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Patrimonio dell’Umanità UNESCO: Italia in fuga!

Categorie: Estero, Reportage
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Italia da record, la nostra ricchezza culturale e naturale non ha rivali al mondo! Una densità d’arte senza eguali! Le antiche faggete e le Opere di difesa veneziane entrano nella lista UNESCO del patrimonio dell’Umanità. Numeri alla mano, dopo gli ultimi due riconoscimenti, il Bel Paese conferma di essere il top per bellezza e cultura: sono ben 53 i nostri siti riconosciuti Patrimonio dell’Umanità.

Freschi di nomina, grazie ai recenti riconoscimenti alle strutture difensive veneziane e alle secolari faggete, anche quest’anno riusciamo a tenere a distanza, seppure per un punto, la Cina, il più grande stato al Mondo dopo Russia e Canada, con una estensione 32 volte superiore all’Italia. Numeri alla mano, siamo in fuga, praticamente irragiungibili per “densità d’arte”: 53 siti italiani Patrimonio dell’Umanità su 301.338 km² contro 52 siti per gli occhi a mandorla su 9.597.000 km². Diciamolo con orgoglio: siamo un vero concentrato d’arte, cultura e natura!

A livello europeo, sulla nostra scia restano solo la Spagna e la Germania, rispettivamente con 46 e 42 siti Patrimonio dell’Umanità, incalzate dalla Francia continentale con 41. Ma torniamo a noi e agli ultimi due riconoscimenti UNESCO: Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo: Stato da Terra-Stato da Mar occidentale si riferisce a sei località dove ammirare le opere militari della Repubblica di Venezia – dalle alte mura di Bergamo a Palmanova, da Peschiera del Garda fino alla costa adriatica – e degli attracchi della Serenissima (compresi Zara e Sebenico per la Croazia, Cattaro per il Montenegro) lungo le vie marittime dell’Adriatico. L’introduzione della polvere da sparo  e delle cannoniere portò ad importanti cambiamenti nell’architettura e nelle tecniche militari, che si riflettono nella progettazione di moderne fortificazioni. L’altro Patrimonio dell’Umanità è un sito “diffuso”, riferito alle Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa, riconoscimento condiviso con altri stati europei, dove  l’Italia compare con ben dieci boschi secolari. Dal 1972 ad oggi si contano in 167 paesi 1073 siti di interesse che, per l’Unesco, vanno preservati e protetti.

Siamo in testa!

L’Italia consolida la leadership mondiale dei siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Noi siamo 53 volte unici! Cinquantatré motivi per mettersi in viaggio per conoscere e vivere la storia, l’arte e la cultura del Bel Paese che si pone in testa a tutti gli stati del globo per numero di riconoscimenti. Un merito non da poco considerando che un sito per entrare nella Lista del Patrimonio dell’Umanità, la World Heritage List dell’UNESCO, deve dimostrare di essere unico nel suo genere, in tutto il mondo e di non avere eguali.

Nell’antica Grecia per la maratona ci avrebbero consegnato una corona d’ulivo in segno di vittoria, in questo caso a vincere è il nostro patrimonio culturale e naturale che non ha eguali al mondo, premiato con ben 53 “bollini” dell’UNESCO, organizzazione che dal 1972 (l’Italia ne è parte dal 1977) conserva, protegge e descrive l’eccezionale valore universale dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità.

Un riconoscimento attribuito attraverso l’azione di due organizzazioni internazionali non governative che lavorano per la conservazione dei beni in tutto il mondo: l’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) che s’interessa dei siti naturali e l’ICOMOS (Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti) per i monumenti culturali. Sono loro a trasmettere al Comitato dell’UNESCO un parere favorevole o contrario all’iscrizione dei siti candidati per la prestigiosa lista Patrimonio dell’Umanità.

Camminare per scoprire i siti Patrimonio dell’Umanità

Da nord a sud, l’Italia è da sempre un’inesauribile miniera di bellezze paesaggistiche e artistiche da conoscere, tutelare e tramandare ai posteri. Non è certo un caso che la penisola sia infatti in testa alla classifica delle nazioni con il maggior numero di siti Patrimonio dell’Umanità. Il bottone qui sotto vi indirizza ad uno speciale dedicato proprio ai siti UNESCO presenti in Italia, con un riguardo particolare per quelli naturalistici e ambientali e alle mille e più opportunità di escursioni e turismo lento che questi offrono.

Prima di oggi

Il Paese più bello del Mondo, la nostra Italia, è ormai un habitué degli uffici dell’UNESCO, la Sicilia poi ne è stata la vera protagonista negli ultimi anni con la registrazione di due siti: “Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale” (anno 2015) e “Monte Etna” (anno 2013), l’immenso vulcano che ha incantato scrittori antichi e moderni, personificazione del soprannaturale per le civiltà che si sono succedute ai suoi piedi, dai Greci ai Latini, dai Cristiani ai Normanni, fino ai giorni nostri.

SICILIA / ETNA : trekking sulla sommità, a 3300 metri di quota, presso la Bocca Nuova e la Voragine. nulla è paragonabile a ciò che si vede dall'alto dell'Etna e al fascino trasmesso dall'immenso vulcano che ha incantato scrittori antichi e moderni, personificazione del soprannaturale per le civilità che si sono succedute ai suoi piedi.

Bene protetto dall’UNESCO – ETNA : Trekking sulla sommità, a 3300 metri di quota, presso la Bocca Nuova e la Voragine. nulla è paragonabile a ciò che si vede dall’alto dell’Etna e al fascino trasmesso dall’immenso vulcano che ha incantato scrittori antichi e moderni, personificazione del soprannaturale per le civilità che si sono succedute ai suoi piedi.

Anche nel 2014 l’Italia ha segnato il suo punto con i “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato”, un territorio dalle innumerevoli risorse turistiche, dove risiede l’anima del buon vino. Dal nostro punto di vista i siti Patrimonio dell’Umanità che sentiamo più vicini a noi sono quelli naturalistici e paesaggistici, dove è possibile camminare per stupirsi, per meravigliarsi, per conoscere e difendere l’ambiente. Lo diceva anche il grande Leonardo …che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue città, a lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?…”.

Alcuni di questi siti naturalistici sono stati proposti dalla Commissione Mondiale sulle Aree Protette (WCPA), lavorando spalla a spalla con i membri della IUCN che, come abbiamo visto, è l’organo consultivo sulla natura per il World Heritage Committe dell’UNESCO.

E allora quali sono i siti Patrimonio dell’Umanità da visitare al ritmo lento del camminare? Sicuramente il primo sito che ci viene in mente è Matera, nominata Capitale europea della Cultura 2019, città che ha vissuto anni di crescita intensi, da città misconosciuta a prima città del Sud ad essere nominata Patrimonio dell’Umanità (1993), oggi impegnata per valorizzare il suo enorme potenziale culturale.

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Bene protetto dall’UNESCO – Porto Venere, Cinque Terre e le Isole (Palmaria, Tino e Tinetto). Gli abitanti delle Cinque Terre e della Val di Vara all’indomani dell’alluvione del 25 e 26 ottobre iniziarono a lavorare duramente per cancellare l’immagine di un Paradiso spazzato via dal fango. La loro fu la reazione migliore alla devastazione portata dall’acqua, la risposta giusta per tornare alla normalità e far rinascere quel paradiso che abbiamo ammirato durante le nostre escursioni tra mare e monti (Ph Enrico Bottino)

Cantate e amate dai poeti, le Cinque Terre rappresentano uno degli angoli più affascinanti della Liguria. Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare sono cinque minuscoli borghi marinari, incastonati fra pietra e mare in una caleidoscopica tavolozza di colori, che insieme a Portovenere e all’arcipelago della Palmaria sono stati riconosciuti nel 1997 Patrimonio dell’Umanità. A loro il posto d’onore per essersi risollevate dopo il drammatico alluvione del 25 ottobre 2011.

Sempre nel 1997 anche la Costiera amalfitana venne inserita dall’UNESCO nella Word Heritage List; per certi aspetti questo tratto di litorale affacciato sul Tirreno è simile alle “terre verticali” delle Cinque Terre, un balcone sospeso tra il mare blu cobalto e le pendici dei monti Lattari, in un rincorrersi di promontori tra spiagge, borghi e terrazze coltivate ad agrumi, viti e ulivi.

Altro paesaggio unico al mondo è sicuramente la Val d’Orcia (2004), terra toscana ricca di colori e di atmosfere, di profumi e di sapori, un puzzle d’arte, storia e natura che da sempre seduce i suoi visitatori. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti non poteva restare indifferente alla luce speciale che in autunno accende l’ocra dei campi arati delle terre di Siena e che in estate infiamma l’aureo coloro delle spighe di grano.

Nella prestigiosa lista Patrimonio dell’Umanità sono entrati a pieno diritto anche i “Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia” (2003), che con i loro percorsi devozionali raccontano episodi delle Sacre scritture attraverso interessanti complessi architettonici immersi nei magnifici luoghi circostanti formati da colline, foreste e laghi.

Altro luogo da camminare, Patrimonio dell’Umanità, è Monte San Giorgio, un sito transnazionale che rappresenta la migliore testimonianza fossile di vita marina del periodo Triassico, ed è per questo che l’UNESCO l’ha iscritto nel World Heritage List nel 2007 per il territorio svizzero, ampliandolo successivamente, nel 2010, anche per i nostri confini nazionali. L’eccezionale importanza dei ritrovamenti paleontologici di 240 milioni di anni fa hanno permesso di studiare l’evoluzione di alcune specie animali e vegetali.

Anche le Dolomiti (2009) forniscono uno spaccato della vita marina nel periodo Triassico, all’indomani della più grande estinzione mai ricordata nella storia della vita sulla Terra. Le dolci praterie e la verticalità delle crode compongono un quadro di un fascino senza uguali per questo sito dell’UNESCO, nove sistemi montuosi che mostrano una serie di paesaggi montani unici al mondo, di eccezionale bellezza naturale per una vacanza nel segno dell’autenticità.

Le Dolomiti come anche le Isole Eolie (2000) sono siti fondamentali per sensibilizzare l’opinione pubblica all’importanza della conservazione della biodiversità. Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea sono le sette isole dell’arcipelago delle Eolie dall’incomparabile bellezza e varietà paesaggistica ma anche in perenne evoluzione, capaci di conservare le vestigia del passato e di restituirle perfettamente conservate.

Avvicinatevi, vi prego, esaminate questo spettacolo che senza ombra di dubbio è una delle cose più belle, potenti e straordinarie di cui questo pianeta disponga… Sono pietre o nuvole? Sono vere oppure è un sogno?”. Dino Buzzati, Le montagne di vetro, 1956

 

Diamo i numeri

Numeri alla mano, il nostro patrimonio culturale e naturale non ha eguali al mondo, sulla nostra scia ci sono solo Cina e Spagna rispettivamente con 52 e 46 siti Patrimonio dell’Umanità. Un merito ma anche una grande responsabilità, infatti gli ultimi dati confermano che almeno la metà dei naturali siti del Patrimonio Mondiale sono a rischio e i primi responsabili siamo noi che abbiamo alterato profondamente gli ecosistemi attraverso azioni inconsulte, come l’eccessiva estrazione petrolifera, lo sfruttamento illegale delle foreste, la cementificazione e creazione di grandi infrastrutture, l’introduzione di specie alloctone, l’eccessivo sfruttamento delle risorse portandole presto al loro esaurimento e, soprattutto, i cambiamenti climatici.

Per colpa delle attività di origine antropica sono a rischio meravigliosi siti Patrimonio dell’Umanità, basti pensare alla barriera corallina del Belize e alla grande barriera corallina dell’Australia, oppure al santuario del panda gigante di Szechuan in Cina, e ancora le foreste pluviali del Madagascar e le riserve faunistiche della Tanzania. L’autolesionismo dell’uomo ha portato a compromettere non solo la naturalità del nostro Pianeta ma anche il valore economico delle nostre risorse.

L’importanza di un bollino

Lo sappiamo, il “bollino” dell’UNESCO è qualcosa di più di un semplice riconoscimento, infatti i siti Patrimonio dell’Umanità acquisiscono maggiore notorietà, prestigio e reputazione, soprattutto nell’ambito dei beni culturali, grazie anche alla fiducia incondizionata della gente verso questo organismo internazionale che gode di una grande e diffusa reputazione.

Il “brand UNESCO” può decidere il successo turistico ed economico di un territorio o di un bene. Altro motivo di non secondaria importanza è la tutela del bene: un sito che diventa Patrimonio dell’Umanità, in quanto tale impegna tutta la comunità internazionale a prendersene cura e intervenire per salvaguardarne le tradizioni, l’identità e la cultura ad esse legato. Ovviamente anche lo Stato che ospita il bene Patrimonio dell’Umanità è motivato per tutelare al meglio la sua eccellenza nei confronti degli altri Paesi e da questa responsabilità non si scappa perché ogni cinque anni deve accettare il giudizio del Comitato dell’UNESCO composto da 21 paesi eletti ogni quattro anni dai 191 Stati parte della Convenzione.

 

Tra i vari compiti che sono stati assegnati all’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, c’è anche la valutazione dello stato di conservazione dei siti naturali che appartengono all’elenco Patrimonio dell’Umanità, fornendo pertanto una panoramica precisa e oggettiva di tutti i 228 siti naturali World Heritage List dell’UNESCO (279.460.945 ettari in totale, quindi l’8% della superficie totale di tutte le aree protette registrate che toccano 96 nazioni) e valutando le loro potenzialità e prospettive per mantenere i loro valori di patrimoni mondiali. Il monitoraggio IUCN Patrimonio Outlook fornisce una valutazione indipendente di tutti i siti contemporaneamente ogni tre anni e riconosce gli sforzi e i meriti dei siti ben gestiti. Il livello di minaccia ambientale è specificato su quattro possibili categorie: molto basso, basso, alto o molto alto.

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L’Africa è il continente, come è facile aspettarsi, ad avere il più elevato grado di naturalità, eppure ha anche il più alto numero di siti seriamente minacciati dall’uomo, ben 13 rispetto ai 2 del continente asiatico (la foresta tropicale di Sumatra in Indonesia è uno di questi), uno dell’Oceania (le Isole Salomone), uno in Nord America (Everglades National Park) e nessuno in Sud America. Anche la nostra Europa ad oggi non ha siti del Patrimonio Mondiale compromessi, dei 42 naturali e 9 misti inseriti in ben 28 paesi. Ma quali sono i siti più minacciati nel Mondo? Il Parco nazionale del Virunga in Congo, il Parco nazionale del Serengeti in Tanzania, il Grand Canyon, la Barriera corallina australiana, Machu Picchu in Perù e il Parco nazionale di Sundarbans in India, che ospita una popolazione di tigri in via di estinzione.

Acqua sporcata dal petrolio. Foto di Zack Hughen

Acqua sporcata dal petrolio. Foto di Zack Hughen

Analizziamo i dati del 2014: le prospettive di conservazione per i due terzi di tutti i siti elencati per i loro valori naturali è “buono” (63%), oppure “buono con alcune preoccupazioni” (noi diremmo “buono con riserva”), mentre per il 29% dei siti le prospettive sono di “significativa preoccupazione” e, infine, per un 8% la prospettiva è “critica”.

Queste valutazioni si basano su tre elementi:

  • lo stato attuale del sito e l’andamento dei valori;
  • le minacce che colpiscono questi valori;
  • l’efficacia della protezione e della gestione del sito.

Questi tre elementi vengono valutati singolarmente e poi considerati insieme, quindi, se il livello di minaccia è elevato ma le risposte di gestione a queste minacce sono buone ed efficaci, le prospettive di conservazione globale per il sito preso in esame potrebbero essere classificate come “buono con alcune preoccupazioni”.

Nel 2014 la IUCN Patrimonio Outlook ha fornito la prima valutazione globale del patrimonio naturale mondiale: vediamo cosa emerge dalle statistiche pubblicate dalla IUCN per le prospettive di conservazione dei 228 siti del Patrimonio Mondiale monitorati (per chi lo desidera, in rete si può consultare il pdf “IUCN World Heritage Outlook 2014”).

  • Prospettive di conservazione buone

Il 21% sono esempi di successo di conservazione e vi rientrano anche due siti italiani:  Monte San Giorgio e il Monte Etna

  • Prospettive di conservazione buone ma con alcune preoccupazioni

Il 42% sono esempi di conservazione dove sono presenti alcuni problemi però i valori sono suscettibili di essere essenzialmente mantenuti a lungo termine. Tra i 95 siti monitorati in questa categoria rientrano anche le Isole Eolie e le Dolomiti.

  • Prospettive di conservazione critica

L’8% dei siti è seriamente minacciato quindi sono necessarie misure urgenti per non perdere in modo irreversibile i loro valori. Purtroppo alcuni di questi i Paesi non sono in grado di affrontare il problema concretamente, quindi si richiede un’attenzione internazionale e la cooperazione tra gli Stati per contribuire a mitigare le cause che minacciano la naturalità del sito; 19 hanno pertanto la priorità per l’azione di conservazione all’interno della Convenzione del patrimonio mondiale.

Voci di corridoio affermano che a distanza di due anni (novembre 2014) la situazione non è migliorata, anzi, oltre un terzo dei siti dell’UNESCO versa in pessime condizioni, fortunatamente nessuno di questi è italiano. Stiamo parlando di siti naturali internazionalmente riconosciuti come i più importanti per la conservazione della biodiversità, comprendono luoghi famosi, vere icone per l’Umanità, come il Serengeti, la Grande Barriera Corallina e le Isole Galapago. Siti che purtroppo subiscono soprattutto la pressione antropica, tradotta in inquinamento, attività industriali, l’importazione di specie aliene (alloctone), l’impatto del turismo “aggressivo”, sfruttamento intensivo delle risorse naturali – quindi caccia, pesca e deforestazione – la costruzione di nuove dighe e strade, cementificazione, estrazione mineraria e dei combustibili naturali, ecc. Non ci resta che aspettare il report World Heritage Outlook del 2017. Incrociamo le dita!

Testo di Enrico Bottino

 

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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