La via Francigena in Toscana: Dalla costa verso le Apune | Trekking.it

La via Francigena in Toscana: Dalla costa verso le Apune

Categorie: Italia, Reportage
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La costa Toscana

Anche a guardarli da dietro i vetri di un’automobile, bruciando i chilometri sull’autostrada col conforto di tutto il nostro bagaglio di comodità e tecnologia, i panorami di quella punta estrema di Toscana che si insinua fra il mare e le Apuane regalano un senso di stupore e inquietudine. È il sentimento delle cose grandi, acuito dal contrasto degli opposti: da un lato l’infinito verde della pianura litoranea, dall’altro le montagne immense, bianche di marmo e azzurre di lontananza.

Chissà quale impressione quelle visioni imprimevano nell’animo dei pellegrini francigeni, ancora increduli d’essere sfuggiti alle grinfie del gigante Appennino, confortati da un cammino finalmente agevole e insieme sgomenti davanti alla vista dei picchi apuani, ancor più erti di quei monti che da pochi giorni avevano lasciato…

Era certo con sollievo che i pellegrini raggiungevano la sicurezza della mura di Avenza, sorvegliate dalla massiccia torre voluta dall’istinto guerresco di Castruccio Castracani, la stessa che ancora oggi si erge, carica d’anni e di storia, sopra le case del centro.

Pochi chilometri a nord sta Carrara, ma la città del marmo è stata di rado meta dei pellegrini. Quelle che si spingono fin su, nel cuore Apuane, non sono le strade dello spirito, ma della fatica e del commercio, da duemila anni calcate dai pesanti convogli che trasportano la pietra in cui prendono forma gli ideali di gloria, fede, arte e bellezza di mezzo mondo.

La Francigena si dirige invece a sudest, parallela alla costa, dove presto raggiunge l’abitato di Massa. I viandanti che vi approdavano sino ai primi decenni del XV secolo, si trovavano al cospetto di un borgo di campagna, che poco aveva della superba città ducale voluta dai Cybo Malaspina, ancora oggi in grado di stupirci con i suoi monumenti: il Palazzo Ducale, la cattedrale dei Santi Pietro e Francesco (nella cui cappella sotterranea riposano i principi e i duchi che hanno fatto la storia della città), l’ottocentesco Teatro Guglielmi e il castello Malaspina che, dall’alto di un colle roccioso, domina la pianura fino alla costa.

Montignoso e Pietrasanta, patria della scultura e del marmo delle Apuane, dove anche ai giorni nostri vivono e lavorano artisti provenienti da tutto il mondo, sono le ultime due tappe ad affacciarsi sulla pianura della Versilia. Da lì in avanti la Francigena punta verso le colline dell’entroterra, raggiungendo Camaiore, sede della bella Badia di San Pietro, testimone del passaggio di migliaia di pellegrini.

Lucca a la Lucchesia

Fra le colline e i borghi del camaiorese, ancora oggi, aleggia un’atmosfera d’antico e le frazioni che si incontrano lungo le stradine della valle della Freddena, come Monte Magno e Valpromaro, appaiono davvero come luoghi senza tempo. Qui la Francigena si snoda lungo sentieri all’ombra di boschi monumentali, come nel tratto che attraversa la valle del torrente Contesola, ultimo tuffo nella natura appenninica, prima di affacciarsi sulla piana di Lucca, l’orgogliosa città stato che difese la propria indipendenza sino al 1847, arroccata dietro la possente cinta di mura rinascimentali che ancora resiste perfettamente intatta.

Lucca, le sue chiese e i suoi ospedali, luoghi di transito dei pellegrini, si trova sulla Via del Volto Santo, cammino storico che attraversa anche la Lunigiana e la Garfagnana.

Lucca, le sue chiese e i suoi ospedali, luoghi di transito dei pellegrini, si trova sulla Via del Volto Santo, cammino storico che attraversa anche la Lunigiana e la Garfagnana.

Oggi Lucca è una delle mete italiane più conosciute per il turismo legato all’arte e alla cultura, ma, per i pellegrini francigeni, questa era prima di tutto la città del Volto Santo, un crocifisso ligneo i cui lineamenti, secondo la tradizione, non furono scolpiti dalla mano dell’uomo, ma presero forma grazie all’intervento soprannaturale, rappresentando il vero volto del Cristo. Per secoli migliaia di devoti hanno varcato le porte della città per recarsi in visita alla splendida cattedrale di San Martino, dove la reliquia è conservata.

Molti spinti da pura devozione, ma, probabilmente, qualcuno anche nella speranza che si ripetesse per lui la grazia concessa a Leobino, pellegrino giunto a Lucca nell’anno 1282 in condizioni di terribile indigenza, che vide uno dei grandi calzari d’argento del crocefisso sfilarsi miracolosamente e andare a depositarsi sulle sue ginocchia…

Chissà, forse è anche per porre un freno a questi atti di miracolosa prodigalità che il prezioso corredo di abiti del Volto Santo (calzari compresi) viene conservato nel museo della cattedrale e indossato dal crocefisso solo due volte l’anno, nelle festività del 3 maggio e del 14 settembre…

Una volta lasciata la città, la Francigena attraversa in direzione sudest tutta la grande piana della lucchesia. Lungo il tracciato i resti di antichi ospitali e pievi raccontano di come il transito dei pellegrini non costituisse una risorsa solo per i capoluoghi, ma anche per i centri “minori” come Capannori, Lammari, Lunata, Rughi, Porcari e Montecarlo.

Colpisce la presenza di tutti questi rifugi in un territorio che oggi appare tanto “addomesticato” e privo di pericoli. Ma quell’area dove noi vediamo l’alternarsi di ordinati terreni agricoli e centri abitati, in epoca medioevale era una distesa di terre selvagge, dove le foreste infestate dai briganti erano solo l’anticamera di pantani abitati da zanzare foriere di febbri malariche.

La Valle dell’Arno

Infatti, è proprio lì, in prossimità del passaggio obbligato fra il lago di Sesto (oggi bonificato) e la piana paludosa del Fucecchio, che sorse Altopascio, il più imponente di questi “autogrill” dei viandanti, nonché uno dei più importanti centri ospitalieri d’Europa. Qui l’accoglienza dei pellegrini in transito sulla Francigena non è solo il ricordo di epoche passate, ma una realtà concreta e tutt’ora viva, visto che molti sono i frequentatori dello storico cammino che sostano nella Foresteria gestita dal comune.

Certo, questo non è un posto tappa come gli altri e sostare qui significa perpetuare una tradizione millenaria, cominciata alla fine del secolo XI, quando la zona venne individuata da un gruppo di benefattori lucchesi per installarvi un punto di ricovero per i viaggiatori. Attorno a questo primo nucleo si svilupparono in breve lo Spedale e il borgo di Altopascio, così florido e potente da divenire sede del nuovo ordine monastico dei frati Ospitalieri del Tau e da essere citato nelle opere di Boccaccio, Macchiavelli e Shakespeare.

I girasoli arricchiscono le valli toscane durante l'estate

I girasoli arricchiscono le valli toscane durante l’estate

Anche per gli escursionisti del 21esimo secolo il buon riposo offerto da Altopascio è un supporto fondamentale per affrontare la lunga tappa della Francigena che da Galleno, dove in più punti riaffiora l’antico selciato calcato dai viaggiatori medioevali, risale le selvagge colline delle Cerbaie per poi attraversare il centro storico di Fucecchio e da lì varcare l’Arno, arrivando a San Miniato, gioiello urbanistico disteso lungo la dorsale di una panoramica collina, dove, alla severa mole della rocca federiciana, fanno da contrappunto le fantasmagorie cromatiche del Palazzo del Seminario.

La Val D’Elsa

San Miniato segnava per i pellegrini uno snodo fondamentale: da lì il percorso della Francigena abbandona la valle dell’Arno per risalire il corso dell’Elsa, toccando i bei borghi di Castelfiorentino, Montaione e Gambassi Terme, fino a giungere al cospetto delle torri di San Gimignano.

Anche questo piccolo grande centro deve molto al passaggio della storica via della fede, che, assieme ai viandanti, portò alla città una ricchezza e un benessere che gli consentirono per diverso tempo di rivaleggiare con i più potenti comuni toscani.

La cittadina della Val d’Elsa ebbe, infatti, un ruolo strategico nei delicati equilibri politici della storia, come ricorda il bellissimo ciclo di affreschi duecenteschi sulle pareti della sala del consiglio nel Palazzo Comunale, dove le varie scene cavalleresche vedono protagonista Carlo II d’Angiò, potente alleato dei comuni toscani di fede guelfa. Ancor più che nelle pur numerose opere d’arte, il fascino di San Gimignano sta nella speciale atmosfera che si respira camminando per le vie, oppure gustandosi un buon bicchiere di vernaccia nelle osterie del centro, dove rari sono i segni della modernità e il tempo sembra essersi fermato.

Un ciclista pedala sulle strade bianche della Toscana con Volterra di sfondo

Un ciclista pedala sulle strade bianche della Toscana con Volterra di sfondo

Dirigendosi a sud la Francigena attraversa altri borghi e città entrati nel novero dei “gioielli” del paesaggio e della cultura toscana, come Colle Val d’Elsa e Monteriggioni (con le sue celeberrime mura, quella “cerchia tonda” citata da Dante nel XXXI canto dell’Infermo). Poi, seguendo le strade bianche che serpeggiano fra le colline, raggiunge finalmente Porta Camollia, il tradizionale accesso dei pellegrini in Siena, la più grande fra le città toscane attraversate dalla Francigena, ricca di monumenti e opere d’arte conosciuti in tutto il mondo, che già lasciavano a bocca aperta i viaggiatori del XV secolo, come ci ricordano le facce meravigliate degli ambasciatori raffigurati nell’opera conservata presso il Museo delle Biccherne.

Qui la prima parte del reportage: La via Francigena in Toscana: Dall’Appennino al mare

Qui l’ultima tappa del reportage: La via Francigena in Toscana: Da Siena verso la città eterna 

Testo di Serafino Ripamonti, foto di Enrico Bottino, Filippo Galluzzi, Archivio Toscana Promozione e APT Siena

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