impressi i santi Pietro e Paolo.

Altre figure che testimoniavano il viaggio all’altera Jerusalem erano le chiavi decussate sormontate dal Triregno, il Crocifisso o il Sudario della Veronica.

Quest’ultima, simile alla Sacra Sindone, divenne un’importante immagine di venerazione, motivo che indusse gli ecclesiastici di Roma a trasferirla dall’oratorio di Santa Maria “al Presepe” alla Basilica di San Pietro. Anche il Volto Santo, considerato la vera effigie del Crocifisso, era una importante reliquia cristiana custodita a Lucca dopo essere stata miracolosamente rinvenuta a Luni (tappa ligure della Francigena).

Est!! Est!! Est!!

Percorrere i Cammini del Lazio significa anche scoprire i vini regionali. Fra i tanti ce n’è uno il cui nome è leggenda: il bianco DOC Est!! Est!! Est!! di Montefiascone. Si narra, infatti, che il vescovo Johannes Defuk, in viaggio verso Roma nel 1111, si facesse precedere da un coppiere addetto alla ricerca dei vini migliori.

Ad ogni incontro con un vino degno del vescovo, il servo “griffava” la porta della cantina con quello che è forse il primo marchio di qualità della storia: “Est”, ovvero: “C’è”. Tale fu l’entusiasmo per il bianco di Montefiascone che lì il messo lascò un triplo “Est” con tanto di punti esclamativi: Est!! Est!! Est!!

  • La bisaccia del pellegrino

Lanciato alla ribalta internazionale in occasione di Expo 2015, “La bisaccia del pellegrino” è il marchio che identifica le specialità alimentari tradizionali che posseggono quelle caratteristiche indispensabili del cibo per chi cammina quali: produzione tipica locale, adeguatezza al consumo degli escursionisti, leggerezza, conservabilità, naturalità, alto valore energetico e ottime caratteristiche sensoriali. Per saperne di più visitate il sito: www.bisaccia.viefrancigene.org

Dove dormire lungo la Francigena

Gli ospizi medievali offrivano un buon giaciglio per un arcivescovo quale era Sigerico, ma indubbiamente l’ottima ricettività alberghiera ed agrituristica è quanto di meglio potrebbe desiderare il “pellegrino moderno”.

Bisogna ricordare che lungo il percorso della Via Francigena sono disponibili sia strutture di accoglienza “pellegrina” a basso costo (strutture religiose, ostelli, foresterie), sia strutture di accoglienza “turistica” (alberghi, B&B, agriturismo, ecc.). Quasi tutte le strutture di accoglienza pellegrina sono riservate ai viandanti muniti di credenziale, che è quindi un documento indispensabile per chi vuole affrontare il cammino.

Le strutture ricettive, alcune, si possono trovare anche tramite i siti più famosi legati alla ricettività. Ne riportiamo alcuni qui sotto:

www.tripadvisor.it
www.booking.com
www.trivago.it

In cammino lungo la Francigena nell’ariosa campagna

Via Francigena: Le tappe

L’itinerario di fede indubbiamente più noto è la Via Francigena, l’immenso tracciato medievale che univa le più importanti mete religiose di allora, Santiago de Campostela, Roma e Gerusalemme.

Ma più che una singola via, la Francigena si potrebbe definire un sistema interconnesso di strade, in grado di presentare numerose alternative e itinerari minori, tutti validi accessi al percorso principale.

Davvero elevato poi, è il numero di tracciati che conducono a cappelle, santuari, monasteri, ospitali sorti proprio per ospitare i pellegrini in viaggio, oppure luoghi sacri nascosti tra le grotte e le montagne, testimoni del tempo, parte della nostra storia, ma anche custodi di preziosi gioielli architettonici e artistici.

Questo immenso patrimonio culturale rappresenta un’opportunità straordinaria per il settore dell’escursionismo che ha a disposizione, passo dopo passo, un’intera rete sentieristica da riscoprire, rivivere e salvaguardare.

Il percorso oggi riconosciuto ufficialmente dal Consiglio d’Europa come itinerario della Via Francigena, ricalca le tappe indicate nel memoriale lasciato da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, a ricordo del pellegrinaggio da lui compiuto alla fine del X secolo.

 

1ª TAPPA IN VAL D’AOSTA

  • Gran San Bernardo
  • Echevennoz

Lunghezza del percorso: km 14,9
Tempo di percorrenza: 4 ore

La Valle d’Aosta è attraversata dal primo tratto italiano della Via Francigena, un lungo itinerario tra valli, montagne, declivi e vigneti che si può dividere in tre parti principali: il primo tratto va dai 2450 metri del Gran San Bernardo ai 580 di Aosta, per un totale di 26 chilometri e 1870 metri di dislivello.

Il secondo tratto, invece, parte dal capoluogo di regione per giungere a Saint-Vincent (590 m), cioè 30 chilometri con un dislivello di 450 metri.

Chiude la tratta che porta da Saint-Vincent a Pont-Saint-Martin (345 m), per complessivi 32 chilometri e 245 metri di dislivello. In totale, 88 chilometri di Via Francigena, ricchi di storia, tracce di fede, natura, luoghi e atmosfere indimenticabili, velati da un misticismo che sa di antico.

Il primo territorio che il moderno pellegrino incontra entrando in Valle d’Aosta, è caratterizzato da luoghi selvaggi e montuosi, dominati dai ghiacciai, dagli immensi boschi di abete rosso, larice, pino cembro e di latifoglia, con i declivi tappezzati da botton d’oro, rododendro, stella alpina, genziana e viola.

Un universo verde abitato da cervi, caprioli, camosci, stambecchi, ermellini, lepri, scoiattoli, linci e volpi, dominato dalle moli del Grand Combin, della Dent d’Hérens e della Becca di Luseney.

Valicando il Colle del Gran San Bernardo, il benvenuto è dato dal famoso ospizio, tutt’ora abitato da monaci agostiniani, fatto costruire nell’XI secolo da San Bernardo e ampliato nei secoli, rinomato anche per il suo allevamento di cani San Bernardo.

2ª TAPPA: Da Echevennoz ad Aosta

  • Echevennoz
  • Aosta

Lunghezza del percorso: km 13,6
Tempo di percorrenza: 3.30 ore

Da Rue de Mont Velan, raggiunta frazione Chez-Les-Blancs si segue un tratto molto bello nella penombra del bosco; Gignod, Chez-Courtil e Grand  Signayes accompagnano i nostri passi, toccando edicole votive e suggestivi luoghi di fede, come la cappella di Signayes e l’ex cappella di Montcenis, fino ad entrare in Aosta, avamposto romano verso le importanti direttrici commerciali del nord. La cittadina fu edificata intorno al 25 a.C. per volere dell’imperatore Augusto, da cui l’antico nome di Augusta Praetoria.

La città che, intorno all’anno Mille, i pellegrini in viaggio conobbero, è quella romana e medioevale, di cui restano tracce significative e importanti nel tessuto urbano attuale.

Di sicuro impatto, ora come un tempo, doveva essere l’imponente Arco Onorario di Augusto, eretto tra il 25 e il 23 a.C. per celebrare la vittoria sui Salassi, gli antichi abitanti della regione, conosciuto nel 1112 con il nome di Fornix Augustae, più volte restaurato e modificato sino all’intervento più recente, quello del 1913-14.

La Cattedrale di Notre-Dame, invece, affonda le sue origini nel III-IV secolo d.C., con successive modifiche a partire dall’XI secolo.

Dell’imponente edificio, la cripta medioevale, il Museo del Tesoro, in cui è conservata la cassa reliquiaria di San Grato, patrono della diocesi valdostana e del capoluogo, nonché il coro con i suoi mosaici e l’antico piano di calpestio nel sottosuolo della chiesa, emanano ancora un fascino indiscusso.

Lo stesso che si avverte visitando il Ponte Romano, la Casa di Sant’Anselmo, il complesso monumentale di Sant’Orso, la Basilica Paleocristiana, la Torre del Balivo, i resti dell’Anfiteatro Romano, il Foro Romano, senza contare le numerose torri e i campanili disseminati per tutta la città.

Punti di transito obbligati per i pellegrini erano la Porta Praetoria, per chi giungeva da Oriente, la Porta Principale Sinistra, che immetteva sulla Via delle Gallie verso il Gran San Bernardo, e la Porta Decumana che dava accesso alla via per il Piccolo San Bernardo.

Il monumento che, però, simboleggia al meglio Aosta, è di sicuro il Teatro Romano che custodisce in sé 2000 anni di storia locale. Con un proscenio di 45 metri per 7, del teatro, che poteva ospitare sino a 4000 spettatori, resta ancora parte della colossale facciata, con un settore alto 22 metri e recante quattro grandi ordini di contrafforti.

Restaurato tra il 1933 e il 1941, nel Medioevo doveva apparire ai pellegrini come un grosso agglomerato di edifici diversi, visto che per secoli perse la sua funzione originale di area per lo spettacolo.

3ª TAPPA: Da Aosta a Châtillon

  • Aosta, cattedrale
  • Châtillon, chiesa Parrocchiale

Lunghezza del percorso: km 27,7
Tempo di percorrenza: 8 ore

Ad Aosta, il percorso di Sigerico parte da Piazza Emile Chanoux, e passa per Via Porta Pretoria, Via Sant’Anselmo, quartiere di Sant’Orso, Arco di Augusto, ponte sul Torrente Buthier, Via Ponte Romano, Ponte di Pietra, e da qui si procede attraverso Via Monte Zerbion, Via Roma, Via Lino Vaccari e Ospedale Beauregard e, usciti dall’abitato di Aosta, ci si avvia verso Saint-Christophe. In realtà, da questo punto in poi, la Via Francigena segue il tracciato in costa dello Chemin des Vignobles, il percorso che tocca alcune delle località più famose della Valle d’Aosta agricola, dove la produzione del vino è di casa da secoli, grazie ai terrazzamenti coltivati e alle numerose aziende vitivinicole che producono eccellenti vini D.O.C..

Da Saint-Christophe, si procede in direzione Quart, dove si trova il celebre castello del XII secolo, e poi verso Nus e Fénis, località anch’esse famose per i castelli, strutture che ben testimoniano di un passato in cui la regione fu crocevia di importanti traffici lungo fondamentali direttrici commerciali che portavano oltre confine, in Francia e in Svizzera.

Nus e Fénis sono gli ultimi comuni della Comunità Montana Mont Emilius coinvolti nel cammino della Francigena, in un suggestivo contesto naturale dominato da vigne, terrazzamenti e dall’orizzonte su cui si staglia proprio il Mont Emilius. Un colosso al centro della regione, contornato da pascoli, boschi, torrenti e laghetti, uno dei punti più famosi della Vallée, un belvedere panoramico unico nel suo genere, da dove poter ammirare in tutta tranquillità il multiforme paesaggio sottostante.

Dopo aver seguito il corso dei ru Prevot e ru de Chetoz, e riprendendo il percorso della Francigena da Nus presso il ponte sul Torrente Saint-Barthélemy, si prosegue passando per le frazioni Plantayes, Messigné, Rovarey, Ronchette, si costeggia la Chiesa di Diémoz a Verrayes e in seguito ci si dirige a Cretaz. Da qui a Granjeon la via è breve e conduce in discesa sino a Chambave, oltrepassato il quale bisogna seguire lo Chemin du Muscat che costeggia il ru de Chandianaz sino a monte dell’abitato di Breil, che va poi abbandonato per guadagnare Châtillon.

In questi luoghi si raccolgono mete tra le più caratteristiche del percorso dei pellegrini: tra queste, la Cappella di Saint-Evence a Saint-Denis e le Chiese Parrocchiali di San Pietro a Châtillon e di San Vincenzo a Saint-Vincent, splendide mete turistiche al pari dei maestosi castelli che sorgono qua e là a movimentare l’orizzonte vallivo.

4ª TAPPA

  • Châtillon, chiesa Parrocchiale
  • Verrès

Lunghezza del percorso: km 19
Tempo di percorrenza: 6 ore

Riprendendo il cammino della Francigena da Saint-Vincent, ai piedi del Monte Zerbion, la valle si piega verso sud, e la località che bisogna raggiungere è Montjovet, per poi camminare lungo il perimetro dello spettacolare Castello di Saint-Germain: oltre questo punto si passerà lungo un tratto dell’Antica Via delle Gallie che mostra ancora tracce del suo selciato in pietra. Sarà poi la splendida Dora Baltea, che scorre in seno alla Comunità Montana, a farci da guida, portandoci a Champdepraz e Issogne.

Qui troviamo il Castello che fu voluto da Giorgio di Challant alla fine del 400 come palazzo residenziale. Nel cortile si trova la famosa fontana del melograno in ferro battuto (XVI sec.) e, sotto il porticato, sette lunette affrescate con curiose scene di vita popolare del tempo.

Una deviazione ci conduce nel Comune di Verrès dove si può ammirare il complesso architettonico della Prevostura di Saint-Gilles, sulla sponda destra dell’Evançon, in quasi perfetta simmetria col Castello medievale, situato in alto sulla riva opposta, possente mole cubica e ritenuto uno dei più rilevanti esempi europei di fortezza militare tardogotica.

Da qui, si costeggia poi ancora la Dora Baltea per seguitare il cammino sino ad Arnad che conserva importanti testimonianze del passaggio dei pellegrini.
Ad Arnad, infatti, la romanica Parrocchiale di San Martino ha ancora ai giorni nostri un fascino indiscutibile che riporta a secoli di fede e guerre.

5ª TAPPA: Da Verrés  a Port St. Martin

  • Verrès, stazione ferroviaria
  • Pont St. Martin, chiesa Parrocchiale

Lunghezza del percorso: km 14,8
Tempo di percorrenza: 4 ore

Siamo ormai al confine tra Valle d’Aosta e Piemonte, nel punto preciso in cui la Via Francigena abbandona la Vallée per proseguire il suo cammino in Piemonte. Un territorio che si estende dalle vallate di Gressoney e di Champorcher, note anche come Valle del Lys e dell’Ayasse dai nomi dei torrenti che le solcano, sino alla valle della Dora Baltea, dalla chiusa di Bard alla spianata di Pont-Saint-Martin.

Un lembo di valle, inoltre, che conserva picchi diversi di altitudine, dai 345 m.s.l.m di Pont-Saint-Martin ai titanici 4634 metri del Monte Rosa. Nella Comunità Mont Rose, la Via Francigena passa per Hone, Bard, dove fa bella mostra di se l’omonimo castello, fino ad arrivare a Donnas.

Proprio il Castello di Bard, risalente all’XI secolo e divenuto con il tempo una inespugnabile fortezza militare, distrutto nel 1800 da Napoleone e ricostruito nel 1838, rappresenta uno dei fortilizi più suggestivi.

Giunti a Donnas si camminerà, ancora una volta, su un tratto dell’Antica Via delle Gallie, e si ammireranno gli enormi terrazzamenti adibiti a vigneti. Da Donnas a Pont-Saint-Martin il percorso è breve, e ci porta a scoprire l’antico ponte romano sul Torrente Lys, esempio eccezionale dell’ingegneria del tempo (I secolo a.C.).

Pont-Saint-Martin chiude così il percorso che era iniziato centinaia di chilometri più in su, al di là di montagne, fiumi, torrenti, là dove l’ospizio del Colle del Gran San Bernardo ricorda ai viandanti del Terzo Millennio le dure fatiche dei pellegrini medioevali, in cerca di espiazione nel lungo viaggio.

6ª TAPPA: Da Pont St. Martin a Ivrea

  • Pont St. Martin, chiesa Parrocchiale
  • Ivrea, Duomo

Lunghezza del percorso: km 21,5
Tempo di percorrenza: 5.30 ore

 

7ª TAPPA

  • Ivrea, Duomo
  • Viverone, chiesa di San Rocco

Lunghezza del percorso: km 20,1
Tempo di percorrenza: 5 ore

 

8ª TAPPA

  • Viverone, chiesa di San Rocco
  • Santhià, Collegiata

Lunghezza del percorso: km 16,7
Tempo di percorrenza: 4 ore

 

9ª TAPPA

  • Santhià, Collegiata
  • Vercelli, Piazza Cavour

Lunghezza del percorso: km 26,8
Tempo di percorrenza: 6.40 ore

10ª TAPPA

  • Vercelli, Piazza Cavour
  • Robbio, Chiesa di San Pietro

Lunghezza del percorso: km 18,6
Tempo di percorrenza: 4.30 ore

La prima parte della tappa si sviluppa lungo l’argine del Sesia, tra pioppeti e risaie. Notevoli gli spunti di interesse storico-architettonico a Vercelli e Robbio, al di fuori dei centri abitati non è possibile rifornirsi d’acqua.

 

11ª TAPPA

  • Robbio, Chiesa di San Pietro
  • Mortara, stazione ferroviaria

Lunghezza del percorso: km 14,3
Tempo di percorrenza: 3.30 ore

Tappa molto breve che, attraversando la piatta campagna della Lomellina, ci conduce su larghe strade sterrate nella prima parte e su tratturi erbosi nella zona di Madonna del Campo.

12ª TAPPA

  • Mortara, stazione ferroviaria
  • Garlasco, Chiesa di S. Maria Assunta

Lunghezza del percorso: km 20,7
Tempo di percorrenza: 5.30 ore

Appena lasciata Mortara incontriamo l’abbazia di Sant’Albino fondata nel V sec. e successivamente rimaneggiata, ora punto tappa per i pellegrini che transitano da Mortara…

 

13ª TAPPA

  • Garlasco, Chiesa di S. Maria Assunta
  • Pavia, centro storico

Lunghezza del percorso: km 25,5
Tempo di percorrenza: 6.30 ore

Si cammina attraverso le morbide campagne pavesi, irrigate dai numerosi canali e interrotte da casolari e macchie d’alberi tipiche del Parco del Ticino.

14ª TAPPA

  • Pavia, centro storico
  • Santa Cristina

Lunghezza del percorso: km 28
Tempo di percorrenza: 7 ore

Lungo il Basso Pavese s’incontrano i caratteristici terrazzi fluviali e luoghi religiosi come la maestosa facciata di S. Michele a Pavia e la piccola chiesa di S. Giacomo.

 

15ª TAPPA

  • Santa Cristina
  • Orio Litta, Grangia Benedettina

Lunghezza del percorso: km 16,1
Tempo di percorrenza: 4.15 ore

Si cammina tra i vigneti della collina di S. Colombano, sotto l’attenta guardia dell’imponente mole del Castello di Chignolo Po, attraversando
il Lodigiano tra le risaie fino a Orio Litta, regalandoci splendide viste.

 

16ª TAPPA

  • Orio Litta, Grangia Benedettina
  • Piacenza, Chiesa di S. Antonino

Lunghezza del percorso: km 22,1
Tempo di percorrenza: 5.30 ore

Lasciata Orio Litta si giunge in breve al Guado di Sigerico, il “Transitum Padi”, dove si traghetta con un piccolo battello che ridiscende la corrente per circa tre chilometri fino ad attraccare sulla sponda emiliana all’altezza della località Soprarivo e della Caupona Sigerico. Dopo un breve tratto sull’argine del Po, una serie di rettilinei su strade provinciali ci portano a Ponte Trebbia. Oltre il fiume una corsia ciclopedonale conduce alle porte di Piacenza. Prestare molta attenzione nell’accedere alla SS Emilia Pavese a Ponte Trebbia e al tratto di provinciale tra Calendasco e Incrociata.

17ª TAPPA

  • Piacenza, Chiesa di S. Antonino
  • Fiorenzuola d’Arda

Lunghezza del percorso: km 31,6
Tempo di percorrenza: 8.30 ore

Gli itinerari medievali percorsi dai pellegrini confluivano a Piacenza in corrispondenza del passaggio obbligato del Po. Attraversato l’ampio letto del fiume, grazie a fortunose ed “onerose” chiatte, i viandanti riposavano il corpo e curavano la spirito nelle mansioni collocate in città. Il più lungo corso d’acqua d’Italia vincolava il transito non solo di poveri e penitenti pellegrini, ma anche di ricchi e facoltosi mercanti, motivo per il quale i piacentini si specializzarono nel prestito del denaro e nelle attività bancarie. La Via Francigena rappresentò quindi per Piacenza, come anche per Siena e San Gimignano, un’indispensabile strumento di crescita economica, demografica e urbana.

 

18ª TAPPA

  • Fiorenzuola
  • Fidenza, Duomo

Lunghezza del percorso: km 22,3
Tempo di percorrenza: 5.30 ore

Lungo il percorso le numerose pievi e ospedali, fondamentali per il ricovero e l’assistenza ai pellegrini, intitolate frequentemente a santi “romei”: Santa Margherita, San Nicola, San Giacomo, San Michele, San Genesio, San Martino e Sant’Ilario.

Una via percorsa da truppe militari, mercanti, ma soprattutto da pellegrini. Il viaggio per il fedele aveva scopo di penitenza, per la Chiesa, invece, era un mezzo di promozione della dottrina ortodossa.

19ª TAPPA

  • Fidenza, Duomo
  • Fornovo, Duomo

Lunghezza del percorso: km 34
Tempo di percorrenza: 8.30 ore

Nell’itinerario dalla Pieve di Collecchio, passando per quelle di Talignano, Fornovo, Terenzo, Bardone Cassio, fino al Duomo di Berceto, il pellegrinaggio si traduce in una sequenza di immagini pregne di significato, pronte ad ogni tappa a catturare l’attenzione sulle verità del divino.

Ecco i pellegrini rappresentati in processione all’esterno del Duomo di Fornovo e della Pieve di Bardone, sorprenderci per forza espressiva e abilità scultorea, mentre dobbiamo fermarci quasi sbigottiti di fronte alla scena della psicostasia, ovvero la pesatura dell’anima, raffigurata sulla lunetta della Chiesa di San Biagio a Talignano.

A queste tappe urbane ricche di tesori d’arte e di storia, la Via Francigena alterna lunghi tratti in territorio non antropizzato, toccando Riserve naturali di pregio, quali il Parco Regionale Boschi di Carrega e il Parco Regionale Fluviale del Taro.

Spesso il percorso sale di quota, offrendo scenari mozzafiato come il massiccio ofiolitico della Riserva Naturale Orientata del Monte Prinzera, le balze rocciose dei Salti del Diavolo, i panorami del Parco Regionale di Crinale Alta Val Parma e Cedra

20ª TAPPA

  • Fornovo, Duomo
  • Cassio, Ostello

Lunghezza del percorso: km 20,9
Tempo di percorrenza: 5.30 ore

Dalla località Caselle si raggiunge Respiccio. Superato con prudenza il torrente Sporzana, si arriva a Sivizzano.

Una mulattiera porta al guado del rio della Corona, fino a raggiungere l’incrocio con l’antica strada dei Cavallari che conduce a Bardone. Un altro breve tratto di mulattiera, seguito da 2 km di asfalto terminano a Terenzo.

Attraversato il borgo di Terenzo, il percorso risale la china del monte per poi scendere a Casola Castello, sul crinale tra Val Baganza e Val Taro. Splendido il castello di Ravarano. Un sentiero conduce attraverso i dirupi di Malacosta verso un punto panoramico da cui è possibile scorgere i Salti del Diavolo, guglie rocciose di conglomerato, nei pressi di Cassio.

 

21ª TAPPA

  • Cassio, Ostello
  • Passo della Cisa

Lunghezza del percorso: km 19,2
Tempo di percorrenza: 5.30 ore

Da Cassio si segue la Ss.62 per un panoramico tratto di cresta, prima di deviare su un’antica mulattiera che conduce a Castellonchio. Una strada lastricata esce dall’antico borgo e conduce nel bosco fino ad un traliccio; da qui si prosegue lungo l’antica e ben conservata mulattiera diretta a Berceto.

Seguendo la Via Romea si attraversa il borgo di Berceto e si raggiunge la strada per Valbona. Dalla loc. Tugo si arriva sulla statale della Cisa.

Attraversata, si incontra il sentiero CAI 733 che conduce al monte Valoria per boschi di faggio. Raggiunto il prato sommitale si devia sul sentiero CAI 00 (edicola) fino a raggiungere il valico del Passo della Cisa.

22ª TAPPA

  • Passo della Cisa
  • Pontremoli, Piazza della Repubblica

Lunghezza del percorso: km 19,30
Tempo di percorrenza: 5.30 ore

 

Dal Passo della Cisa si sale verso la piccola Chiesa della Madonna della Guardia, si prosegue nella penombra del bosco, alternando sentieri a mulattiere. L’occhio fugge verso la Lunigiana, la Valdantena e il Groppo del Vescovo.

Cavezzana si prende a sinistra la traccia verso Groppoli di Valdantena. Dopo Previdè si attraversa il ponte medioevale sul Magra, presso Groppodalosio, segue Casalina e Toplecca di Sopra; al Passo della Crocetta si scende ad Arzengio lungo le 14 stazioni della Via Crucis, attraversato il borgo, dopo un breve tratto di strada asfaltata si prende a destra una sterrata che perde quota fino al vecchio ospedale di Sant’Antonio, superando il Magra lungo un antico ponte. Pontremoli è ormai vicina. 

23ª TAPPA

  • Pontremoli, Piazza della Repubblica
  • Aulla, Abbazia di S. Caprasio

Lunghezza del percorso: km 32,3
Tempo di percorrenza: 8.30 ore

Poco oltre Pontremoli, a Sorano di Filattiera, dove la valle prende spazio e verrebbe quasi da chiamarla pianura, s’impone solenne la mole della Pieve di Santo Stefano, altro gioiello che la Francigena ci ha lasciato in eredità.

Ancor più impressionanti sono le mura che s’incontrano a valle, presso Villafranca, snodo strategico lungo la Francigena. Nel vederli oggi quei ruderi, coperti d’edera in cima a uno scoglio, sembrano meritarsi pienamente il sinistro nome di Malnido.

Forse a ridurli così sono state le maledizioni di generazioni di viandanti, costretti presso questa gola senza vie di scampo a pagar dazio ai Malaspina, quando andava bene, oppure a scegliere fra la borsa e la vita davanti al ferro affilato di briganti e grassatori d’ogni sorta, che i maligni dicevano essere comunque al soldo dei signori dello Spino Secco…

Non furono però solo “stecchi con tosco” a germogliare dalla pianta dei Malaspina: quello che per taluni fu il malnido di Villafranca, per altri fu uno dei più importanti centri italiani della raffinata cultura cortese e non ci sarebbe davvero nulla da stupirsi se, fra le mura oggi diroccate, avesse davvero un tempo soggiornato il Sommo Poeta, traendo ispirazione per quei versi dell’Inferno dove si evoca il “vapor di Val di Magra”.

Così come il Magra, scendendo verso il mare, s’ingrossa accogliendo le acque dei suoi affluenti appenninici, allo stesso modo il fiume dei pellegrini sulla Francigena cresceva raccogliendo quelli che venivano dal parmense attraverso il Passo del Lagastello o da Reggio Emilia transitando per l’Ospedalaccio e Tea, nei pressi degli odierni passi del Cerreto e dei Carpinelli.

Aulla, per secoli cinta di mura e arroccata attorno all’abbazia di San Caprasio, in assoluto uno dei più antichi punti di sosta lungo la Francigena, era il punto dove tutte queste direttrici confluivano, un destino di città di commerci, transiti e scambi, segnato già da quando i romani installarono qui il loro caposaldo lungo la via per il porto di Luni.

 

24ª TAPPA: Da Aulla a Sarzana

  • Aulla, Abbazia di S. Caprasio
  • Sarzana, Basilica S.M.Assunta

Lunghezza del percorso: km 16,4
Tempo di percorrenza: 4 ore

Aulla è ancora Appennino. Attorno boschi di castagno e sopra la testa le vette delle Apuane, ma il viaggiatore dal naso fino, oggi come mille anni fa, vi può già percepire un sentore di mare e di Liguria. L’abbazia di San Caprasio nasconde la sua veneranda età sotto un’anonima veste neoclassica, messa lì per coprire le devastanti ferite inflitte dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Basta varcare la soglia, però, e si sprofonda nel passato più remoto: i restauri degli ultimi decenni hanno riportato alla luce le fondamenta dell’edificio originario, risalente addirittura all’VIII secolo d.C. Gli scavi testimoniano la presen

za di numerose sepolture medievali e mostrano gli avelli in cui furono deposte le reliquie del santo, oggi conservate nell’altare maggiore della chiesa.

Affascinante anche il museo allestito in quella che anticamente fu la sala capitolare, dove viene ricostruito il mondo dell’abbazia medievale e dove sono conservati pregevoli reperti come i capitelli romanici in arenaria animati da draghi, immagini mostruose o simboli di redenzione che raccontano l’immaginario medievale.

Monete, medaglie votive, conchiglie provenienti da Santiago de Compostela sono invece i segni degli innumerevoli passaggi dei pellegrini.

Da qui, affrontando le ultime asperità montane, i viandanti della Francigena scendevano verso la pianura del Magra, raggiungendo Sarzana, poi finalmente Luni e la costa, dirigendosi a sud.

25ª TAPPA: Da Sarzana a Massa

  • Sarzana, Basilica S.M.Assunta
  • Massa, Duomo

Lunghezza del percorso: km 28,2
Tempo di percorrenza: 4 ore

I pellegrini raggiungevano la sicurezza della mura di Avenza, sorvegliate dalla massiccia torre voluta dall’istinto guerresco di Castruccio Castracani, la stessa che ancora oggi si erge, carica d’anni e di storia, sopra le case del centro.

Pochi chilometri a nord sta Carrara, ma la città del marmo è stata di rado meta dei pellegrini.

Quelle che si spingono fin su, nel cuore Apuane, non sono le strade dello spirito, ma della fatica e del commercio, da duemila anni calcate dai pesanti convogli che trasportano la pietra in cui prendono forma gli ideali di gloria, fede, arte e bellezza di mezzo mondo.

La Francigena si dirige invece a sud-est, parallela alla costa, dove presto raggiunge l’abitato di Massa.

I viandanti che vi approdavano sino ai primi decenni del XV secolo, si trovavano al cospetto di un borgo di campagna, che poco aveva della superba città ducale voluta dai Cybo Malaspina, ancora oggi in grado di stupirci con i suoi monumenti: il Palazzo Ducale, la cattedrale dei Santi Pietro e Francesco (nella cui cappella sotterranea riposano i principi e i duchi che hanno fatto la storia della città), l’ottocentesco Teatro Guglielmi e il castello Malaspina che, dall’alto di un colle roccioso, domina la pianura fino alla costa.

26ª TAPPA: Da Massa a Camaiore

  • Massa, Duomo
  • Camaiore, Piazza Diaz

Lunghezza del percorso: km 25,9
Tempo di percorrenza: 5 ore

Montignoso e Pietrasanta, patria della scultura e del marmo delle Apuane, dove anche ai giorni nostri vivono e lavorano artisti provenienti da tutto il mondo, sono le ultime due tappe ad affacciarsi sulla pianura della Versilia.

Da lì in avanti la Francigena punta verso le colline dell’entroterra, raggiungendo Camaiore, sede della bella Badia di San Pietro, testimone del passaggio di migliaia di pellegrini.

27ª TAPPA

  • Camaiore, Piazza Diaz
  • Lucca, San Michele

Lunghezza del percorso: km 23,8
Tempo di percorrenza: 5 ore

Fra le colline e i borghi del camaiorese, ancora oggi, aleggia un’atmosfera d’antico e le frazioni che si incontrano lungo le stradine della valle della Freddena, come Monte Magno e Valpromaro, appaiono davvero come luoghi senza tempo. Qui la Francigena si snoda lungo sentieri all’ombra di boschi monumentali, come nel tratto che attraversa la valle del torrente Contesola, ultimo tuffo nella natura appenninica, prima di affacciarsi sulla piana di Lucca, l’orgogliosa città stato che difese la propria indipendenza sino al 1847, arroccata dietro la possente cinta di mura rinascimentali che ancora resiste perfettamente intatta.

28ª TAPPA

  • Lucca, San Michele
  • Altopascio, Chiesa di San Jacopo

Lunghezza del percorso: km 18,5
Tempo di percorrenza: 4.30 ore

Oggi Lucca è una delle mete italiane più conosciute per il turismo legato all’arte e alla cultura, ma, per i pellegrini francigeni, questa era prima di tutto la città del Volto Santo, un crocifisso ligneo i cui lineamenti, secondo la tradizione, non furono scolpiti dalla mano dell’uomo, ma presero forma grazie all’intervento soprannaturale, rappresentando il vero volto del Cristo.

Per secoli migliaia di devoti hanno varcato le porte della città per recarsi in visita alla splendida cattedrale di San Martino, dove la reliquia è conservata.

Molti spinti da pura devozione, ma, probabilmente, qualcuno anche nella speranza che si ripetesse per lui la grazia concessa a Leobino, pellegrino giunto a Lucca nell’anno 1282 in condizioni di terribile indigenza, che vide uno dei grandi calzari d’argento del crocefisso sfilarsi miracolosamente e andare a depositarsi sulle sue ginocchia…

Chissà, forse è anche per porre un freno a questi atti di miracolosa prodigalità che il prezioso corredo di abiti del Volto Santo (calzari compresi) viene conservato nel museo della cattedrale e indossato dal crocefisso solo due volte l’anno, nelle festività del 3 maggio e del 14 settembre…

Una volta lasciata la città, la Francigena attraversa in direzione sud-est tutta la grande piana della lucchesia. Lungo il tracciato i resti di antichi ospitali e pievi raccontano di come il transito dei pellegrini non costituisse una risorsa solo per i capoluoghi, ma anche per i centri “minori” come Capannori, Lammari, Lunata, Rughi, Porcari e Montecarlo.

Colpisce la presenza di tutti questi rifugi in un territorio che oggi appare tanto “addomesticato” e privo di pericoli. Ma quell’area dove noi vediamo l’alternarsi di ordinati terreni agricoli e centri abitati, in epoca medioevale era una distesa di terre selvagge, dove le foreste infestate dai briganti erano solo l’anticamera di pantani abitati da zanzare foriere di febbri malariche.

29ª TAPPA

  • Altopascio, Chiesa di San Jacopo
  • San Miniato, Convento S. Francesco

Lunghezza del percorso: km 29,0
Tempo di percorrenza: 7 ore

In prossimità del passaggio obbligato fra il lago di Sesto (oggi bonificato) e la piana paludosa del Fucecchio, sorse Altopascio, il più imponente di questi “autogrill” dei viandanti, nonché uno dei più importanti centri ospitalieri d’Europa. Qui l’accoglienza dei pellegrini in transito sulla Francigena non è solo il ricordo di epoche passate, ma una realtà concreta e tutt’ora viva, visto che molti sono i frequentatori dello storico cammino che sostano nella Foresteria gestita dal comune. Certo, questo non è un posto tappa come gli altri e sostare qui significa perpetuare una tradizione millenaria, cominciata alla fine del secolo XI, quando la zona venne individuata da un gruppo di benefattori lucchesi per installarvi un punto di ricovero per i viaggiatori. Attorno a questo primo nucleo si svilupparono in breve lo Spedale e il borgo di Altopascio, così florido e potente da divenire sede del nuovo ordine monastico dei frati Ospitalieri del Tau e da essere citato nelle opere di Boccaccio, Macchiavelli e Shakespeare.

Anche per gli escursionisti del 21esimo secolo il buon riposo offerto da Altopascio è un supporto fondamentale per affrontare la lunga tappa della Francigena che da Galleno, dove in più punti riaffiora l’antico selciato calcato dai viaggiatori medioevali, risale le selvagge colline delle Cerbaie per poi attraversare il centro storico di Fucecchio e da lì varcare l’Arno, arrivando a San Miniato, gioiello urbanistico disteso lungo la dorsale di una panoramica collina, dove, alla severa mole della rocca federiciana, fanno da contrappunto le fantasmagorie cromatiche del Palazzo del Seminario.

30ª TAPPA

  • San Miniato, Convento S. Francesco
  • Gambassi Terme, Chiesa Cristo Re

Lunghezza del percorso: km 24
Tempo di percorrenza: 7 ore

San Miniato segnava per i pellegrini uno snodo fondamentale: da lì il percorso della Francigena abbandona la valle dell’Arno per risalire il corso dell’Elsa, toccando i bei borghi di Castelfiorentino, Montaione e Gambassi Terme, fino a giungere al cospetto delle torri di San Gimignano. Una tappa lungo l’antico tracciato della Via Francigena, in un viaggio che può trasformarsi in una scoperta dei segni che l’uomo ha lasciato nei secoli in Valdelsa, e in una ricerca della varietà della natura e dei suoi misteriosi colori.

31ª TAPPA

  • Gambassi Terme, Chiesa Cristo Re
  • San Gimignano, Piazza della Cisterna

Lunghezza del percorso: km 13,4
Tempo di percorrenza: 3.30 ore

San Gimignano deve molto al passaggio della storica via della fede, che, assieme ai viandanti, portò alla città una ricchezza e un benessere che gli consentirono per diverso tempo di rivaleggiare con i più potenti comuni toscani.

La cittadina della Val d’Elsa ebbe, infatti, un ruolo strategico nei delicati equilibri politici della storia, come ricorda il bellissimo ciclo di affreschi duecenteschi sulle pareti della sala del consiglio nel Palazzo Comunale, dove le varie scene cavalleresche vedono protagonista Carlo II d’Angiò, potente alleato dei comuni toscani di fede guelfa.

Ancor più che nelle pur numerose opere d’arte, il fascino di San Gimignano sta nella speciale atmosfera che si respira camminando per le vie, oppure gustandosi un buon bicchiere di vernaccia nelle osterie del centro, dove rari sono i segni della modernità e il tempo sembra essersi fermato.

La Toscana rappresenta il tratto più affascinante della Via Francigena, raccontata in 15 tappe (il 40% del percorso in territorio italiano) che mostrano piccoli e grandi gioielli architettonici immersi in una natura di grande fascino (Ph Enrico Bottino)

 

32ª TAPPA

  • San Gimignano, Piazza della Cisterna
  • Monteriggioni, Piazza Roma

Lunghezza del percorso: km 30,9
Tempo di percorrenza: 8 ore

Dirigendosi a sud la Francigena attraversa altri borghi e città entrati nel novero dei “gioielli” del paesaggio e della cultura toscana, come Colle Val d’Elsa e Monteriggioni (con le sue celeberrime mura, quella “cerchia tonda” citata da Dante nel XXXI canto dell’Infermo).

33ª TAPPA

  • Monteriggioni, Piazza Roma
  • Siena, Piazza del Campo

Lunghezza del percorso: km 20,6
Tempo di percorrenza: 5 ore

Da Monteriggioni, seguendo le strade bianche che serpeggiano fra le colline, si raggiunge finalmente Porta Camollia, il tradizionale accesso dei pellegrini in Siena, la più grande fra le città toscane attraversate dalla Francigena, ricca di monumenti e opere d’arte conosciuti in tutto il mondo, che già lasciavano a bocca aperta i viaggiatori del XV secolo, come ci ricordano le facce meravigliate degli ambasciatori raffigurati nell’opera conservata presso il Museo delle Biccherne.

34ª TAPPA

  • Siena, Piazza del Campo
  • Ponte d’Arbia, Centro Cresti

Lunghezza del percorso: km 25,7
Tempo di percorrenza: 6.30 ore

Lasciare Siena per i viandanti francigeni significava avere già messo mezzo piede fuori dalla Toscana e cominciare a sognare il profilo della Città Eterna. Certo, c’erano ancora infiniti colli da passare, camminando nella polvere delle strade della Val d’Arbia e lungo le propaggini delle Crete Senesi, ma prima o poi i passi sarebbero arrivati a calpestare le pietre antichissime della Via Cassia, linea “diretta” (ovviamente secondo il criterio del tempo…) verso la capitale del mondo antico e della Cristianità.

Punto d’approdo fondamentale in questo tratto era l’abitato di Ponte d’Arbia, dove fece sosta anche il vescovo Sigerico. Per chi oggi percorre questo tratto del cammino è d’obbligo una visita al convento di Monte Oliveto Maggiore, col bellissimo chiostro affrescato e poi all’affascinante borgo di Buonconvento.

35ª TAPPA

  • Ponte d’Arbia, Centro Cresti
  • San Quirico d’Orcia, Collegiata

Lunghezza del percorso: km 26,2
Tempo di percorrenza: 6.30 ore

Da Ponte d’Arbia, sfiorando le colline di Montalcino, ai giorni nostri ricoperte dalle vigne da cui si produce il pregiato Brunello, la Francigena si immette finalmente nella Val d’Orcia. La via risale la valle serpeggiando fra dolci e brulle colline fra olivi, vigneti e boschi di querce, in cerca dei passaggi meno faticosi per collegare i borghi, che qui mostrano intatto il loro profilo plurimillenario, riservano al visitatore dei nostri giorni anche meraviglie inattese, come gli Horti Leonini di San Quirico, bellissimo esempio di giardino all’italiana risalente alla fine del XVI secolo.

36ª TAPPA

  • San Quirico d’Orcia, Collegiata
  • Radicofani, Chiesa di San Pietro

Lunghezza del percorso: km 32,2
Tempo di percorrenza: 8.30 ore

Altrettanto affascinante è l’attrazione che ha reso famoso Bagno Vignoni: la gigantesca vasca di acqua termale che, sin dal Cinquecento, occupa, nel centro del piccolo villaggio, lo spazio solitamente riservato alle piazze, creando un paesaggio urbano assolutamente unico e inimitabile.

Ormai giunti nel cuore della valle, dove i profili delle alture si fanno più erti e cominciano a lasciare il nome di colline per assumere quello di monti, si incontra Castiglione, lo scrigno d’arte della Val d’Orcia, con la splendida chiesa romanica di S. Maria Maddalena, la chiesa dei Santi Stefano e Degna – che custodisce preziose opere fra cui una “Madonna col Bambino” di Simone Martini e un’altra di Pietro Lorenzetti – e i ruderi della Rocca Aldobrandesca.

Sopra a tutto sta la mole del Monte Amiata, colonna d’Ercole che da secoli segna il confine e passaggio fra Toscana e Lazio. Quello di chi ha vissuto qui nei secoli passati è stato un destino fatto di conflitti e commistioni.

Qui si sono scontrati gli interessi dei potenti e si sono incontrati i cammini, le vicende e le culture dei viandanti in transito sulla Francigena.

Il borgo di Radicofani sembra riassumere nella sua fisionomia questa duplice anima: in alto la possente Rocca, ancorata alla roccia del rilievo dalla forma quasi innaturale che sovrasta il paese; nel cuore del borgo il grande Ospizio, per secoli luogo d’accoglienza per migliaia di pellegrini, attorno monumenti e opere d’arte, testimonianza del benessere e della vitalità civile e culturale portati dal passaggio del percorso francigeno.

37ª TAPPA

  • Radicofani, Chiesa di San Pietro
  • Acquapendente, Chiesa del Santo Sepolcro

Lunghezza del percorso: km 23,9
Tempo di percorrenza: 6.00 ore

I successivi chilometri lungo la Via Cassia sono ancora in terra toscana, ove si incontrano opere volute dai Medici di Firenze, come la grandiosa villa “La Posta”, costruita dall’architetto Buontalenti alla fine del Cinquecento su incarico di Ferdinando de’ Medici e si toccano villaggi dove l’accento che risuona è ancora quello della terra dantesca, ma il successivo punto di arrivo della Francigena – Acquapendente – già si affaccia sulle sponde del Lago di Bolsena, ormai ad una manciata di tappe dalla destinazione finale.

38ª TAPPA: Da Acquapendente a Bolsena

  • Acquapendente, Chiesa del Santo Sepolcro
  • Bolsena, Basilica di Santa Cristina

Lunghezza del percorso: km 22,1
Tempo di percorrenza: 5.30 ore

La prima tappa laziale della Francigena segnalata nel “diario di viaggio” dell’Arcivescovo di Canterbury, è Acquapendente, dove si trova il sacello a imitazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Da lì il percorso tocca Bolsena, nota per il miracolo di santa Rosa, Capranica, Sutri, Campagnano e Formello, per giungere a Roma- attraverso le tappe successive – varcando Monte Mario, l’antico Mons Gaudii, nome che probabilmente richiamava la gioia dei pellegrini giunti ormai al cospetto della Città Eterna dopo il loro interminabile e pericoloso cammino.

Lungo comode strade sterrate, ci si dirige verso Acquapendente per giungere, dopo un tratto in pianura, a San Lorenzo Nuovo: ora il Lago di Bolsena si mostra in tutta la sua bellezza. L’affascinante borgo medioevale nei pressi del lago appare particolarmente imponente con la rocca dei Monaldeschi che domina l’abitato.

I vicoli tortuosi si snodano tra case antiche, dove il tempo sembra essersi fermato.

39ª TAPPA

  • Bolsena, Basilica di Santa Cristina
  • Montefiascone, Rocca dei Papi

Lunghezza del percorso: km 17,7
Tempo di percorrenza: 4.30 ore

Il percorso si fa coinvolgente e invita a far proprio lo spirito del viandante. Si sale verso i monti Volsini, tra boschi, guadi e viste magnifiche del lago. Il basolato romano emerge inaspettato tra la vegetazione e accompagna gli escursionisti per lunghi tratti, come a voler ricordare antiche genti italiche che nei secoli hanno camminato lungo la Via Francigena. La  dà il benvenuto al termine della salita.

Il paese, bellissimo, si impone su tutto il paesaggio circostante. Dal belvedere sotto la rocca lo sguardo spazia dal lago a gran parte della provincia di Viterbo, fino all’Umbria e al Monte Amiata; talvolta, nelle giornate di tramontana, si può avere la fortuna di vedere anche il mare.

40ª TAPPA

  • Montefiascone, Rocca dei Papi
  • Viterbo, Piazza del Plebiscito

Lunghezza del percorso: km 17,8
Tempo di percorrenza: 4.30 ore

Da Montefiascone si scende verso la valle di Viterbo percorrendo l’antico lastricato che si sviluppa tra boschi di querce secolari e uliveti, dove i grandi spazi della campagna si aprono fino alla Maremma. Le acque termali del Bagnaccio rappresentano uno speciale sollievo per i pellegrini affaticati.

La turrita Viterbo, la città dei Papi, da sempre tappa fondamentale della Via Francigena, presenta la seicentesca Porta Fiorentina con i suoi tre archi. Le vie di pietra, le fontane antiche, i palazzi nobili e lo straordinario quartiere medievale di San Pellegrino consentono di scoprire una città ancora poco conosciuta.

41ª TAPPA

  • Viterbo, Piazza del Plebiscito
  • Vetralla, Duomo

Lunghezza del percorso: km 16,9
Tempo di percorrenza: 4.15 ore

Lasciata la bella Viterbo il percorso prosegue seguendo le antiche vie cave di origine etrusca, sorprendenti strade scavate nel tufo. Le sacre vie del popolo del mistero, entrano nel cuore della terra per emergere improvvisamente alla luce e negli spazi di una campagna inviolata.

Vetralla, paese di tufo, snodo di antichi percorsi e circondata dai boschi dei Monti Cimini indica che siamo nella giusta direzione. Il cammino conduce poi verso altri boschi ombrosi e noccioleti a non finire. Le querce di Orlando, dalla grande ombra ristoratrice, prendono il nome dal paladino delle epiche gesta.

I mausolei romani e i ruderi di templi medioevali narrano le storie dei popoli che un tempo vivevano qui. Capranica, con l’antico “ospitale”, luogo di cura e ristoro per i viandanti, è l’ideale per una sosta presso le sorgenti di acqua minerale che sgorgano perenni presso la Via Cassia.

Ed infine l’antichissima città di Sutri, la bellissima città etrusca, con il suo mirabile anfiteatro scolpito nel tufo e le tombe romane, gli splendidi monumenti, la silenziosa ospitalità delle suore, accoglie chi cammina con un’atmosfera d’altri tempi.

42ª TAPPA

  • Vetralla, Duomo
  • Sutri, Anfiteatro romano

Lunghezza del percorso: km 23,6
Tempo di percorrenza: 6 ore

43ª TAPPA

  • Sutri, Anfiteatro romano
  • Campagnano di Roma, Chiesa del Gonfalone

Lunghezza del percorso: km 23,8
Tempo di percorrenza: 6 ore

Costeggiando i Monti Sabatini, il Lago di Bracciano ammicca da lontano e la verde Tuscia lascia il posto alla campagna Romana. Il paese di Monterosi si erge sulle valli, un forno-caffè lungo la via principale offre sconti ai pellegrini che si ristorano con i prodotti locali. Campagnano, ridente cittadina agricola e solare attende dal colle da cui si intuisce la vicinanza con Roma. Siamo ancora in campagna, ma il respiro della città eterna inizia a farsi sentire.

44ª TAPPA

  • Campagnano di Roma, Chiesa del Gonfalone
  • La Storta, Chiesa Parrocchiale

Lunghezza del percorso: km 22,4
Tempo di percorrenza: 6 ore

Superando abbazie secolari ed ancora boschi e guadi il pellegrino viene messo continuamente alla prova anche nel tratto finale del cammino. Isola Farnese, vero centro Etrusco sopravvissuto nel tempo, emerge dopo l’ennesimo guado. Ed eccoci arrivati a “La Storta”, la porta di Roma presso la quale è possibile avventurarsi lungo la trafficata Via Trionfale o, più saggiamente, prendere il treno fino alla stazione di San Pietro e percorrere a piedi l’ultimo tratto che conduce alla Città del Vaticano.

45ª TAPPA

  • La Storta, Chiesa Parrocchiale
  • Roma, Piazza San Pietro

Lunghezza del percorso: km 17,2
Tempo di percorrenza: 4.20 ore

Termina il nostro viaggio lungo la Francigena, però è importante ricordare che non per tutti i pellegrini Roma rappresentava la meta finale del viaggio. Dalla capitale della cristianità occidentale molti proseguivano il cammino verso sud-est, diretti, attraverso molteplici percorsi, alla Terra Santa. Questo fascio di cammini che si intrecciano seguendo l’orografia del territorio e i punti deboli dei valichi appenninici, viene oggi identificato come Via Francigena del Sud, la prima parte del viaggio che, dalle tombe di San Pietro e San Paolo, conduce ai punti d’imbarco verso il Santo Sepolcro di Cristo in Terrasanta. In realtà le direttrici sono due: una è quella della Via Prenestina – Via Latina, che attraversa la Provincia di Roma e di Frosinone sino ai confini col Molise, l’altre invece è la direttrice Appia che scende dai Castelli Romani nella Provincia di Latina, passa per l’antica città portuale di Terracina (dove già una parte dei pellegrini sceglievano la rotta marittima verso Gerusalemme) e giunge al fiume Garigliano, ai confini con la Campania. Due tappe particolarmente belle attraversano le dolci campagne dei Castelli Romani e i colli della Ciociaria:

 

Testi di Enrico Bottino, Serafino Ripamonti, Elisa Canepa

 

 

Letture sulla Francigena

Volumi indispensabili per chiunque voglia documentarsi sulla Via Francigena, libri che non dovrebbero mancare in nessuna libreria di chi abbia intenzione di percorrere la Via Romea per raggiungere i luoghi più sacri del culto cristiano. Di seguito alcune  guide che descrivono e raccontano i percorsi più famosi della fede, a partire dalla Via Francigena.

 

 

 

Roberta Ferraris. Contributi di Luciano Callegari e Simone Frignani

LA VIA FRANCIGENA 

1.000 km a piedi dal Gran San Bernardo a Roma.
Edizioni Terre di Mezzo

260 pagine – formato 11,5 x 21 cm

Anno di pubblicazione 2018 settembre – Terza edizione

La guida completa dell’Itinerario culturale del Consiglio d’Europa. Dalle Alpi a Roma a piedi lungo il percorso degli antichi pellegrini, sulle orme dell’arcivescovo Sigerico (X secolo).

Un mese, una settimana o pochi giorni lungo il percorso degli antichi pellegrini diretti a Roma, attraverso Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Lazio, tra scenari di indescrivibile bellezza.

Con tutte le informazioni utili per mettersi in cammino: le mappe dettagliate, le altimetrie, la descrizione passo passo del percorso, le varianti ufficiali, dove dormire e i luoghi da visitare. Una guida per tutti: pellegrini, trekker, viandanti o semplici curiosi.

Ora è possibile “viaggiare leggeri” portando con sé solo l’edizione digitale della guida alla Via Francigenadal Gran San Bernardo a Roma in italiano oppure in inglese, con tutti i contenuti della famosa guida cartaceaEdizione digitale della guida ufficiale è disponibile su App store e Play store nell’applicazione gratuita “I Percorsi di Terre di mezzo”.

La guida digitale può contare su tutta l’affidabilità e l’aggiornamento della guida cartacea: i contenuti sono stati resi completamente disponibili, con in più la possibilità di geolocalizzarsi lungo il percorso così da non perdersi mai, e con la possibilità, con un semplice clic, di telefonare o inviare una mail agli ostelli e agli alberghi dove alloggiare per la notte. La guida si apre sulla tappe suddivise per Regioni: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Lazio. Ogni tappa contiene tutte le informazioni indispensabili: i dati tecnici del percorso (lunghezza, dislivello in salita e in discesa, livello di difficoltà), l’altimetria e la descrizione dettagliata del tragitto. Ma soprattutto le mappe online e offline. Grazie alla geolocalizzione, in ogni momento si potrà conoscere esattamente la propria posizione e sapere se si sta sbagliando strada oppure no, rientrare sul percorso corretto o individuare l’alternativa più comoda. La descrizione del cammino è scandita sulla mappa dai numerosi waypoint e da apposite icone che indicano i luoghi dove dormire e i luoghi più belli da visitare: se ci si trova fuori percorso, o se si vuole raggiungere un waypoint, sarà sufficiente cliccare sull’icona relativa e, attraverso la navigazione su Google maps, scoprire come raggiungerla. E se ci si trova in un punto senza collegamento internet, sarà sempre possibile consultare la cartina offline (con il tracciato preciso del percorso da seguire, i waypoint e le icone di riferimento).

L’ultima parte della tappa fornisce informazioni sulla storia e sull’arte dei luoghi più significativi. Infine, nella sezione “Info”, sono state inserite tutte le informazioni pratiche: i mezzi pubblici disponibili, la presenza di bar, ristoranti, alimentari e uffici del turismo, e ovviamente un elenco dettagliato delle ospitalità (raggiungibili con un semplice clic). Insomma, uno strumento completo che, da oggi, affianca la guida cartacea: dopo aver preparato il proprio viaggio sul divano di casa leggendo le puntuali descrizioni degli autori di Terre di mezzo – Roberta Ferraris, Luciano Callegari e Simone Frignani – sarà possibile mettersi in cammino, per chi lo desidera, lasciando a casa la guida tradizionale e ritrovando tutti i contenuti sulla guida digitale.

 

Simone Covili, Elisa Guidelli, Gabriele Sorrentino

FRANCIGENA – un romanzo storico ambientato nel Medioevo

Anno di pubblicazione 2015

Protagonista di questo romanzo è la Via Francigena, il percorso che conduceva i pellegrini medievali dalle Isole Britanniche alla Terra Santa, attraverso la Terra dei Franchi e poi l’Italia sino a Roma. La Francigena fu l’insieme di tante strade che innervavano l’Europa, poiché tanti erano i viaggiatori e i motivi che li spingevano a mettersi in cammino in un’epoca di grande dinamismo che ebbe nel pellegrino in viaggio uno dei suoi più forti protagonisti. Lungo le strade dei pellegrini si mossero persone, idee, eserciti, merci, cultura.

Tutto questo gli autori hanno raccontato in questo romanzo sulle avventure di tre diversi gruppi di pellegrini lungo il tratto italiano della Francigena nel 1107. Attraverso le loro vicende e i racconti che ascoltano lungo il cammino, il romanzo mostra uno spaccato del XII secolo italiano, unendo fatti storici e folklore.

 

 

 

Monica D’Atti e Franco Cinti
LA VIA FRANCIGENA DEL SUD
San Paolo Edizioni
142 pagine, Euro 12,00
Anno di pubblicazione 2013 

Spesso si riparte da dove si è terminato. Il cammino continua, e dopo la guida di spiritualità della Via Francigena che ci ha portato fino a Roma, un nuovo cammino ci chiama ad andare oltre. Ci dirigiamo a sud fino ai porti d’imbarco per la Terra Santa, per Gerusalemme. La strada da Roma a Finibus Terrae è un cammino molto ricco che ci regala molteplici spunti, dandoci la possibilità di incontrare la storia e la vita di chi ci ha preceduto in territori che hanno offerto e sempre continuano a offrire un mutamento continuo, scandito da leggi e ritmi che ci superano e ci sovrastano. L’itinerario del pellegrinaggio: Roma, Latina, Marino, Parco Regionale dei Castelli Romani, Artena, Colleferro, Rossilli, Anagni, Ferentino, Veroli, Abbazia di Casamari, Ceprano, Aquino, Montecassino, Cassino, Langobardia Minor, Mignano Montelungo, Abbazia della Ferrara, Alife, Telese, Solopaca, Benevento, San Bartolomeo, Bari, Brindisi, Lecce, Otranto. Una guida San Paolo ricca di informazioni, fotografie, cartine, indicazioni per il pernottamento e per il ristoro. Suggerimenti spirituali per un pellegrinaggio fruttuoso e stimolante. Da Roma a Otranto, continua il pellegrinaggio sulla Via Francigena.

 

Renato Stopani
LA VIA FRANCIGENA
Una strada europea nell’Italia del Medioevo
Le Lettere – Firenze
188 pagine, Euro 19,50

Anno di pubblicazione 1992

Renato Stopani, uno dei più importanti studiosi degli itinerari storici e religiosi in Italia e in Europa, ci accompagna in un piacevole viaggio sulle tracce dell’antica Via Francigena, della sua storia e del suo percorso. Questo libro, insieme alle 5 Guide territoriali che ricostruiscono dettagliatamente le tappe italiane dell’antico cammino della fede, è considerato la “bibbia” sull’argomento, un utile strumento per conoscere approfonditamente la Via. Questa lettura ci farà capire quale stretto legame ci fosse tra la Francigena e lo sviluppo religioso, culturale, commerciale e urbanistico dei territori attraversati, e come la Via non fosse un semplice itinerario di comunicazione ma un autentico fenomeno sociale.

 

Monica d’Atti, Franco Cinti
GUIDA ALLA VIA FRANCIGENA
I libri di Terre di Mezzo – Milano
264 pagine, Euro  15,30

Quinta edizione – Anno di pubblicazione 2014

Il percorso dell’antica Via Francigena, dal Monginevro fino a Roma, in 38 tappe pensate soprattutto per i pellegrini. In cammino attraverso Piemonte, Lombardia, Emilia, Toscana e Lazio, attraverso borghi e paesaggi sorprendenti. In 38 tappe, il percorso dell’antica Via Francigena, dalle Alpi fino a Roma. Un itinerario pensato soprattutto per chi viaggia da pellegrino, per chi ha a cuore, più di ogni altra cosa, l’arrivo alla meta. Rispetto al percorso mappato dalle Regioni e dichiarato Itinerario culturale del Consiglio d’Europa, questo è quindi un percorso più breve (900 km, anziché 1.000), ma con più tratti su asfalto. Si parte dal Monginevro, via storica di accesso dalla Francia all’Italia, e si cammina attraverso Piemonte, Lombardia, Emilia, Toscana e Lazio, alla scoperta di borghi e paesaggi sorprendenti. Per ogni tappa, la descrizione dettagliata del percorso, le cartine, i chilometraggi, dove trovare ospitalità, i luoghi da visitare.
Luciano Pisoni, Aldo Galli
LA VIA FRANCIGENA
ADLE Edizioni – Padova
120 pagine, Euro 12
Anno di pubblicazione 2004

Questa Guida descrive il “classico” percorso di Sigerico dal Gran San Bernardo a Roma, in 29 pratiche schede impermeabili con la descrizione dettagliata dell’itinerario a piedi. Inoltre gli Autori sottolineano la natura spirituale e religiosa del cammino francigeno affiancando alle indicazioni pratiche un libro di 140 pagine in cui troviamo suggerimenti, citazioni, spunti di meditazione e preghiere. Una Guida al Viaggio nei luoghi dello spirito, ma anche nello spirito stesso, alla ricerca del Divino e di noi stessi.

 

 

 

 

Alberti – Borgianelli Spina – Fiorentini – Villani
I SENTIERI LUNGO LA VIA FRANCIGENA DA SIENA A ROMA

RAI-ERI – Roma
286 pagine, Euro 14

Anno di pubblicazione 2005

Il tratto finale della Via Francigena, tra la Toscana e il Lazio, è molto affascinante e può essere percorso in un paio di settimane tra panorami incantevoli ed emergenze storico-artistiche eccezionali. Come si può evincere dal titolo, questa guida privilegia percorsi di campagna, che si allontanino il più possibile dalle strade di grande traffico. Rispetto ad altre guide ne risulta un tracciato a volte più lungo e impegnativo, ma generalmente piacevole per chi alla passione per il pellegrinaggio affianca l’amore per il trekking.

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

3 comments

  1. Alberto Pugnetti 1 Giugno, 2018 at 12:17 Rispondi

    Ottimo lungo articolo. Però dall’edizione della Via Francigena di Terre di Mezzo che hai riportato, sono passati molti anni e lo scorso anno 2017 è uscita una nuova guida aggiornata sempre di Terre di Mezzo scritta da Roberta Ferraris che riporta tutte le modifiche al tracciato. Cosa peraltro non secondaria, visto che la guida che hai riportato fa passare i viandanti ancora in mezzo al pericoloso traffico nella zona di Campagnano. Sarebbe il caso, visto la lunghezza e la completezza dell’articolo, di rimediare, segnalando la nuova guida.
    Inoltre, già che ci siamo, segnalo l’esistenza da tre anni di RADIO FRANCIGENA, di cui mi pregio essere il direttore, che è l’unica radio al mondo che h24 parla di cammini, cicloturismo, mobilità dolce e turismo lento in generale, oltre che di arte, musica, cultura etc etc.. (http://radiofrancigena.com) Ogni giorno abbiamo 5 finestre di trasmissione gestite direttamente dai camminatori, ciclisti etc. che ci raccontano le loro giornate in viaggio e per questo motivo, lo ribadisco, ascoltiamo i racconti di chi ancora usa la vecchia guida, con tratti pericolosi e oramai abbondantemente superati nella nuova guida.

    • Enrico Bottino 8 Luglio, 2019 at 09:45 Rispondi

      Buongiorno dott Alberto Pugnetti, ringrazio sia lei che Pietro Labate per la segnalazione: provvederò quanto prima a inserire l’edizione nuova redatta da Roberta Ferraris, visto che la precedente edita da Terre di Mezzo è una edizione ormai datata e riporta degli errori. Buon cammino, Enrico

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