Lungo la Via di LINARI: dalla pianura alla montagna | Trekking.it

Lungo la Via di LINARI: dalla pianura alla montagna

Categorie: Italia, Reportage
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Dalla pianura parmense al valico montano del Lagastrello, un percorso in otto tappe che consente di riscoprire le tracce di uno dei più frequentati percorsi di fede e di commercio del medioevo, attraversando gli splendidi ambienti naturali del Parco Nazionale dll’Appennino Tosco-Emiliano

Malpasso era l’antico nome del Lagastrello. Richiamo schietto alle difficoltà del viaggio e allo stato d’animo con cui pellegrini e mercanti affrontavano il passaggio fra i due versanti dell’Appennino. La via attraverso le montagne era piena di pericoli reali e timori più o meno immaginari. L’esito del viaggio era sempre incerto ma occorreva andare.

Tanti si mettevano in cammino per fede, a rendere omaggio alla miracolosa reliquia del Volto Santo, custodita nella cattedrale di Lucca, oppure verso mete ancor più lontane: Roma e, oltre, i porti d’oriente e la Terra Santa

Altri affrontavano tanti rischi per questioni ben più “terrene”: merci di ogni genere attraversavano la montagna a dorso di mulo e il sale era fra queste la più preziosa.

Per tutti l’Abbazia di Linari era un approdo sicuro, proprio là dove il pericolo era più grande e la natura più selvaggia, sul culmine del Malpasso.

Oggi dell’insediamento restano solo le rovine, ma lungo tutto il percorso, che risale le valli dell’Enza e del Parma, sono numerosi i segni della potenza un tempo detenuta dall’Abbazia e da quanti seppero contendere ai monaci il controllo di questa fondamentale via di comunicazione e commercio.

Queste, infatti, sono conosciute anche come le Valli dei Cavalieri, dal nome della consorteria dei milites o cavalieri, una sorta di aristocrazia militare, che non esitò ad estendere i propri privilegi feudali sul territorio, senza troppo timore reverenziale nei confronti del potere monastico e vescovile…

Il passo del Lagastrello (1.198 m) è un valico dell’Appennino Tosco-Emiliano che separa la Toscana (in Lunigiana) dall’Emilia-Romagna.

Le capitali della pianura

Il percorso della Via di Linari comincia da Fidenza, dove il cammino si staccava dalla Francigena per dirigersi, lungo la via Emilia, verso Parma.

Per la sua posizione strategica tra paesi del Nord, pianura padana e Appennino Tosco-Emiliano, questa cittadina fu tappa inevitabile di moltissime strade antiche e medievali, meta di mercanti e pellegrini.

La Cattedrale di San Donnino (il martire cristiano che nel medioevo dette il proprio nome all’odierna Fidenza) con le straordinarie sculture e bassorilievi di Benedetto Antelami, edificata tra l’XI e il XII secolo, mostra la potenza e l’importanza detenuta dalla città. La stessa figura del Santo, ancor prima dell’edificazione del Duomo, travalicò i confini della penisola, tanto che, stando alle fonti dell’epoca, lo stesso Carlo Magno fu un devoto di Donnino e finanziò per questo lautamente la chiesa locale.

L’oratorio di San Giorgio fondato nel 1314, la Chiesa di Santa Maria Annunziata eretta nel XII secolo, la Chiesa di Sant’Antonio Abate che includeva anche un ospedale per pellegrini e la porta di accesso alla città, raccontano tutti la storia dell’antico Borgo di San Donnino.

Se Fidenza stupisce per le sue opere d’arte medioevale, Parma, tappa successiva del nostro cammino, ci accoglie con la sua magnificenza di città ducale. La Piazza del Duomo è ancora oggi il centro della vita cittadina. La Cattedrale con il celebre bassorilievo della Deposizione della Croce di Benedetto Antelami, la facciata in stile romanico, il Battistero: tutto è ancora oggi come doveva apparire ai pellegrini in viaggio verso Roma o ai mercanti in cerca di fortuna lungo la via del sale tra l’Emilia e la Toscana, per i quali Parma era una sosta inevitabile per riposare e concludere nuovi affari.

Duomo di Parma: l’interno dedicato a Santa Maria Assunta (©Shutterstock / iryna1)

A ogni passo la città regala una memoria della sua grandezza: dall’Abbazia di San Giovanni Evangelista con la cupola dipinta dal Correggio alle sale dell’Antica Spezieria; dal Monastero di San Paolo con gli affreschi della Camera della Badessa alla rinascimentale Basilica di Santa Maria della Steccata; dal Palazzo Episcopale, vicino al Duomo, all’antica Chiesa di Santa Croce che fu edificata nella prima metà del Duecento ed era ben nota ai pellegrini medievali.

Le sentinelle della montagna

Oggi come mille anni fa, per chi è in cammino verso il Lagastrello, il borgo di Torrechiara è una pietra miliare: qui la pianura finisce e cominciano le fatiche delle strade di montagna. Per ora sono ancora colline dolci e ridenti quelle fra cui si insinuano le acque del Parma, ma ma già annunciano le tribolazioni a venire, sempre più su, sino al fatidico Malpasso…

Torrechiara è una sentinella a guardia della pianura e della valle, con il suo castello dalle torri quadrate e possenti, versione padana del Taj Mahal, se è vero che, come ricorda la tradizione, la rocca fu edificata per volere del condottiero Pier Maria II de Rossi, come dono all’amante Bianca Pellegrini. La Camera d’Oro, dipinta da Benedetto Bembo, pare ricordi proprio quella passione.

Senza troppo badare alla sua origine “adulterina” la Chiesa romanica di San Lorenzo e la Badia di Santa Maria della Neve trovano da sempre riparo all’ombra del maniero…

Risalendo il corso del Parma si incontra poi il borgo di San Michele nato e sviluppatosi in età medievale proprio grazie al fatto di trovarsi lungo il frequentato cammino. Fiorì infatti al massimo splendore tra l’XI e il XIV secolo. Esso stesso fu meta di pellegrini in visita alle reliquie di Basilide di Alessandria, custodite nella Abbazia che prende il nome del Santo, anche nota come Badia Cavana.

La Badia venne edificata nel XII secolo per volere di Bernardo degli Uberti, allora vescovo di Parma. Decaduta a partire dal XV secolo, le colonne adornate all’ingresso con il loro raffinato ciclo scultoreo ricordano l’antico splendore del monastero, così come gli ambienti attigui raccontano del chiostro e degli antichi ambienti del cenobio.

Ancora più su lungo la valle il cammino tocca Tizzano Val Parma, altro antichissimo centro medievale. Anch’esso fu dotato di castello che ancora i pellegrini potevano ammirare, ma del quale oggi rimangono soltanto affascinanti ruderi.

Meglio conservata invece la Pieve di San Pietro, originaria dell’ XI secolo. Già documentata nel 1004, la pieve ha una struttura a tre navate, ognuna terminante in abside semicircolare e tetto a capriate, conformemente allo lo stile delle pievi parmensi dell’epoca.

Interessante anche la Chiesa di Santa Giuliana, edificata nel XII secolo, con le sue interessantissime incisioni. Le più antiche rappresentano simboli sacri tipici dell’arte rupestre; altre sono iscrizioni funerarie o di cronaca per particolari avvenimenti meteorologici o epidemie.

Laghi lungo il percorso dal Passo del Lagastrello alla Scalucchia

Le limpide acque dei laghi che si offrono alla vista degli escursionisti lungo il percorso

Arrivati a Tizzano i viandanti medioevali erano ormai nel cuore delle “terre selvagge” dell’Appenino. C’arano ancora tante difficoltà e pericoli da affrontare, ma ormai anche il valico del Malpasso era vicino e con esso l’approdo sicuro dell’Abbazia di Linari. Dai 1198 metri di quota dell’odierno Passo del Lagastrello si poteva cominciare ad immaginare la discesa verso la Toscana e a sognare le mete del viaggio, ancora lontane ma non più irraggiungibili…

La Via di Linari: le tappe

1° tappa: Fidenza – Parma 21,5km
2° tappa: Parma – Torrechiara 18,5km
3° tappa: Torrechiara – San Michele Cavana 13,5km
4° tappa: San Michele Cavana – Tizzano Val Parma 16,5km
5° tappa: Tizzano Val Parma – Ranzano 13,5km
6° tappa: Ranzano – Palanzano 9,5km
7° tappa: Palanzano – Rigoso 15,5km
8° tappa: Rigoso 6km

 

Testi di Serafino Ripamonti e Carlo Rocca

Il Castello di Torrechiara (©Shutterstock / Mi.Ti)

A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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