Perù: rifugi andini grazie all'Operazione Mato Grosso | Trekking.it

Perù: rifugi andini grazie all’Operazione Mato Grosso

Categorie: Estero, Reportage
0

In Perú l’OMG ha realizzato quattro rifugi – Pisco, Ishinca, Huascaran, Contarhierba – e un bivacco con una intenzione sociale maturata in trent’anni di attività sociali ed educative condotte con migliaia di giovani campesinos che formano l’Oratorio delle Ande.

Il progetto educativo e sociale, iniziato in Val Formazza con la costruzione del rifugio “Claudio e Bruno”, rafforzato dal ricordo di Battistino Bonali, scomparso con Giandomenico Ducoli nel 1993 sulla parete del Huascaran Norte, ha portato alla creazione sulle Ande di una rete di strutture e di una organizzazione di Guide Andine (www.trekkingandini.net).

Ogni rifugio ha una sua storia, che andrebbe raccontata nei dettagli, alcuni fin dal sogno e dalla sua realizzazione, alcuni solo ristrutturati e altri affidati per essere gestiti. L’intero ricavato dei rifugi OMG va tutto a sostegno delle missioni dell’Operazione Mato Grosso, una sorta di rifugi dall’anima caritativa in alta quota. In questi rifugi si assapora non solo il profumo dei cibi preparati con amore, ma senti il sapore della bontá e caritá… un profumo che arriva dalle Ande…

Operazione Mato Grosso parte dall’Italia

Rifugio Claudio e Bruno

Camminando in montagna, lungo i sentieri tra la Val Formazza, le valli Grisanche e Merdu, lungo vari sentieri della Val Camonica, sul Lago di Garda e sul Lago di Como, oppure ai piedi delle Orobie Bergamasche, trovi vari rifugi gestiti dai ragazzi dell’OMG con uno spirito altruistico ben piú alto di ogni montagna.

I ragazzi dedicano i loro week-end e settimane intere alla gestione dei rifugi OMG con un’ottica totalmente gratuita, si pagano il viaggio e si autotassano, lasciando nella cassa del rifugio ogni moneta seppur piccola che possa essere una goccia nell’oceano della Caritá. Molti gestori hanno partecipato da giovani al gruppo OMG e quindi la conduzione diventa una logica conseguenza al cammino fatto nel gruppo, come una sorta di maturazione spontanea. Altri, giá da adulti, intraprendono la strada della gestione e iniziano a conoscere la storia OMG al rifugio.

Messaggi di carità in America latina

Alcuni iniziano a prestare servizio di volontariato con tempi piú lunghi e desiderosi di conoscere e apprendere viaggiano anche in America Latina. La vita nei rifugi è scandita dal tempo e dal meteo, se fa bello passa piú gente e si ha la possibiltá di dialogare e trasmettere il messaggio della Caritá, se il tempo è brutto, piovoso o con nebbie fitte, si trascorrano le giornate realizzando torte, pelando patate, rompendo la legna, facendo i vari lavori di manutenzione di cui il rifugio ha bisogno.

Non mancano i momenti di condivisione e scambio di esperienze, racconti di vita e attimi dedicati anche alla riflessione spontanea. I rifugi in montagna possono essere un collante per i giovani di oggi: nati in un ambiente tecnologico e con un forte attaccamento ai telefonini e palmari, qui nei rifugi – dove la tecnologia non è ancora arrivata – si fa persino fatica a comunicare a valle.

Tutto sembra essersi fermato nel tempo e la bellezza del sentirsi isolati è la grande conquista che permette di parlare ai ragazzi di oggi, ragazzi che scappano dagli oratori, dalle parrocchie e che portano il peso di una solitudine interiore. Ci siamo resi conto negli anni che quello di portare in montagna i ragazzi è ancora la forma migliore per parlare al loro cuore, per conoscersi meglio. Il lavoro per i poveri, il sacrificio, il sudore della fronte, le mani sporche di fango e le serate sotto le stelle, in un ambiente naturale privo di mezzi tecnologici e a volte isolati da tutto, ci permette di trasmettere il messaggio della Caritá e Bontá come testimoni di una grande avventura, nel tentare di spendere la vita a servizio dei poveri.

La natura vista come sottofondo alla nostra vita quotidiana e non come parentesi delle ferie estive o invernali, è la porta di accesso che ci permette di parlare ai giovani di valori veri e sinceri, stili autentici di vita, narrati dalle sclete di molti volontari OMG che hanno fatto della vita uno strumento di aiuto al prossimo, donando se stessi al servizio dei piú poveri e dimenticati “campesinos delle Ande”.

Anche in Perú tutti i fondi (denaro e beni) che si ricavano ospitando i turisti nei Rifugi si utilizzano per l’assistenza e la cura degli anziani e dei più bisognosi della Cordigliera, oppure nella trasformazione delle loro capanne in case, ad apportare migliorie alla coltivazione delle patate.

Dal 1967 ad oggi e oltre

L’Operazione nasce nel 1967 in Val Formazza (Verbania), quando un gruppo di giovani guidati dal Sacerdote Salesiano Ugo De Censi (1924), decidono di andare in Brasile, precisamente a Poxorèo, nello stato del Mato Grosso, per costruire una scuola. Al rientro in Italia, sentono il desiderio di proseguire la loro attività di aiuto e iniziano ad organizzarsi in gruppi, a partire dalla cittadina di Arese, per aprire nuove spedizioni da sostenere con il ricavato dei loro lavori.

I giovani realizzano lavori di gruppo durante i giorni della settimana e campi di lavoro nei weekend; questi ultimi vedono molti ragazzi impegnati nella raccolta di carta, rottami e altri materiali da macero, oppure come operai in lavori agricoli, di costruzione, di pulizia sentieri, di realizzazione e gestione dei rifugi. In America Latina ci sono più di 100 missioni, dove i volontari OMG – giovani, famiglie, sacerdoti – offrono il loro lavoro in forma completamente gratuita e realizzano attività nel campo educativo, religioso, sanitario, agricolo e sociale.

Ogni estate partono verso le missioni gruppi di giovani per un periodo di 6 mesi. Oggi l’OMG è presente in oltre 60 comunità in Perù, 17 in Ecuador, 9 in Bolivia e 12 in Brasile e negli Stati Uniti a Baltimore; in Italia sono presenti oltre 130 gruppi per un totale di circa 2000 persone. Questi gruppi di giovani sostengono da lontano il lavoro svolto in America Latina grazie a svariate attività, come la raccolta di carta, viveri, taglio dell’erba, pulizia dei boschi, imbiancature, mercatini dell’usato, gestione di rifugi e, soprattutto, campi di lavoro durante i weekend e campi lunghi.

Info e approfondimenti su www.trekkingandini.net

I RIFUGI

Rifugio Claudio e Bruno (2710 m) – Val Formazza (Verbania)

Nel anni ’70 è stato il primo rifugio costruito dai ragazzi dell’OMG con un modulo in lamiera e ferro trasportato a spalle, montato sul posto, poi negli anni ’90 è stato smontato e sulle sue fondamenta è stato ricostruito il nuovo Rifugio Claudio e Bruno.

Oggi è meta di molti scalatori, dotato di camere con bagni e di un ampio refettorio è senza dubbio un rifugio di squisita bellezza. Informazioni: Cell. 347.9058659

Rifugio 3A (2960 m) – Val Formazza (Verbania)

Nasce negli anni ’80 l’idea di costruire il Rifugio 3A, a 3000 metri sulla cresta della montagna tra il Blinden e il Matterton, un lavoro da schiavi, ma tutte queste formiche sono venute libere e sono ritornate libere e contente: sono i ragazzi OMG, giovani che sognano una vita diversa e spesa per gli altri, fatta di sacrificio, rinunce e sudore.

Questo rifugio poco a poco è nato come lo sbocciare di un fiore. Informazioni: Cell. 3479058659

Rifugio Laeng (1760 m) – Val Camonica (BS)

Nel 1992, grazie alla passione per l’avventura e l’amore per i giovani, alcuni ragazzi dell’OMG si sono interessati al vecchio Bivacco Laeng, fino a trovare il connubio tra il CAI e l’Operazione Mato Grosso. Partendo da Borno (BS) si raggiunge il Lago di Lova da dove ci s’incammina a piedi su facile sentiero, raggiungendo in circa un’ora e mezza il rifugio. Il luogo dove sorge è senza dubbio un magico e incantevole, in una conca contornata da roccaforti di roccia vulcanica.

Imponenti alle spalle del Rifugio Gualtiero Laeng è il Pizzo Camino e il vicino Monte Sossino.

Un luogo incantevole, immerso nel silenzio della valle, sull’intreccio dei sentieri che da una parte collegano il Rifugio Laeng al Rifugio San Fermo. Oltrepassando il Passo di Varicla si può raggiungere Schilpario. Informazioni: Tel. 030.7701253

Rifugio Torsoleto (2390 m) – Val Camonica (BS)

La storia del Rifugio Torsoleto è legata a Battistino Bonali e Giandomenico Ducoli, alle loro imprese alpinistiche, al loro stile di salire le montagne, alla loro vita finita l’8 agosto 1993 a pochi metri dalla vetta dell’Huascaran Nord, in Perù. Il loro tentativo su una delle pareti più difficili del mondo, oltre agli interessi alpinistici, mirava ad attirare lo sguardo dei loro amici e di tutti gli amanti della montagna verso i poveri delle Ande (quei poveri aiutati dai ragazzi dell’Operazione Mato Grosso tanto cari a Battistino). Il motto scelto per la spedizione dell’alpinista di Bienno era “salire in alto per aiutare chi sta in basso”; fu così che dopo la tragedia, gli amici più vicino ai due alpinisti, decisero di ricordali, costruendo un rifugio dedicato a loro.

La ricostruzione del Torsoleto (ruderi di un ospedale militare durante il primo conflitto mondiale), eseguita tra il 1994 e il 1998, ha visto l’impegno di circa 3.000 giovani, soprattutto ragazzi dell’Operazione Mato Grosso, ma anche tanti amici e simpatizzanti, impegnati nei lavori di trasporto a spalle dei materiali di muratura (cemento, travi, mattoni, ecc), di raccolta delle pietre e di costruzione. Il lavoro è stato svolto gratuitamente, nel rispetto della montagna, con l’idea di avvicinare i giovani al servizio gratuito verso i poveri campesinos degli altipiani altoandini. Informazioni: Tel. 0364.530293

Rifugio Colombè (1710 m) – Val Camonica (BS)

Il Rifugio Colombè sorge sul versante orientale della Val Camonica, facilmente raggiungibile in jeep 4×4, con una vista panoramica sulla Concarena e Val Camonica. Ha 40 posti letto, una comoda sala da pranzo e può ospitare gruppi di oratorio e scoutismo. La prima gestione affidata all’OMG è del 1991, poi alcuni anni di cambio di gestione, fino a consacrare l’Operazione Mato Grosso come gruppo gestori. Informazioni: Tel. 035.827112

Rifugio degli Angeli (2916 m) al Morion in Valgrisanche (Aosta)

Il rifugio ecologico sorge sui resti del Rifugio Scavarda, costruito nel 1937 e dedicato alla memoria di Clea Scavarda, un’alpinista ventiseienne vittima di una slavina caduta il 19 febbraio 1936. Costruito come ricovero militare alla base della Testa del Rutor, dopo la guerra viene convertito in rifugio alpino e gestito dal CAI di Torino sino all’inizio degli anni ’90. Era una costruzione in muratura a un piano, con 32 posti letto, riscaldamento a stufa e acqua fornita dal ghiacciaio del Morion. A renderlo un mucchio di sassi e di terra fu un incendio nel 1990. Nel 2002, un caro amico e volontario dell’Operazione Mato Grosso, propose di acquistare all’asta un lotto di terreno in Val d’Aosta, a quasi 3.000 metri, per ricostruire il Rifugio Scavarda. Senza indugio venne messo insieme il necessario per fare un’offerta, OMG divenne così proprietario di quel pezzo di terra e di quel mucchietto di sassi in cima a una montagna. Nell’estate 2003 iniziarono i lavori, secondo lo spirito dell’Organizzazione Mato Grosso, grazie all’aiuto di benefattori disposti a regalare i materiali necessari, di professionisti-volontari capaci di seguire il progetto e di tantissimi amici e volontari che si sono avvicendati durante le varie settimane di lavoro.

Il Rifugio degli Angeli si impegna al massimo per minimizzare l’impatto ecologico, nel pieno rispetto della natura: è dotato di una compostiera per i materiali organici e ricicla plastica, vetro, alluminio, latta e acciaio. Nel 2007 è stata realizzata una mini centrale idroelettrica, auto-costruita trasportando i materiali a spalla dal basso, come è stato fatto per il rifugio. Alimentata dalle acque di scioglimento del ghiacciaio del Morion, la centralina idroelettrica permette di avere energia rinnovabile per tutta l’estate, in totale autonomia.

Lo stesso ghiacciaio fornisce l’acqua potabile e quella necessaria alla vita quotidiana per tutta la durata della stagione estiva. Attraverso i rifornimenti a spalla si riducono i costi di gestione e l’inquinamento dovuto ai trasporti con l’elicottero (viene utilizzato il meno possibile, generalmente due volte a stagione). I rifornimenti di cibi freschi sono effettuati settimanalmente al cambio dei volontari, o più spesso in caso di forte affluenza, ma sempre a spalla. Grazie all’energia elettrica auto-prodotta il pane è fatto in rifugio. All’inizio del sentiero trovate un Cartello “Rifugio degli Angeli”, vicino c’è un deposito di legna: è l’invito a trasportare un tronco di legna al rifugio per contribuire al progetto caritativo. Informazioni: info@rifugiodegliangeli.it

Rifugio Piergiorgio Frassati (2542 m) – Val di Merdeux, Valle d’Aosta

I lavori di costruzione del Rifugio Frassati sono iniziati nell’estate del 2008 ad opera dei ragazzi dell’Operazione Mato Grosso, che hanno lavorato gratuitamente per tre estati fino all’inaugurazione del 2011. Il trasporto dei materiali necessari è stato fatto quasi interamente a spalla da ragazzi che hanno regalato una o più settimane delle loro vacanze estive per la realizzazione del rifugio. Immersi nella natura, nel silenzio della montagna, lontano dal frastuono della città, scegliendo di regalare del proprio tempo per i più poveri, vivendo le settimane seguendo il ritmo naturale della giornata, dall’alba al tramonto: questi gli ingredienti segreti di una vita semplice, in linea con lo spirito di avventura, lavoro silenzioso ed essenzialità dell’Operazione Mato Grosso. I ragazzi hanno vissuto per settimane utilizzando come campo base l’alpeggio Tza di Merdeux, situato a 45 minuti di cammino al di sotto del rifugio. Informazioni: Cell. 331.9438054 info@rifugiofrassati.it www.rifugiofrassati.it

Rifugio Schiazzera (2079 m) – Val Saiento (SO)

Il rifugio, di proprietà del comune di Vervio (SO), è stato ricavato nel 1997 dalla ristrutturazione di una ex caserma della Guardia di Finanza. La presenza in questi luoghi di un presidio dei finanzieri non deve stupire perché l’alta Val Saiento consente di raggiungere facilmente la Valle di Poschiavo (attraverso il passo chiamato Portone) e la vicina Valle Piana, laterale della Val Grosina occidentale, dalla quale si può nuovamente e facilmente passare, per diverse vie, alla Valle di Poschiavo. Questo spiega il transito degli “spalloni” su questi sentieri – negli anni del contrabbando – e l’azione di contrasto operata dai finanzieri. Il Rifugio Schiazzera è interamente gestito da volontari che contribuiscono alla raccolta di fondi per sostenere le missioni dell’Operazione Mato Grosso in America Latina e a sostegno delle tante opere realizzate dai missionari laici e dai sacerdoti nelle varie spedizioni dell’OMG. Informazioni: 0342.705417 – 0341.940136

Rifugio Giorgio Prilo (1165 m) – Toscolano Maderno (BS)

Il rifugio che sorge su un punto altamente panoramico, sopra il Lago di Garda, è di proprietà del CAI di Salò. Vi si accede da Toscolano Maderno (loc. Gaino) attraverso comodo sentiero oppure da S. Michele sia da sentiero che su percorso ferrato “Spigolo della Bandiera”, di grande godimento (obbligatorio l’uso del set da ferrata), che arriva proprio sotto il rifugio. Dal 2004 è gestito dai volontari OMG grazie a una convenzione con il CAI di Saló. Informazioni: Tel. 0365.651177 Cell. 338.1285813

Rifugio San Jorio (1980 m) in Valle Albano (CO)

Il Rifugio San Jorio, ex caserma della Guardia di Finanza, è situato poco sotto l’omonimo passo che collega l’alto Lario con Bellinzona e il Verbano, mettendo in contatto le valli Albano e San Jorio in Italia, con la Val Morobbia in Svizzera. Il passo era parecchio frequentato nei secoli scorsi: da qui passava la seta prodotta a Como e diretta in Germania e il materiale di ferro della Val Morobbia utilizzato nelle officine di Dongo. Il nome dovrebbe derivare da quello del Santo eremita a cui è dedicata la chiesetta che sorge poco più in alto. Il rifugio è gestito dall’associazione “Insieme per i poveri”, facente parte del movimento Operazione Mato Grosso. Il ricavato dalla gestione è devoluto interamente alle loro necessità. Dopo una sosta al rifugio vale la pena proseguire ancora un poco per raggiungere il passo e la chiesetta e ammirare lo splendido panorama. Nelle giornate limpide lo sguardo spazia dalle Alpi Svizzere fino al Monte Rosa e al Cervino. Informazioni: Tel. 0344.30539 Cell. 349.7279924

Rifugio Gherardi (1650 m) – Val Taleggio (BG)

Il Rifugio Gherardi, di proprietà del CAI di Bergamo, è il posto ideale per un’escursione in montagna poco impegnativa, per questo è particolarmente adatto alle famiglie. È facilmente raggiungibile e permette di fare passeggiate tranquille, ascoltando i richiami delle marmotte e ammirando le cime intorno. Si possono raggiungere in poco tempo i Piani di Artavaggio con i loro rifugi. Il rifugio è gestito dall’associazione “Alpi-Ande 2”, facente parte del movimento Operazione Mato Grosso. Il ricavato dalla gestione è devoluto interamente ai progetti sanitari svolti in Perù dai volontari OMG e a sostegno dell’Ospedale Mama Ashu di Chacas sulla Sierra Andina. Dopo una sosta al rifugio vale la pena proseguire per raggiungere in breve il passo e la chiesetta, e ammirare lo splendido panorama. Nelle giornate limpide lo sguardo spazia dalle Alpi Svizzere fino al Rosa e al Cervino. Informazioni: Tel. 0345.47302 / 035814749 Cell. 339.8128123

Rifugio Canua (1520 m) – Lago di Como

Il Rifugio Comunale La Canua è situato su un terrazzo naturale che offre uno scenario più unico che raro e permette di spingersi visivamente da Nord a Sud sul Lario sottostante. La bassa Valtellina e giù fino a Lecco e la Brianza sono gli orizzonti che si esplorano da questa postazione. Il Monte Legnone e la Valsassina fanno da specchio frontale; dai Corni di Canzo, vicino a Lecco, sino al gruppo del Ligoncio, al Lago di Novate Mezzola e al Pian di Spagna. Salendo sul vicino crinale, si amplia la vista a 360 gradi verso la Svizzera e le Lepontine della Valchiavenna. Al rifugio svolgono la loro attività di volontariato gli amici all’Operazione Mato Grosso e gli introiti del Rifugio Canua vengono devoluti a sostegno della Casa degli Ammalati in Goiania, Brasile, una casa di accoglienza che assiste sia gli ammalati che devono essere ricoverati all’ospedale, sia ai parenti che li accompagnano. Da questa casa passano le persone più indigenti, che abitano nelle zone rurali degli stati brasiliani di Tocantins e Mato Grosso, dove l’OMG ha le sue missioni. Informazioni: Cell: 335.8097897 info@rifugiocanua.it www.rifugiocanua.it

Baita Palmarusso (1596 m) – Zone (BS) Monte Guglielmo

La Baita, di proprietà del comune di Zone, è stata affidata all’Associazione “La gerla della Carità”, che fa parte dell’Operazione Mato Grosso. La Baita Palmarusso, anche chiamata La Baita della Carità, fornisce alloggio e pasti caldi: le offerte libere sono destinate al sostegno delle missioni dell’OMG in America Latina. Una sfida d’altri tempi e un modo per approcciare diversamente la montagna e rendere più importante non tanto la vetta, quanto le persone che camminano immerse nel silenzio della natura. La Baita sorge in un punto panoramico di notevole livello paesaggistico, grazie anche alla vista spettacolare sul Lago d’Iseo, ai suggestivi tramonti al chiaro di luna e alla nuovissima Ferrata Corna del Bene, 200 metri di ferrata verticale molto esposta e molto suggestiva (obbligatorio l’uso del set da ferrata).

La Baita Palmarusso si presta anche per soggiorni di gruppo, essendo dotata di cucina, cameroni, riscaldamento a legna, bagni e docce. La gestione è curata da giovani o veterani che hanno in comune lo spirito della Carità come stile di vita. Informazioni: Cell. 334.9075576 / 346.0245465 / 366.3157267 / 333.3459811 baitapalmarusso@hotmail.com www.palmarusso.it

Potrebbe interessarti anche:

A proposito dell'autore

La Redazione

La Redazione di TREKKING&Outdoor è il gruppo di appassionati e professionisti che si occupa della cura dei contenuti di questo portale. Gli articoli e i contenuti che riportano la nostra firma sono frutto di un lavoro di squadra.

Non ci sono commenti

Lascia un tuo commento