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Parchi d’Europa – Francia: il Parco Regionale del Luberon

Categorie: Estero, Reportage
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Il Colorado a due passi dall’Italia: è così che si presentano i paesaggi del Parco Naturale del Luberon, un incantevole geoparco Unesco nel cuore della Provenza.

Le ombre degli alberi che fiancheggiano la strada rompono ritmicamente i raggi del caldo sole provenzale. Come su un immenso vialone, corriamo tra curve e saliscendi, mentre intorno le colline alternano verdi, gialli, marroni. Ogni tanto, una casa isolata, una fattoria, una mandria al pascolo.

Poi, ad un certo punto, il verde vivo della vegetazione si spezza e mostra i colori della roccia su cui si poggia. Uno squarcio cromatico dai toni intensi salta subito agli occhi e ci fa sobbalzare. Terre dalle mille sfumature, dal rosso al bianco passando per l’ocra, il giallo vivo e il marrone scuro.

Siamo approdati nei pressi del “Colorado Provençal”, uno degli scorci più suggestivi del Parco Naturale del Luberon, un geoparco e riserva della biosfera UNESCO che si mostra in tutta la sua unicità nel Sud della Francia.

Nonostante sia localizzato in un’area dalla forte vocazione turistica, il Parco del Luberon è un’isola che rimane autentica e selvaggia per gran parte della sua estensione. A parte poche eccezioni, questo è un luogo dove l’outdoor è di casa, e sul fitto reticolo di sentieri che tagliano il parco, è ancora possibile camminare godendosi in silenzio i suoni della natura.

Panorama sul Luberon, foto di Spiterman

165.000 ettari tra il Mediterraneo e le Alpi dell’Alta Provenza, dominati dalla Mourre Nègre, il punto più alto del parco a 1.125 metri, che separa i massicci del Grand e Petit Luberon. La varietà di paesaggi – ora aspri e rocciosi, ora verdi e arrotondati – nasconde una ricca varietà di flora e fauna.

I colori del parco

La storia geologica del Luberon si presenta da subito con i suoi bastioni calcarei, che divennero nei secoli canyon. Sono le pareti rupestri dove abitano rapaci schivi come l’aquila di Bonelli, il capovaccaio e l’aquila reale.

Le crete rocciose e la gariga tipica dell’entroterra provenzale, lasciano poi spazio alle creste verdeggianti e steppose del Petit Luberon, che assumono invece tonalità quasi alpine sulle creste del Grand Luberon e sul plateau di Lagarde d’Apt.

Nel fondovalle, il paesaggio agricolo si arricchisce di lavanda, tipica pianta provenzale, che nel cuore dell’estate tinge di viola il panorama. Più della metà del parco è coperta da un ambiente forestale: oltre alle foreste di Pino marittimo e pino d’Aleppo, sul Petit Luberon si trova una suggestiva cedraia, piantata nel XIX secolo con degli esemplari provenienti dall’Algeria.

Ma il vero tesoro del parco è il cuore di roccia che esso nasconde: sono circa cinquanta i geositi identificati sul territorio del geoparco. Numerosi sono stati resi accessibili e attrezzati con pannelli per dar modo ai visitatori di conoscere le peculiarità del luogo, alcuni sono anche collegati da percorsi escursionistici.

Tra gli imperdibili, il “Colorado Provençal” di Rustrel, un anfiteatro di ocre nel cuore di un’area verde, adatta a brevi passeggiate per tutti. Altrettanto suggestivo il sentiero di Roussillon, che parte nel cuore del piccolo borgo e si sviluppa lungo le pendici dell’altura su cui fu costruito il villaggio.

Anche il patrimonio umano e culturale è parte integrante del Luberon, e trova espressione nei tanti piccoli villaggi abbarbicati sulle alture, sviluppatisi nei secoli intorno agli antichi castelli di epoca medievale. Sono i panorami da cartolina di Gordes, Lourmarin, Apt, Roussillon, ma anche le piccole borgate di Lurs, Sigonce e Lioux.

 

Un viaggio nel Luberon è dominato dai profumi antichi e dalle tinture estratte nelle terre del parco, un’occasione per vivere all’aria aperta un angolo di Provenza che ancora è in grado di stupire con scorci inaspettati gli occhi dei suoi visitatori.

Info utili:

60, place Jean-Jaurès
BP 122
84404 Apt
accueil@parcduluberon.fr
www.parcduluberon.fr
+33 04 90 04 42 00

Testo di Marco Carlone. In apertura, le Colorado Provençal, foto di Daniel Perries.

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