Lombardia: i giganti delle Retiche | Trekking.it

Lombardia: i giganti delle Retiche

Categorie: Italia, Reportage
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Ghiaccio, roccia scura e pallido granito sono gli elementi paesaggistici peculiari di Valmalenco, val Masino e val Bregaglia, sovrastate da una catena di cime che delimitano il confine tra Italia e Svizzera.

Montagne imponenti e arcigne, tra le quali spiccano, per imponenza, forma estetica e blasone il Bernina e il Badile. In territorio italiano svetta, invece, il Disgrazia, roccia e ghiaccio tra “Masino” e “Malenco”

Valmalenco, val Masino e val Bregaglia offrono escursioni di ogni genere, grazie alla presenza di numerosi rifugi e di sentieri sempre ben segnalati.

Si possono, così, vivere avventure a contatto con la natura, dalle semplici passeggiate ai trekking di più giorni, intraprendendo ascensioni di ogni difficoltà e ammirando panorami variegati, con vista su boschi e alpeggi, giogaie e morene, sino alle rocce e ai ghiacci delle quote più alte, sovrastate solo dalle nuvole e dal cielo.

E sotto il firmamento ecco comparire i signori delle tre valli: Bernina, Disgrazia e Badile.

Valmalenco, il versante italiano del Bernina

Ricca di vette maestose, la Valmalenco è la valle laterale più ampia della Valtellina e permette di ammirare tutti gli aspetti tipici della natura di montagna: dai boschi e alpeggi, fino alle guglie e ghiacciai delle quote più alte, grazie alla presenza di imponenti cime e famosi gruppi montuosi, come quelli del Disgrazia, del Bernina, unico 4000 dell’arco alpino posto al di fuori delle Alpi Occidentali, e del caratteristico Pizzo Scalino, dalla forma così snella ed elegante da essere considerato il vero simbolo della valle.

Il Monte Disgrazia, dal rifugio Marinelli Bombardieri – Foto Cesare Re www.fotopercorsi.com

Il gruppo del Bernina annovera tra le sue fila colossi come il Pizzo Roseg, lo Scerscen, il Pizzo Palù, lo Zupò; sono tutte cime che superano i 3900 metri, sfiorando la magica quota dei 4000, così come il Disgrazia, poco più basso, ma tra le vette più fascinose delle Alpi Centrali.

Tutta la valle è tracciata con numerosi sentieri e con l’Alta Via della Valmalenco, percorso di più giorni e con numerose varianti. La valle, raggiunta Chiesa Valmalenco, si dirama in due parti, quella di Chiareggio e quella di Lanzada. Chiareggio è un caratteristico ed incontaminato paese alpino, ideale sia per qualche giorno di relax tra prati ed alpeggi, sia per avventurose escursioni ed ascensioni.

La zona di Lanzada, invece, dominata dalla snella forma piramidale del Pizzo Scalino, consente di effettuare escursioni nelle aree dei Laghi Gera e Campo Moro, al cospetto dei ghiacciai del Bernina.

Caratteristica peculiare di entrambe le vallate è la vicinanza dei ghiacciai e il loro semplice avvicinamento, facilitato dalla presenza dei sentieri glaciologici che consentono, anche ai meno esperti, di avvicinarsi alle imponenti masse di ghiaccio in assoluta sicurezza.

Val Masino, granito verticale

“…nella Val Masino, Iddio ha profuso parecchi altri doni: l’aria buona, pura e sana, la selvaggina e l’uccellagione svariata, le squisite tortelle del Masino e latte abbondantissimo che da ogni sorta di bestiame, grosso e minuto, si produce sugli erbosi pascoli alpini, i quali si estendono tutto all’ingiro per quei monti….”.

Così Giovanni Guler, governatore grigione della Valtellina, nel 1587, descrive la val Masino. L’importanza della zona, ovviamente, era dovuta alle sue risorse naturali ed economiche, non certo alle montagne che leggenda e tradizioni popolari volevano abitate da forze maligne e soprannaturali.

Il rifugio Ponti, ai piedi del Disgrazia, sul versante della val Masino – Foto Cesare Re www.fotopercorsi.com

Per parlare di monti, di alpinismo ed esplorazione delle vette bisogna attendere ancora, in special modo, il 1862, quando turisti inglesi, Leslie Stephen, Sir Edward Kennedy e il loro seguito, vennero in valle per tentare di scalare il Disgrazia, dopo aver fallito la vetta dal versante della Valmalenco.

La scalata ebbe successo e la val Masino fece breccia nel cuore degli scalatori inglesi che nelle loro relazioni la descrivono come: “seconda a nessuno per grandiosità e varietà di bellezze naturali”. Fu questo il primo passo per la nascita della valorizzazione alpinistica della zona, favorita anche dalla presenza delle rocce granitiche del Cengalo e del Badile, vette dalle forme uniche.

Il numero di scalatori ed esploratori aumentò progressivamente, convincendo i valligiani della possibilità di guadagno legata all’accompagnamento di turisti e all’edificazione di punti di ristoro, locande, rifugi e bivacchi.

Dai primi anni ’70 del Novecento le rocce della val di Mello, laterale della val Masino divengono teatro dell’arrampicata, nuova disciplina sportiva della montagna, dove si valorizza il gesto atletico dell’arrampicare fine a se stesso, non più tentativi di scalare una vetta, ma gesto fisico per salire una parete, un grosso sasso, un solo pinnacolo roccioso o anche solo pochi metri, ma con elevata difficoltà.

È frequente, infatti, camminare sui comodi sentieri di fondovalle e vedere le grigie rocce punteggiate dei colori sgargianti degli arrampicatori intenti a misurarsi sulle numerose vie, chiamate con nomi fantasiosi e altisonanti come: “Oceano Irrazionale”, “ Risveglio di Kundalini” o “Luna Nascente”.

Val Bregaglia, all’ombra del Badile

Questa gigantesca muraglia si divide in tre parti: il primo terzo è costituito da lastroni inclinati, ripidissimi; la parte media ha un nero colatoio battuto spesso da scariche; la terza parte è solcata da lunghi camini e colatoi paralleli”.

La descrizione del Badile del celebre alpinista Riccardo Cassin rende l’idea delle problematiche alpinistiche che presentava la cima, difficoltà che altro non fecero che accrescere il fascino e la fama della vetta, soprattutto dal versante Svizzero, quello Nord – Est in Val Bregaglia.

Il sole sorge ai piedi del Badile – Foto Cesare Re www.fotopercorsi.com

La forma così particolare contribuisce, oggi come allora, a rendere il Pizzo Badile una delle cime esteticamente più belle delle Alpi e, senza dubbio, l’elemento paesaggistico peculiare, anche se non l’unico, della val Bregaglia, zona ricca di contrasti, con lo spartiacque di confine con l’Italia ripido e scosceso, caratterizzato dalle rocce grigie, e quello opposto più docile ed erboso, così descritto da Cassin:
Il Pizzo Badile sprofonda verso la Val Bondasca con un salto di circa novecento metri. La parete Nord Est è un immane badile di granito che balza immediata dal Ghiacciaio del Cengalo……”.

Il fondovalle è caratterizzato da un insieme di piccoli borghi e alpeggi, ancora perfettamente conservati, perfetto esempio di architettura alpina: vie strette, case in pietra e legno, fienili e fontanelle.

Ogni paese merita una visita, ma si raccomanda particolarmente un giro a Bondo, per l’architettura, e a Soglio, per lo splendido panorama. Note: La Svizzera non fa parte dell’Unione Europea. Sono, quindi, necessarie: carta identità, carta verde (per l’auto) e franchi svizzeri (soprattutto per i parcheggi, quasi tutti a pagamento). In genere si parla italiano e si accettano anche gli euro.

Gli itinerari

Testo e foto di Cesare Re

 

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A proposito dell'autore

Cesare Re

Cesare Re è fotografo e autore di guide e libri di montagna. Dal 2000, collabora con la Rivista TREKKING&Outdoor. E’ specializzato in fotografia di natura e montagna nei suoi diversi aspetti. Ha pubblicato fotografie su Meridiani, Bell’Italia, National Geographic, Meridiani Montagne, Alp, Viaggi e Sapori e molti altri periodici di viaggio e fotografia.

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