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Piccola Cassia: un itinerario che corre indietro nel tempo

Categorie: Italia, Reportage
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Una via di comunicazione antichissima, già solcata dai Romani per congiungere la Capitale al centro della Pianura Padana. Divenne in seguito uno dei tanti rami che nell’alto medioevo collegavano le città di pianura e collina alla Francigena, la strada dei Pellegrini. È la Piccola Cassia, un itinerario che corre indietro nel tempo, alla scoperta di tante piccole perle d’architettura e borghi le cui atmosfere sembrano sospese nel passato.

Quello della Piccola Cassia è un percorso che si sviluppa coinvolgendo tutti e cinque i sensi: nella contemplazione dei paesaggi sinuosi e colorati, nell’ascolto dei segreti del bosco, nel toccare con mano i monumenti storici che hanno attraversato i secoli, nell’odorare i profumi d’Appennino e infine nell’assaggiare le delizie locali. Siamo infatti nelle terre del Parmigiano Reggiano, dei salumi tipici di Modena e Bologna, dello “street food” all’emiliana, ma anche dei pregiati vini che vengono prodotti all’ombra dei colli.

Partiamo alla scoperta di questo angolo d’Italia sconosciuta, che ci accompagna verso le terre toscane in una dolce progressione, per lasciare al viandante il tempo di ambientarsi sul territorio ed al contempo di sorprenderlo con scorci sempre nuovi e differenti. Zaino in spalla, scarpe ben allacciate, in direzione di un altro straordinario viaggio d’Italia quotidiana, di provincia gioviale, di un ambiente naturale dove l’azione dell’uomo si è fatta nei secoli responsabile e rispettosa del paesaggio.

I girasoli arricchiscono i campi agricoli durante l’estate (Ph Enrico Bottino)

Cassia: Piccola di nome ma non di fatto

Il nostro percorso comincia a pochi chilometri da Modena, nel cuore della pianura, più precisamente da Nonantola. Questa cittadina nacque come colonia romana e divenne celebre soprattutto grazie all’Abbazia benedettina fondata nell’anno 752 dall’abate longobardo Anselmo. Sotto alla grande chiesa romanica in mattoni rossi, si cela la magnifica cripta arricchita da 64 colonne, che disegnano geometrie di grande suggestione.

La città condivide il suo punto di partenza con un’altra strada antica: è la Via Romea Nonantolana, la quale si ricongiungeva alla Francigena dopo aver valicato gli Appennini con un percorso parallelo a quello della Piccola Cassia.

Una volta partiti, la nostra strada si dirige verso Rubiera, Castelfranco Emilia; poi incrocia perpendicolarmente la Via Emilia e tocca San Cesario, Valsamoggia e quindi Bazzano. Ai piedi delle colline, a metà strada tra Modena e Bologna, questa antica cittadina divenne celebre per la grande Rocca che domina il centro storico dall’alto di una collinetta.

Bazzano fu costruita in origine per volere di Matilde di Canossa, mentre successivamente passò in mano alla famiglia Bentivoglio, signori di Bologna, che nel 1473 ne modificarono l’aspetto. Le stanze della Rocca nascosero poi un celebre prigioniero sul finire del 1700: il poeta Ugo Foscolo, all’epoca luogotenente della guardia bolognese, catturato dagli ussari che avevano destituito il municipio di Bazzano.

Passeggiando per le vie del centro si incontrano il Palazzo della Repubblica, il Palazzo Comunale, la Piazza della Giuditta con la sua fontana e Piazza Garibaldi, il cuore della città, dove si affaccia anche l’Oratorio di Santa Maria del Suffragio.

Da Bazzano riparte il cammino della Piccola Cassia. Seguendo la direzione Monteveglio, la via si biforca seguendo i corsi dei torrenti Ghiaie e Samoggia. Il percorso occidentale si dirige verso Monteveglio e la sua abbazia, attraversando l’omonimo Parco Regionale, per raggiungere poi il Castello di Serravalle. Al contrario, il percorso orientale dapprima scende sul fondovalle di Fagnano, per poi risalire verso Mongiorgio e l’Abbazia dei Santi Fabiano e Sebastiano.

Iniziando dal tratto occidentale, la Piccola Cassia attraversa il Parco Regionale dell’Abbazia di Monteveglio, un’area protetta istituita nel 1995 a difesa dei rilievi collinari che si ergono sulla sinistra idrografica dei torrenti Samoggia e Ghiaia di Serravalle. Il territorio del parco presenta paesaggi dolci e gradevoli, dove l’azione dell’uomo ha nei secoli modellato il panorama con coltivi e siepi, intervallati da macchie boschive e soprattutto da grandi calanchi e affioramenti rocciosi.

I frammenti del pregevole polittico di Giovanni Martorelli, conservato nell’Abbazia di Monteveglio (Sailko – Own work CC BY-SA 4.0)

L’argilla nuda si alterna così ai forti toni del verde rendendo il paesaggio privo di tracce antropiche per lunghi tratti. Dai versanti più dolci si guadagna altezza sui rilievi del Monte Freddo, del Monte Gennaro e del Morello; in mezzo fa bella mostra di sé la vallecola del Rio Ramato, il vero cuore dell’area. Edificio simbolo del Parco è l’Abbazia di Monteveglio, che sorge su un colle a dominio della vallata e dell’incantevole borgo fortificato matildeo. L’abbazia fu costruita nel 1092 in stile romanico e contiene due splendidi chiostri, uno dei quali si affaccia sulla pianura dischiudendo un panorama suggestivo.

L’Abbazia di Monteveglio che sorge nel verde dell’omonimo Parco (Ph RobyBS89 – Opera propria)

Sempre sul percorso occidentale si incontra dapprima il Castello di Serravalle del IX secolo, poi la piccola chiesa di Sant’Apollinare, un luogo magico colorato dai toni caldi del rosso e dell’arancio. Di probabile origine bizantina, si trovava sul punto di confine con i territori longobardi. Ricostruita interamente nel 1744 dopo un lungo periodo di decadimento, la chiesa è oggi ricca di ornamenti ed opere d’arte che ne fanno uno degli edifici più pregevoli della Val Samoggia. Da Sant’Apollinare si prosegue tra i calanchi dirigendosi verso Tiola: è l’area delle “Argille Scagliose”, così chiamate per i profondi solchi e le pareti ripide che le caratterizzano. In cima al borgo, la chiesa di San Michele Arcangelo di origine trecentesca, riedificata anch’essa durante il settecento.

La piccola Cassia continua la sua cavalcata, toccando le località Villa, Villa di Qua e Corano, fino all’antica Pieve di San Giorgio di Samoggia. Di origine bizantina, sorge su un balcone che domina l’omonima valle. Dopo la Pieve di San Giorgio è la volta di Savigno con il suo antico castello, San Prospero e successivamente della chiesa della Santissima Trinità di Savigno, costruita in splendida posizione sul crinale che separa le valli del Samoggia e del Lavino. Ancora pochi chilometri ed ecco che i due lembi della Piccola Cassia si uniscono presso Cà Bortolani.

Tornando indietro di qualche chilometro, percorriamo ora la porzione orientale del cammino, ripartendo da Fagnano. Qui la Piccola Cassia si addolcisce nel fondovalle del Samoggia, passando nei pressi della chiesa di Santa Maria Assunta. In quest’area si possono ammirare diverse case-torri, antiche abitazioni fortificate che si trovano ancora in grande numero nell’area. La strada curva quindi verso Badia, con la sua Abbazia dei Santi Fabiano e Sebastiano, che un tempo costituiva un punto di transito e ristoro per i viandanti diretti a Roma. Oltre Badia la strada torna a salire tortuosa e giunge alla Croce delle Pradole, un punto panoramico da cui la vista spazia sul Monte Vignola, sul Cimone e sulla pianura. Con un pizzico di fortuna e cielo terso, si vede persino la punta delle Prealpi in lontananza.

La strada prosegue in direzione Appennino e, una volta ricongiuntasi con il percorso occidentale, raggiunge Tolè, dove scorrono acque limpide e purissime: dal suolo del piccolo borgo storico sgorgano infatti diverse sorgenti che sono convogliate in tante piccole fontane sparse per il centro. Qui un tempo si trovava il confine tra il Ducato di Modena e lo Stato Pontificio, verso cui ci dirigiamo alla volta dell’Abbazia di Santa Lucia, un tempo luogo di sosta per i pellegrini.

Continuando si incontra una fontana sullo spartiacque tra il Reno e il Panaro, per giungere in seguito alla Rocca di Roffeno, un’antica villa che faceva capo ai Roffeni, vassalli di Matilde di Canossa. Nei pressi della Rocca, la Pieve di San Pietro con la sua ampia facciata, la quale conserva ancora tracce del periodo romanico, risalenti alla metà del XII secolo. Parzialmente ricostruita in seguito a un crollo, fu modificata nella facciata e sulle pareti, mentre l’abside rimase pressoché intatta. A fianco della Pieve, venne costruita una torre in epoca medievale che aveva una funzione di protezione dell’edificio religioso e della canonica. Poco distante, nel nucleo di Monzone, si trovano altre costruzioni simili, tra cui una casa-torre dove si ritirò in villeggiatura il pittore Giorgio Morandi. Da Rocca di Roffeno il percorso si fa panoramico e giunge a Castel d’Aiano.

Il castello di Rocca Roffeno è un piccolo gioiello che sorge alla sommità di un’altura, circondata dai colli romagnoli (Ph Matteo Palmieri)

Questo borgo, che fu un rilevante castello matildico, è circondato da una natura lussureggiante, corsi d’acqua, grotte e boschi, dove l’uomo nel tempo imparò a sfruttare le risorse della natura costruendo ad esempio numerosi mulini di montagna alimentati ad acqua. Castel d’Aiano è un luogo di confine da tempo immemore: prima dogana tra i ducati di Modena e Bologna, nella seconda guerra mondiale si ritrovò invece sulla Linea Gotica.

La Cassia continua il suo corso verso la Toscana incontrando qualche chilometro dopo il Santuario della Madonna della Brasa, sorto nella prima metà del 700 in un luogo dove secondo la tradizione fu ritrovata un’immagine della Madonna. Ricostruito nel 1960 in seguito ai bombardamenti che lo distrussero durante la Seconda Guerra Mondiale, il Santuario si trova sulla via per Sassomolare, frazione di Castel d’Aiano che, dall’alto dei suoi 1.000 metri d’altezza, è contornata dai boschi e da affascinanti querce secolari.

La Piccola Cassia si avvicina ora a Bombiana, non prima di aver transitato per il punto di snodo di Canevaccia. Bombiana, frazione di Gaggio Montano, è un nucleo antichissimo, sede di un castello eretto dai bolognesi nel XIII secolo sul vicino Monte Castello. All’interno della fortezza venne costruita la piccola chiesa di San Giacomo, spostata successivamente in centro al paese.

Da Bombiana si continua per il complesso di Guanella, con la sua antica torre di guardia, e si giunge successivamente al cospetto dell’imponente Sasso di Gaggio Montano. Anche questo borgo ricoprì una funzione fondamentale durante la resistenza, ne è a testimonianza il curioso monumento ai caduti dell’esercito brasiliano che sorge in località Guanella.

Da Gaggio il nostro percorso va dirigendosi verso Fanano, transitando per Gabba e Fioppa Grecchia, due centri già noti in epoca longobarda, e Querciola con la sua deliziosa chiesetta. Prima di riconnettersi alla Via Romea Nonantolana – con cui la Piccola Cassia condivide i punti di partenza e arrivo – presso Fanano, si incontra la splendida Rocca Corneta. Dalla strada si scorge il campanile, arroccato su uno sperone di roccia, costruito dai bolognesi insieme al fortalizio – oggi non più visibile – a difesa degli ultimi lembi di terra prima di incontrare la regione del Frignano, di proprietà modenese. Sempre a Rocca Corneta, sovrastata dai monti del Parco Corno alle Scale, la chiesa di San Martino di Tours, fabbricata prima del XVI secolo.

Sulla strada per Fanano si incontra ancora il Mulino della Piastra, uno degli svariati manufatti che furono edificati sul torrente Dardagna grazie al ricco flusso di acque che venivano garantite lungo tutti i periodi dell’anno. Siamo ormai a Fanano, la Romea Nonantolana si unisce al nostro cammino, e possiamo goderci gli scenari incantati dell’Alto Appennino Modenese, ad una manciata di chilometri dal confine toscano. Oltre allo scenografico borgo, Fanano è un luogo ideale per passare vacanze immersi nel verde, praticando sport sia d’estate che d’inverno, e regalandosi lauti pasti con le delizie della gastronomia locale.

Dal borgo – bandiera arancione TCI dal 2001 – si riprende il cammino per l’ultima fatica: ci si dirige verso il valico di Croce Arcana correndo lungo la valle del torrente Ospitale e risalendo gli Appennini. Arriveremo così al valico, a 1.675 metri d’altezza, da cui sarà possibile godersi uno scenario maestoso su entrambi i versanti.

La Piccola Cassia ripercorre quel tratto d’Appennino che già i Romani utilizzavano per raggiungere la Pianura Padana centrale salendo da Pistoia in direzione di Modena e Bologna.

 

Piccola Cassia: le tappe

  • 1° tappa: Nonantola – Bazzano 26 km
  • 2° tappa: Bazzano – Tolè 29,5 km
  • 3° tappa: Tolè – Abetaia 24,3 km
  • 4° tappa: Abetaia – Rocca Corneta 15,8 km
  • 5° tappa: Rocca Corneta – Capanna Tassoni 17,98 km
  • 6° tappa: Capanna Tassoni – Cutigliano 13,80 km
  • 7° tappa: Cutigliano – Ponte Petri 23,70 km
  • 8° tappa: Ponte Petri – Pistoia 18,30 km
 

Testo di Marco Carlone

 

A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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