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Sui sentieri del vino novello

Categorie: Italia, Reportage
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Sei proposte di escursioni fra i vigneti, alla ricerca del primo vino d’autunno

Ancora una volta il primato spetta ai cugini d’Oltralpe. Sono stati loro, molto più propensi di noi all’alchimia enologica, a inventarsi quella delizia per palati licenziosi che si chiama Beaujolais nouveau.

Sì, perché ci vuole un fondo di propensione al vizio per trovarsi lì, davanti ai grappoli d’uva di una vendemmia appena conclusa e avere già la brama di vederli diventare vino, senza voler durare la fatica della pigiatura e poi attendere i tempi che l’ortodossia della fermentazione e della maturazione naturali richiedono.

E ci vuol pure dell’ingegnosa malvagità nel mettere i grappoli, belli interi come mamma natura li ha fatti, ad asfissiare in un contenitore ermetico gonfio di CO2.

Il processo si chiama “macerazione carbonica”, nome sinistro, che si attaglia alla perfezione al supplizio vegetale di cui è rivelatore!

In sostanza il gioco è far si che le cellule d’uva, prima di schiattare per mancanza d’ossigeno, tentino un’ultima via di scampo nel metabolismo aerobio, trasformando gli zuccheri in alcol, per poi afflosciarsi, sfinite, sotto il proprio peso, cominciando a rilasciare il prezioso nettare.

Un’ultima strizzata ai cadaveri ed eccolo il Beaujolais nouveau, un vino “fragrante e beverino”, come lo definiscono i sommelier, pronto già da subito per la bottiglia e il bicchiere, in quel mese di novembre quando c’è più bisogno della sua facile allegria per risollevare gli animi rabbuiati dalle nebbie e dall’incombere dell’inverno.

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Foto di Riccardo Colombo

Come di consueto, noi siamo meno “tranchant” dei cugini, anche nella propensione al vizio, e l’italico vino novello che, per ministeriale decreto, arriva sulle tavole a partire dal 30 ottobre di ogni anno, è frutto solo in parte della macerazione carbonica (minimo 40% a norma di legge) e per il resto si affida alla sicurezza borghese della fermentazione naturale.

Anche sulla materia prima abbiamo le nostre mediazioni e, se il Beaujolais nouveau per esser tale deve provenire al cento per cento da uve Gamay, il nostro novello si appella alla straordinaria “enodiversità” italica, consentendo di mettere in bottiglia il succo di ben 60 vitigni differenti.

È per questo che, incamminandovi in queste settimane sui sentieri delle più importanti zone vitivinicole italiane, oltre al profumo del mosto che annuncia il vino che verrà, vi potrà capitare don facilità di essere catturati dal richiamo del novello che vi occhieggia dalle vetrine di una qualche bottega o osteria.

Certi incontri sono segno del destino e solo voi potrete decidere se proseguire imperterriti l’escursione oppure cedere alla tentazione di un buon calice… e chi vuol essere lieto sia!

Noi ci limitiamo qui a segnalarvi qualche interessante itinerario che, guarda caso, si dipana proprio fra colline e vigneti, giusto così, per propiziare gli eventi…

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A proposito dell'autore

Serafino Ripamonti

Dal 1995 lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione legata al mondo della montagna e degli sport outdoor, collaborando con riviste specializzate, quotidiani e uffici stampa. L’esperienza professionale, unita alla pratica diretta delle varie specialità degli sport di montagna (è membro del Gruppo Ragni della Grignetta, uno dei più prestigiosi gruppi d’elite dell’alpinismo italiano) gli consentono di realizzare, direttamente “sul campo”, servizi e reportages, che uniscono un’accattivante ed efficace esposizione giornalistica dei contenuti ad un elevato livello di competenza tecnica. Dal 2007 collabora in pianta stabile con Verde Network e con la redazione della rivista TREKKING&Outdoor.

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