Rifugi: l’ultimo avamposto umano nell’universo delle Alpi e della montagna | Trekking.it

Rifugi: l’ultimo avamposto umano nell’universo delle Alpi e della montagna

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I rifugi sono punto di riferimento imprescindibile per gli amanti delle lunghe passeggiate.

La maggior parte delle strutture riapre i battenti in estate accogliendo i tanti escursionisti che raggiungono i rifugi anche solo per il piacere di gustare un piatto caldo con gli amici e condividere la passione per la natura.

La nuova idea di rifugio

Il Rifugio dell’Antola (1460 metri), sull’Appennino ligure, realizzato nel 2007 attraverso moderne tecnologie a tutela dell’ambiente, offre ampi panorami sulla valle del Brugneto e il lago omonimo. Si trova ad appena 10 minuti dalla vetta dell’Antola, il “monte dei genovesi” (Ph Enrico Bottino) http://www.rifugioantola.com/ Cell. 339.4874872

Da semplice punto di appoggio per affrontare poi le grandi salite verso le cime, com’era in passato considerata questa struttura ricettiva, il rifugio si è trasformato sempre più spesso nell’obiettivo dell’escursionista. Il punto da raggiungere alla fine del sentiero, il “premio” per la fatica dell’escursione.

I trekker di oggi hanno sempre più bisogno di essere “accompagnati” sia fisicamente che con le suggestioni, verso la montagna, e il rifugio deve “accogliere” col calore dell’ospitalità montanara, insieme ai profumi, ai sapori e alle tradizioni della cultura valligiana.

Questo non significa trasformare il rifugio in un albergo di lusso o un ristorante a mille stelle, tutt’altro. Bisogna piuttosto rivalutare tutti i dettagli che rendono unico ogni rifugio, perché inserito in un contesto – paesaggistico, ambientale e culturale – altrettanto irripetibile. Il “palcoscenico” è la parte più importante del rifugio, ed è la componente che va rivalutata, anche con la capacità di chi gestisce i rifugi a fare da tramite, “cerniera”, tra i visitatori e il territorio.

Non semplice “porgitore” di generi di conforto o “custode”, ma autentico professionista dell’accoglienza, questo deve diventare il moderno gestore di rifugio. Imparando nuovamente a essere il protagonista e il “narratore” del suo territorio, piuttosto che dedicarsi a inventare soluzioni di appeal legate alla gastronomia esotica (alcuni rifugi di alta quota hanno iniziato a servire esclusivi piatti di pesce o ricette da gourmet metropolitano) o alla ricettività sempre più simile a quella di un “hotel de charme”, snaturando totalmente l’atmosfera “rustica” e calda del rifugio presente nell’immaginario dei frequentatori della montagna.

Sono perfettamente inutili, oltre che poco attraenti, queste derive verso il look moderno, perché il valore aggiunto del rifugio rimane la “suggestione” di un luogo accogliente nel cuore dell’universo montano, e non la sua similitudine forzata e innaturale con strutture ricettive dedicate ad un altro genere di turista.

Sono l’ambiente e soprattutto i sentieri che consentono di raggiungerlo i punti di forza del rifugio, sentieri che devono “raccontare”, svelare le bellezze e i segreti della montagna; e in questa ottica, la manutenzione e la valorizzazione dei sentieri che portano al rifugio devono rappresentare, per ogni gestore, non un “obbligo” ma una opportunità, unica, per attirare gli escursionisti. Un “biglietto da visita” straordinario per anticipare le suggestioni, indimenticabili, di un soggiorno in rifugio.

Aria di cambiamento

Rifugio De Gaspari (Ph Pino Di Tommaso, Guida del Parco Nazionale del Pollino)

I tempi cambiano, evolvono, la montagna non assolve al solo interesse sportivo-naturalistico, sono sempre di più i turisti che scelgono le Alpi e l’Appennino come destinazione delle proprie vacanze, per la qualità dell’accoglienza delle strutture ricettive e la naturalità dei sapori.

Una ospitalità non nuova a livello esperienziale, ma affinata, arricchita, perfezionata: non dimentichiamoci che storicamente i luoghi di accoglienza della montagna – in primis i rifugi del Club Alpino Italiano – sono sempre stati ospitali e rassicuranti per  pellegrini, mercanti, soldati, gente comune.

Il mondo alpino non è più arroccato, isolato, il suo spazio si è allargato, ma anche nell’epoca della globalizzazione la montagna ha mantenuto quella genuinità e spontaneità che restano il suo marchio distintivo.

La vita va avanti, il tempo corre veloce, non è più il momento di un’economia ai limiti della sopravvivenza, quando le Alpi rappresentavano una risorsa importante per taglialegna, carbonai e pastori, persone di bassa cultura ma con una infinita saggezza per sfruttare le risorse della natura senza abusarne e esaurirle.

Fortunatamente la montagna non si è svuotata dei suoi contenuti più veri, non si è piegata alla logica del profitto; si è evoluta, si è migliorata, questo si, senza però perdere la sua vera natura, lo spirito di conservazione. Ha subito solo in parte le pressioni esterne, non si è conformata alle norme che regolano il turismo di massa in città o sulla costa.

Simbolo di questa montagna sono i rifugi, che oggigiorno offrono una ospitalità di qualità per una vacanza in cammino, tra natura e panorami di largo respiro. E solo nei rifugi si creano quelle atmosfere, quelle alchimie che fanno nascere l’amicizia con il rifugista, con chi ha eletto le montagne a sua dimora.

I servizi offerti nei rifugi sono migliorati, perché negarlo o non apprezzarlo? Lo stesso Club Alpino Italiano, da quando è stato istituito il 23 ottobre 1863 a Torino, attraverso le sue dinamiche contribuisce alla frequentazione della montagna ed è protagonista di un prodotto turistico esperienziale aperto a tutti.

Le nuove leve sono sempre più informate ed esigenti, gli escursionisti chiedono un’esperienza sempre più integrata, quando decidono di trascorrere un week end al rifugio valutano anche la qualità della cucina. Attività outdoor, natura, panorami… ma con gusto. Desiderano vivere la montagna a tutto tondo!

La montagna al centro: gestire un rifugio alpino del CAI

Renato in compagnia di Sandro, gestore dell’Alpino, al Devero – Foto di Cesare Re

Ad accoglierci a fine giornata c’è il gestore, figura centrale nella vita del rifugio, persona concreta e dalle tante competenze, un tuttofare capace di mettere mano all’impianto elettrico o di aggiustare una tubatura, di arrangiarsi in opere murarie e di destreggiarsi con l’arsenale della cucina, valido coordinatore dei collaboratori più stretti occupati in mansioni che talvolta si avvicinano a quelle richieste in una vera struttura di accoglienza turistica.

Per i rifugisti assolvere i compiti della loro professione, al giorno d’oggi è sempre più complesso, difficile, in costante rinnovamento.

La Commissione centrale rifugi ed opere alpine, uno degli organi tecnici centrali del CAI, coadiuvata dalle commissioni regionali, si occupa della manutenzione e del buon funzionamento dei rifugi alpini.

Il CAI è a fianco del rifugista perché non è solo un operatore della ricezione turistica, ma anche divulgatore dei valori del Club Alpino, pertanto ha molto a cuore la professionalità dei gestori dei rifugi del CAI e organizza periodicamente percorsi formativi e di perfezionamento per questa figura professionale. Basta ricordare che il Club Alpino Italiano e le singole Sezioni hanno la proprietà, o la gestione, di ben 774 strutture tra rifugi alpini e bivacchi d’alta quota, per un totale di 21.681 posti letto!

Il rifugista non deve essere solo un abile ristoratore e “albergatore” , deve conoscere le tematiche igienico-sanitarie relative alla conservazione degli alimenti freschi e alla somministrazione di cibi e bevande, sapere a livello giuridico dove arrivano le sue responsabilità e dove iniziano quelle del produttore. La formazione e la competenza che deve avere il gestore sono davvero ampie, complete e complicate, interessando problematiche specifiche per i rifugi che agli occhi dei non addetti passano quasi inosservate.

Il gestore del rifugio è praticamente un tutto fare, deve sapere quali interventi adottare in caso di mancata erogazione di energia elettrica, deve fare fronte alle difficoltà di trasporto delle vettovaglie e dell’immondizia (ricordatevi di riportarla a valle, nei vostri zaini!), deve sapere come utilizzare l’acqua che non proviene da reti idriche controllate. Addirittura, deve restare aggiornato sulle nuove normative emesse dalla Comunità Europea riguardanti la sicurezza, la somministrazione di prodotti locali, ecc.

In cammino verso il Rifugio Parco Antola (Ph Enrico Bottino). Il Rifugio nel 2013 è stato dotato per primo in Liguria dell’apparecchiatura D.A.E. e i rifugisti sono abilitati al suo utilizzo, rendendo la struttura Rifugio Cardioprotetto nei periodi di apertura.

Non è finita: il gestore di un rifugio deve conoscere anche le tecniche di primo soccorso, le manovre salvavita fondamentali,  deve sapere utilizzare in emergenza il defibrillatore semiautomatico (se iscritto all’apposito elenco di persone abilitate all’utilizzo del defibrillatore semiautomatico). Anche per questo il CAI, sempre lui, organizza in collaborazione con altre associazioni ed Enti (Croce Rossa Italiana, Vigili del Fuoco, Gruppo Italiano Infermieri Cardiologia, ecc) corsi finalizzati ad acquisire le conoscenze di base su come agire in situazioni di emergenza nell’ambiente montano, per soccorrere un infortunato e tentare di salvare una vita mettendo in atto manovre di primo soccorso, rianimazione cardio-polmonare e con l’impiego di un defibrillatore semiautomatico.

Quindi l’obiettivo di questi incontri di aggiornamento del Club Alpino Italiano è quello di aiutare i propri rifugisti ad ottenere competenze sempre migliori, che agevolino e semplifichino la loro professione secondo gli ultimi dettami delle leggi nazionali e regionali.

L’ambiente montano costituisce il “terreno” nel quale si svolge principalmente l’attività del CAI.

Ricordiamo che tra i compiti del Club Alpino Italiano c’è anche la gestione dei corsi di preparazione alle attività escursionistiche, alpinistiche e speleologiche, corsi di formazione professionale per esperti del Servizio Valanghe Italiano (SVI), della formazione degli istruttori e accompagnatori, della manutenzione e messa in sicurezza dei sentieri e degli operatori del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS). Insomma, non si fa mancare proprio nulla in tema di montagna…

Chi trova un rifugio trova un amico

Rifugio Pian delle Gorre (Ph Alfredo Bruzzone)

C’è rifugio e rifugio: quelli più simili a degli alberghi, che normalmente si trovano presso gli impianti di risalita, i valichi e i fondovalle attraversati dalla viabilità ordinaria, e i rifugi che quasi si confondono con le rocce circostanti, isolati e in quota, raggiungibili solo a piedi. La gestione degli uni e degli altri cambia di conseguenza… è buona la seconda, in questo articolo 😉

 

Rifugi da record: gli Enterprise delle nostre Alpi

Le prospettive adesso si sono modificate, lo sguardo non mira più dal basso, ora il piano di osservazione del paesaggio alpino si è spostato verso l’alto, i rifugi moderni sorgono direttamente su rocce che erano inviolate fino agli anni ’50. 

Questi nuovi rifugi somigliano sempre più a navicelle spaziali. In luoghi inabitabili, oggi sono nate strutture dalle architetture sperimentali che quasi assolvano alle attività tipiche degli ambienti metropolitani.

Ma allora guardiamo quali sono questi rifugi caratterizzati da una estetica ultra moderna che somigliano tanto ad astronavi aliene:

Il rifugio più antico d’Italia

Dagli enterprise moderni ai classici rifugi di montagna. Sono trascorsi più di 150 anni dalla nascita del primo rifugio escursionistico al Colle del Teodulo, costruito nel 1852 e acquistato dal Club Alpino Italiano di Torino nel 1891.

Da allora seguirono nuovi rifugi per agevolare le ascensioni e le traversate: l’Alpetto al Monviso nel 1866, la Balma della Cravatta sul Cervino nel 1867, la Capanna Gnifetti nel 1876, il primo rifugio delle Dolomiti lungo la via di salita alla Marmolada nel 1877. A inizio Novecento erano più di cento. Ora se ne contano circa 130 sulle Dolomiti, più di 200 in Piemonte, 150 nelle zone montane lombarde.

Non più rifugi semplici che richiedevano grande spirito di adattamento; addirittura nelle Alpi Orobie, in Alta Val Seriana, è nato il primo rifugio di montagna fruibile anche ai diversamente abili e non vedenti: l’Alpe Corte, a quota 1410 metri. All’insegna di una montagna alla portata di tutti.

 

Rifugi: ospitalità allo stato puro. 25 itinerari dove camminare

Rifugio Morelli – Foto di Enrico Bottino

Emozioni in quota: una rete infinita di sentieri sale verso i rifugi. Dalle Dolomiti alle Alpi Marittime, il fascino, le atmosfere e le suggestioni dei rifugi alpini idealizzano le aspirazioni di ogni escursionista.

 

Testi di Enrico Bottino e Michele Dalla Palma

 

 

 

Letture consigliate

“Rifugi e bivacchi. Gli imperdibili delle Alpi”

 

“Gli imperdibili delle Alpi, Architettura, Storia, Paesaggio” è il sottotitolo di questo volume, reduce dalla recente vittoria alla 16a edizione del Premio Leggimontagna di Tolmezzo (UD), che rappresenta il rinnovato impegno di Hoepli, un editore “storico” della montagna, in un settore dove l’Italia è sempre rimasta indietro rispetto alle produzioni librarie teutoniche o anglosassoni.

Questo volume, come dice il sottotitolo, è imperdibile per qualunque appassionato di montagna e presenta, in modo completo – comprensivo di mappe, foto storiche, belle immagini a colori dell’attuale “stato dell’arte” – una selezione di 50 strutture sull’intero arco alpino, introdotte da un saggio storico-critico e approfondite attraverso schede monografiche, corredate da un ricco materiale iconografico in gran parte inedito. Collocati in contesti estremi dal punto di vista ambientale, gli “imperdibili” condensano molteplici valori: storici, alpinistici, geografici, paesaggistici, architettonici, tecnologici, sociali. Un patrimonio collettivo da conoscere e valorizzare, per una frequentazione consapevole e per uno sviluppo responsabile della montagna.

I tre autori sono indissolubilmente legati al tema dei rifugi alpini per professione e passione: Roberto Dini, architetto, ricercatore presso l’Istituto di Architettura Montana e docente al Politecnico di Torino, è autore di monografie, saggi e articoli in tema di architettura e montagna; Luca Gibello, direttore de “Il Giornale dell’Architettura”, è autore di monografie, saggi e articoli in tema di critica e storia dell’architettura contemporanea e già autore di “Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi”; Stefano Girodo, architetto e dottorando di ricerca all’Istituto di Architettura Montana del Politecnico di Torino, è progettista specializzato in realizzazioni alpine presso LEAP Factory e autore di contributi in tema di architettura e montagna.

I tre autori sul tema hanno già pubblicato “Rifugiarsi tra le vette. Capanne e bivacchi della Valle d’Aosta dai pionieri dell’alpinismo a oggi”. Appassionati di montagna e alpinismo, sono fondatori e rispettivamente vicepresidente, presidente e membro del direttivo di “Cantieri d’alta quota”, associazione culturale che ha per scopo la ricerca, divulgazione e condivisione delle informazioni storiche, edilizie, progettuali, geografiche, sociali ed economiche sulla realtà dei rifugi e dei bivacchi in alta montagna.

 

Letture consigliate

“Guida ai rifugi del CAI. 371 rifugi del Club Alpino Italiano per scoprire la montagna”

La storia dell’esplorazione alpinistica va di pari passo con quella delle strutture destinate ad assicurare un ricovero, talvolta una vera e propria via di scampo, ai suoi protagonisti. La conoscenza delle montagne, nel nostro Paese, nasce dall’intuizione dei fondatori del Club Alpino Italiano e non è un caso che il primo ‘ricovero’ sia sorto presso l’Alpetto, lungo la salita al Monviso.

Era l’avvio di quello che si sarebbe trasformato, nel tempo, in uno straordinario patrimonio rappresentato, oggi, dai Rifugi del CAI che vengono puntualmente descritti in questa nuova Guida. Quelli che erano, inizialmente, punti d’appoggio lungo una ascensione o ricoveri di emergenza durante la discesa, si sono trasformati, col crescere del numero dei frequentatori, anche in potenziali mete per escursionisti e famiglie o in posti tappa nel contesto di traversate di valle in valle, le cosiddette Alte Vie, sempre sapendo di potervi trovare un’accoglienza ospitale, aperta alle tradizioni e ai prodotti locali, indicazioni puntuali e aggiornate sulla situazione dei luoghi e un supporto collaborativo alle eventuali attività di soccorso.

 

 

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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