La via Francigena in Toscana: Dagli Appennini al mare | Trekking.it

La via Francigena in Toscana: Dagli Appennini al mare

Categorie: Italia, Reportage
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Dai valichi dell’Appennino settentrionale ai confini con il Lazio, l’antico cammino dei pellegrini, descritto nel celebre racconto di viaggio del vescovo Sigerico, attraversa i paesaggi più caratteristici e suggestivi della Toscana, toccando alcune fra le più note città d’arte, piccoli borghi e pievi, che custodiscono tesori di storia e cultura ancora tutti da scoprite

Locanda di Tabard, lungo la via per Canterbury, sul finire del secolo XIV.

Un gruppo di pellegrini si tiene compagnia la sera davanti al fuoco. Di cosa credete che parlino? Non sono certo indicazioni stradali quelle che si scambiano.

Ciascuno racconta si sé, delle storie che ha vissuto e di quelle che ha sentito da altri, dei posti che ha visto e di quelli che ha sognato.

Perché la via non è la strada e da Londra a Canterbury non sono solo pietre miliari e incroci e vai a destra e vai a sinistra, ma villaggi e genti, boschi e campi, facce e nomi, cose successe e altre che ancora devono accadere. La via non è la strada, è il territorio che essa attraversa.

Quasi quattro secoli prima. Un’abbazia, sempre a Canterbury… sarà un caso?

Il vescovo Sigerico scrive del suo viaggio di ritorno da Roma. Non è un road book quello che verga sulla pergamena.

Delle strade percorse non vi è quasi menzione. Ci sono invece le tappe del cammino: borghi, città e regioni che segnano un percorso non solo suo. Lui non ha fatto altro che seguire il flusso di una delle più antiche vie romee, la Francigena, la via dei Franchi.

Da lì passano gli uomini del nord e dell’occidente per raggiungere Roma (meta di una delle tre “peregrinationes maiores” insieme alla Terra Santa e a Santiago di Compostela), lì, ancora sotterranea e silente, si gonfia una di quelle misteriose correnti della storia che un giorno chiameremo Europa.

Guarda caso proprio dove i flussi dei pellegrini in transito lungo la Francigena si riuniscono, prima di sfociare a Roma, nella bella terra di Toscana, fiorirà quel Rinascimento attorno al quale si andrà a costituire la comune identità culturale europea.

Già, perché se le Alpi sono una diga da varcare attraverso i rari punti deboli (il Monginevro, il Moncenisio o il Passo del Gran San Bernardo) e la Padana un infinito senza mete certe, gli Appennini fra Parma e Piacenza sono come l’orlo di un imbuto: dalle loro dorsali ventose si può solo rotolare giù, verso il corridoio naturale che passa per la Lunigiana e la Versilia, poi la Valle del Serchio, la piana di Lucca, la bassa Valdarno e la Val d’Elsa, le Crete Senesi, la Val d’Orcia e le alture del Monte Amiata, ormai a pochi passi dalla meta finale.

Dagli Appennini al Mare

A tracciare per primi la via attraverso l’Appennino non furono i pellegrini con il loro ardore religioso, ma le armate dei Longobardi, spinte dal sacro terrore nei confronti della superpotenza bizantina, che, nel VI secolo, trovarono attraverso il valico della Cisa un percorso per collegare la capitale Pavia con lo scalo marittimo di Luni e la Tuscia, tenendosi ben alla larga dagli itinerari controllati dai levantini in Romagna e Liguria.

Una volta domati dai genieri di Teodolinda, gli incerti passi di montagna divennero, con gli anni e i secoli, le piste e le mulattiere lungo le quali s’incamminò la marea dei pellegrini, le stesse che ancora oggi possono percorrere gli escursionisti, ritrovando, fra i boschi secolari di castagno, i segni di una storia più che millenaria.

Poco a sud dello spartiacque appenninico già s’incontra il borgo di Montelungo (Mons Longobardorum secondo la genesi toponomastica).

Oggi l’abitato non è più quello originario, abbandonato a causa degli smottamenti del terreno, ma l’antichissima chiesa testimonia la presenza dei monaci benedettini che, sin dal VI secolo, edificarono qui il loro ospedale (Sce Benedicte negli appunti di Sigerico), assumendosi gli oneri della cura dei pellegrini… e gli onori derivanti dal controllo di un passaggio decisamente strategico (sotto Carlo Magno il territorio divenne un feudo monastico, i cui possedimenti si estendevano fino a Moneglia, sulla costa ligure!).

È però a Pontremoli – il Pons Tremulus sopra le irrequiete acque della Magra, stando alla tradizione – che lo spirito di questa terra di passaggio e incontro di culture si manifesta nel suo pieno splendore.

Prima delle cose parlano i simboli: non è per caso che il labirinto del mondo si trovi proprio lì, nella Chiesa di San Pietro.

Al centro il monogramma del Cristo, sopra due viandanti a cavallo e, sotto, l’invito alla salvezza: “sic currite ut comprehendatis”, anche voi accorrete in modo da ottenerlo.

Il simbolo dei pellegrini alla ricerca del vero dio è graffiato sulla tenera pietra arenaria di Lunigiana, la stessa a cui, millenni prima, i pagani liguri-apuani affidarono il compito di tramandare la memoria dei loro dei, antenati mitici ed eroi, che ancora oggi ci fissano, coi loro sguardi enigmatici e le loro posture un po’ “ingessate”, nel bellissimo museo delle statue stele, ospitato proprio a Pontremoli, nel castello di Piagnaro.

Nel territorio di Pontremoli lo sfarzo dei monumenti, la chiesa di San Nicolò, Porta Parma, la torre di Cacciaguerra, i palazzi dei Pavesi e dei Bocconi, la chiesa di San Francesco con l’elegante portico settecentesco del Natali, il Teatro della Rosa, la fortezza di Castelnuovo, la chiesa di Nostra Donna, capolavoro di architettura e pittura del barocco pontremolese e il borgo dell’Annunziata con il complesso del quattrocentesco convento degli Agostiniani, ricorda che le fondamenta su cui poggiava il “ponte tremulo” non erano poi così instabili e che la fortuna ha sorriso per secoli alla città.

La Francigena è un invito a provare le delizie enogastronomiche toscane, come il buonissimo olio

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Poco oltre, a Sorano di Filattiera, dove la valle prende spazio e verrebbe quasi da chiamarla pianura, s’impone solenne la mole della Pieve di Santo Stefano, altro gioiello che la Francigena ci ha lasciato in eredità.

A guardarla da vicino vengono i brividi: ben poche delle sue pietre portano segni di sbozzatura: i costruttori l’edificarono tutta incastrando sapientemente e legando con la malta le rotondità dei ciottoli levigati dalle acque del Magra.

Ancor più impressionanti sono le mura che s’incontrano a valle, presso Villafranca, snodo strategico lungo la Francigena. Nel vederli oggi quei ruderi, coperti d’edera in cima a uno scoglio, sembrano meritarsi pienamente il sinistro nome di Malnido.

Forse a ridurli così sono state le maledizioni di generazioni di viandanti, costretti presso questa gola senza vie di scampo a pagar dazio ai Malaspina, quando andava bene, oppure a scegliere fra la borsa e la vita davanti al ferro affilato di briganti e grassatori d’ogni sorta, che i maligni dicevano essere comunque al soldo dei signori dello Spino Secco…

Non furono però solo “stecchi con tosco” a germogliare dalla pianta dei Malaspina: quello che per taluni fu il mal-nido di Villafranca, per altri fu uno dei più importanti centri italiani della raffinata cultura cortese e non ci sarebbe davvero nulla da stupirsi se, fra le mura oggi diroccate, avesse davvero un tempo soggiornato il Sommo Poeta, traendo ispirazione per quei versi dell’Inferno dove si evoca il “vapor di Val di Magra”.

Così come il Magra, scendendo verso il mare, s’ingrossa accogliendo le acque dei suoi affluenti appenninici, allo stesso modo il fiume dei pellegrini sulla Francigena cresceva raccogliendo quelli che venivano dal parmense attraverso il Passo del Lagastello o da Reggio Emilia transitando per l’Ospedalaccio e Tea, nei pressi degli odierni passi del Cerreto e dei Carpinelli.

Aulla, per secoli cinta di mura e arroccata attorno all’abbazia di San Caprasio, era il punto dove tutte queste direttrici confluivano, un destino di città di commerci, transiti e scambi, segnato già da quando i romani installarono qui il loro caposaldo lungo la via per il porto di Luni.

Chi cerca nella città odierna le testimonianze del suo antico passato, rischia, al primo colpo d’occhio, di rimanere deluso.

Persino l’abbazia di San Caprasio, in assoluto uno dei più antichi punti di sosta lungo la Francigena, nasconde la sua veneranda età sotto un’anonima veste neoclassica, messa lì per coprire le devastanti ferite inflitte dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Basta varcare la soglia, però, e si sprofonda nel passato più remoto: i restauri degli ultimi decenni hanno riportato alla luce le fondamenta dell’edificio originario, risalente addirittura all’VIII secolo d.C.

Gli scavi testimoniano la presenza di numerose sepolture medievali e mostrano gli avelli in cui furono deposte le reliquie del santo, oggi conservate nell’altare maggiore della chiesa.

Affascinante anche il museo allestito in quella che anticamente fu la sala capitolare, dove viene ricostruito il mondo dell’abbazia medievale e dove sono conservati pregevoli reperti come i capitelli romanici in arenaria animati da draghi, immagini mostruose o simboli di redenzione che raccontano l’immaginario medievale.

Monete, medaglie votive, conchiglie provenienti da Santiago de Compostela sono invece i segni degli innumerevoli passaggi dei pellegrini.

Camminando sulla Francigena...

Camminando sulla Francigena…

Aulla è ancora Appennino. Attorno boschi di castagno e sopra la testa le vette delle Apuane, ma il viaggiatore dal naso fino, oggi come mille anni fa, vi può già percepire un sentore di mare e di Liguria. Da qui, affrontando le ultime asperità montane, i viandanti della Francigena scendevano verso la pianura del Magra, raggiungendo Sarzana, poi finalmente Luni e la costa, dirigendosi a sud.

Leggi anche le altre tappe del viaggio lungo il Cammino di Sigerico:

La via Francigena in Toscana: sulle orme di Sigerico (Parte 2)

La via Francigena in Toscana: sulle orme di Sigerico (Parte 3)

Testo di Serafino Ripamonti, foto di Enrico Bottino, Filippo Galluzzi, Archivio Toscana Promozione e APT Siena

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La Redazione

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2 comments

  1. IVAN 18 Gennaio, 2019 at 09:30 Rispondi

    fatta… in parte.. ma molto interessante…. e suggestiva.. come percorso e come storia…. e poi la zona merita tantissimo…..

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