Valle di Susa: dove il gusto incontra la natura | Trekking.it

Valle di Susa: dove il gusto incontra la natura

Categorie: Italia, Reportage
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Uno scrigno di tesori d’arte e cultura alpina: ecco la Valle di Susa, un luogo da assaporare lentamente, alla scoperta del connubio perfetto tra l’ambiente naturale e le tipicità agroalimentari d’autunno, protagoniste di tradizionali sagre organizzate nei suoi caratteristici borghi.

La Valle di Susa, popolata fin dal Neolitico, rispecchia l’intera storia dell’uomo attraverso una varietà di presenze storiche, archeologiche e artistiche inserite in un contesto ambientale di grande suggestione. La storia è segnata nel paesaggio, dove i monumenti creati dalla natura e quelli realizzati dall’uomo si intersecano e si propongono come straordinari accessi ai molteplici percorsi culturali, naturalistici e sportivi. Questi danno luogo a un connubio unico e irripetibile con la cucina tradizionale alpina e prodotti enogastronomici di qualità certificata.

Chi visita il territorio nella stagione autunnale può rendere il proprio itinerario ancora più interessante frequentando alcune delle numerose sagre inserite nel calendario di Gustovalsusa, kermesse che conduce alla riscoperta dei profumi autentici e delle feste di paese dal fascino antico e genuino, coinvolgendo ben 24 comuni a cominciare dall’Alta Valle con Sauze d’Oulx.

Qui il 18 settembre l’appuntamento è con la sagra della patata di montagna – prodotto che si fregia del marchio De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine): una giornata di festa nel parco del comune con mercatino delle tipicità e pranzo a base di patate. La loro squisitezza deriva da una maturazione lenta, una coltivazione biologica e particolarità organolettiche acquisite ad alta quota. Tra le varietà presenti, le Bimtje, a pasta gialla, le Desirée, con buccia rossa e pasta gialla, le Roseval, buccia color vino e pasta gialla, ottime al vapore.

Sempre in Alta Valle si consiglia di recarsi a Salbertrand per seguire le tracce del glorioso rimpatrio dei Valdesi e scoprire il tratto locale della Via Alpina.

Concorsi di dolcezza…

A completamento di qualsiasi menu, gli amanti delle specialità dolciarie non possono rinunciare ad assaggiare le “paste di meliga”, dolci tipici piemontesi a base di farina di mais, burro, zucchero, miele, uova, lievito e scorza di limone. Queste delizie friabili sono anche protagoniste del Meliga-day a Sant’Ambrogio di Torino, che si svolge ogni anno l’ultimo week-end di settembre (nel 2016 i giorni della sagra saranno il 24 e 25 settembre).

Di origine antica, secondo la tradizione nacquero per necessità in seguito a un cattivo raccolto che aveva fatto salire enormemente il prezzo del frumento. I fornai cominciarono a mescolare il fior di farina (quello che oggi viene definito “farina 00”) con il fumetto di mais, cioè con la farina macinata finissima ricavata dal mais, ottenendo un biscotto molto friabile e dalla fragranza inconfondibile. Le paste di meliga sono ottime gustate da sole, abbinate allo zabaione o al passito di Moscato o di Dolcetto.

La manifestazione santambrogese, prevede una serie di iniziative collaterali all’insegna dell’incontro fra il biscotto tipico con la cultura e il divertimento: oltre alla fiera commerciale e artigianale, la degustazione di produzioni locali, la dimostrazione della realizzazione delle paste di meliga, tour culturali con visite guidate ai principali siti, mostre, animazioni musicali e teatrali. Si segnala, in particolare, il concorso “La migliore delle melighe” dove qualunque cittadino può consegnare in municipio un contenitore anonimo con una ventina di dolci che sono valutati da una giuria. Il punteggio è attribuito giudicandoli in base a quattro sensi: la vista (aspetto esteriore), il gusto (sapore), l’olfatto (profumo), il tatto (fragranza e friabilità). A Sant’Ambrogio non può mancare la visita alla Sacra di San Michele, raggiungibile con la via ferrata “Carlo Giorda”.

Vista dalla Sacra di San Michele

Vista dalla Sacra di San Michele

Brusatà, le regine dell’autunno

Evento di punta a metà ottobre è, invece, la Sagra Valsusina del Marrone, che quest’anno taglia il traguardo della 53ª edizione (è la più antica d’Italia dedicata a questo prodotto). La tradizionale manifestazione confermerà ancora una volta la simbiosi tra il paese e i rigogliosi castagneti che lo circondano. L’organizzazione spetta alla Pro Loco e al Comune, con la collaborazione delle associazioni locali e della Coldiretti.

In occasione della sagra, i castanicoltori si contendono la palma di miglior produttore, assegnata a colui che, presentando i propri cinquanta frutti di maggior pezzatura, farà registrare il peso maggiore. Un altro concorso legato alla manifestazione è quello delle composizioni, che premia chi esprime più fantasia e abilità nell’impiegare i marroni per creare personaggi e ambientazioni.

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Ma a registrare un vero e proprio bagno di folla durante la sagra è la distribuzione delle caldarroste, le cosiddette “brusatà”: ogni anno oltre 50.000 visitatori scelgono Villar Focchiardo per assaggiare i prelibati marroni abbrustoliti, e i “brusatairo” – i personaggi in costume tradizionale addetti alla cottura delle caldarroste nelle apposite padelle bucate a contatto diretto con il fuoco – distribuiscono oltre venti quintali di marroni. A contorno della sagra è prevista la degustazione di piatti a base di marroni e altre specialità gastronomiche della Valle di Susa, mostre fotografiche e di pittura, convegni sulla castanicoltura e l’iniziativa “castagneti aperti”. Grazie ad essa, i visitatori possono usufruire di un servizio navetta che consente di raggiungere i castagneti e di conoscere i produttori, che spiegano loro i segreti della coltura.

Merita senz’altro una visita anche la Certosa di Montebenedetto, raggiungibile dall’abitato percorrendo il Sentiero dei Monaci. Il marrone della Valle di Susa, coltivato in questi luoghi fin dal 1200, è stato inserito nel paniere dei prodotti tipici della Provincia di Torino e nel 2007 ha ricevuto la certificazione Igp.

L’itinerario: Il Glorioso rimpatrio: il percorso dei valdesi nel Parco del Gran Bosco di Salbertrand

Testo di Cristina Negri, foto di Marco Carlone e Valle di Susa Tesori di Arte e Natura Alpina

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