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Il Sentiero di Matilde di Canossa

Categorie: Italia, Reportage
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I borghi che costellano i dolci pendii che salgono verso l’Appennino reggiano si riconoscono nelle vicende storiche della Grande Contessa cantata da Dante nel Paradiso e rappresentano l’ideale luogo di richiamo per il turismo ambientale e gastronomico.

“Gennaio aveva portato più neve del solito e un freddo pungente e intenso. Il papa concesse che venisse al suo cospetto l’imperatore, a piedi nudi, gelati dal freddo. Il re, prostrato a terra in forma di croce, supplicò: Perdonami, o padre beato; o pio, perdonami, te ne scongiuro! Il papa, vedendolo piangere, provò compassione: lo benedisse, gli diede pace e infine cantò una messa per lui, impartendogli la comunione”.

Era l’inverno del 1077 quando l’imperatore Enrico IV per ottenere il perdono e la revoca della scomunica comminatagli da Gregorio VII, attese tre giorni e tre notti sotto la neve e il freddo davanti al portale d’ingresso del Castello di Matilde di Canossa.

Il Castello di Canossa, posto su una bianca rupe di arenaria, ospitò nel 1077 le due massime autorità del tempo: papa Gregorio VII e la contessa Matilde di Canossa (Ph Enrico Bottino)

La contea di Matilde

Le terre che furono teatro dell’umiliazione di Canossa sono il vero paradiso per il turista: strade non pericolose e poco trafficate, con lievi pendenze e dislivelli. All’interno di una natura verdissima s’incontrano borghi tipici, antiche pievi e castelli matildici depositari delle vicende storiche che videro protagonista la più grande donna del Medioevo, capace di tenere testa con le armi all’Imperatore Enrico IV.

La Via Matildica del Volto Santo (Cammino della fede), o Sentiero Matilde, ripercorre i luoghi della Contessa da Canossa: in questi luoghi, i castelli simbolo di potere e le testimonianze artistiche delle pievi di Pianzo e Toano, o dell’Abbazia di Marola, invitano il turista a mettersi in viaggio alla ricerca della storia, dell’arte e della buona cucina.

Non solo: dalla pianura alla collina, verso valli impervie e alcune delle vette più alte dell’Appennino settentrionale, i borghi emiliani che s’incontrano rappresentano una meta ideale per avvicinarsi alla montagna più vera, quella protetta e tutelata dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.

La riscoperta dei sapori autentici è ormai una delle chiavi di lettura più gettonate del turismo contemporaneo e un viaggio lungo le terre di Matilde di Canossa mostra prodotti agroalimentari con una marcata identità geografica, rispecchiando la tipologia dell’ambiente nonché le usanze e le tradizioni gastronomiche della sua gente.

I sapori tipici, quindi, rappresentano un carattere distintivo della contea di Matilde e il turismo outdoor diventa la chiave di lettura per scoprirne le produzioni caserecce e peculiari.

Un esempio su tutti? Il Parmigiano reggiano, nato in epoca medioevale sotto la Diocesi di Parma, rammentato e apprezzato da Boccaccio nel Decamerone, citato in documenti storici e letterari: le sue origini si perdono nella notte dei tempi.

Le prime forme videro la luce nei caselli, piccoli edifici dove avveniva la lavorazione del latte, ubicati presso i castelli e i grandi monasteri dei benedettini e dei cistercensi. Fino ai primi del ’900 il formaggio si otteneva dal latte della Reggiana rossa, introdotta dai Longobardi, soppiantata poi dalla vacca Frisone perché più produttiva.

Il Sentiero Matilde

L’itinerario classico nelle terre matildiche porta alla scoperta del Castello di Canossa, dove tra le sue mura l’imperatore Enrico IV ricevette il perdono da papa Gregorio VII grazie all’intercessione della grande contessa Matilde, potente feudataria ed ardente sostenitrice del Papato nella lotta per le investiture, che arrivò a dominare tutti i territori italici a nord degli Stati della Chiesa. Non anticipiamo però i tempi: la prima tappa è Guastalla, presidio longobardo durante l’Alto Medioevo.

Posta da Matilde di Canossa sotto la protezione del monastero di San Sisto di Piacenza, il borgo crebbe al punto di ospitare a distanza di breve tempo due appuntamenti di portata internazionale: i concili papali del 1095 e del 1106. Due eventi che segnarono sicuramente la storia del territorio senza però garantirgli la pace: dopo la morte della grande contessa (anno 1115), infatti, Guastalla venne avviluppata da lotte intestine per il potere tra contese familiari e dinastiche.

Visitando oggi Guastalla se ne respira l’indubbia atmosfera elegante e principesca, ereditata dalla dinastia dei Gonzaga. A ricordarlo è la bella statua di Ferrante I Gonzaga, opera di Leone Leoni, che si trova nel cuore della cittadina, una tipica piazza emiliana circondata da portici e dove si affacciano il Duomo, il Palazzo Ducale e il Municipio.

La Cattedrale di Guastalla (©Shutterstock / Gaia Conventi)

Reggio Emilia, Canossa e Rossena: storia e sapori

Da Guastalla un suggestivo viale alberato dirige verso il grande fiume, ad appena 30 chilometri si trova Reggio Emilia. La patria del Parmigiano Reggiano è attraversata dalla via Emilia, l’antica strada consolare che univa Piacenza e Rimini. I principali monumenti di Reggio Emilia sono il Teatro Municipale di forme neoclassiche, le basiliche rinascimentali e barocche di San Prospero, il Tempio della Beata Vergine della Ghiara e il Duomo.

Dal centro storico di Reggio Emilia ci si porta a ridosso delle prime colline, verso la Reggia di Rivalta, storica dimora settecentesca appartenuta alla Duchessa Carlotta d’Orleans, figlia del reggente al trono di Francia, e al principe Francesco, figlio del Duca Rinaldo I d’Este.

Della “Piccola Versailles”, emulazione della più famosa reggia francese, rimane solo l’ala sud.

Dopo aver attraversato il parco urbano del torrente Cròstolo, lungo una piacevole pista ciclabile, si riscopre il paesaggio di questa parte del territorio che tocca anche Villa Rivaltella e la storica vasca della Villa Corbelli che nel Settecento serviva ad alimentare le fontane della Reggia di Rivalta.

Oltrepassato il canale estense, costruito nel XVIII secolo al servizio delle ville sopra citate, il Sentiero Matilde si porta fino a Vezzano per poi salire sull’aperto crinale del Monte Grafagnana – Monte Gesso, a cavallo delle valli del Cròstolo e della Càmpola, e da dove si può già intravedere il Castello di Canossa.

Superati gli abitati di Pecorile, Càsola Canossa e Càsola di Mezzo, si guadagna Monte Pentile e il Monte della Sella, con vista sulle valli Càmpola e Modolena. Al bivio per il borgo di Riverzana, dove si innalza una antica casa a torre e converge anche il Sentiero dei Ducati, si arriva in breve al piazzale sottostante la bianca rupe di arenaria che ospitò nel 1077 le due massime autorità del tempo: l’imperatore Enrico IV e papa Gregorio VII.

Alla luce soffusa del tramonto s’intravede sul colle il Castello di Rossena, vicino a quello di Canossa. Le mura alte del mastio di Rossena vigilano sui calanchi e campi coltivati della vallata dell’Enza (Ph Enrico Bottino)

Un comodo viottolo raggiunge la sovrastante rocca, dove oltre ai pochi ruderi del mastio, è situato un museo che custodisce un prezioso fonte battesimale del XII secolo e dove è riprodotta l’originaria struttura del castello. Canossa era difesa a ponente dalla roccaforte di Rossena, a sua volta affiancata dalla torre segnaletica di Rossenella.

Ripercorrendo la strada verso Canossa, merita una deviazione Votigno, un posto magico dove il borgo ricostruito trasmette una infinita sensazione di pace e serenità, tanto da diventare un centro di spiritualità buddista.

In direzione nord, costeggiando i calanchi e le pareti arenacee, si raggiunge in breve il Castello di Rossena, baluardo difensivo saldo su una roccia rosso serpentino, oggi sentinella della vallata dell’Enza insieme alla vicina torre di Rossenella.

Negli ambienti interni del castello si programmano visite guidate, all’esterno si mostra un bel panorama sui campi coltivati, le colline argillose e la pianura Padana. Il profilo della fortezza e della torre, impiantati su un rossastro colle vulcanico, costituisce uno degli scorci paesaggistici più suggestivi di tutta l’area matildica.

I borghi di Rossena e Canossa si raggiungono anche dalla borgata di Vico, caratterizzata da una casa torre secentesca.

In direzione di Casina, località che faceva parte dei beni dell’Abbazia di San Apollonio di Canossa, si offrono diversi siti d’interesse culturale e borghi storici importanti. La massiccia casa torre tardo medievale di Cavandola, il borgo di Cerredolo dei Coppi con una casa signorile cinquecentesca, Faieto e l’Oratorio di Pianzo (uno dei tanti risalenti all’epoca dei Canossa). Sempre immersi in un contesto paesaggistico davvero bello si scoprirà anche il borgo tardomedievale di Bergogno e, tra 
le più antiche della zona, la Pieve di S.
 Bartolomeo di Pavullo.

All’altezza di Cotogno si scende verso il torrente Tasobio, dove sorge l’antico mulino di Leguigno. La borgata fortificata di Monchio di Sarzano mostra un altro castello matildico da non perdere.

Con Bonifacio di Canossa prima e con Matilde poi Sarzano divenne parte del sistema castrense delle attuali Terre matildiche, che prevedeva tre linee di costruzioni fortificate a coprire tutto il territorio reggiano dalla prima collina al crinale (©Shutterstock / TinoFotografie)

A Migliara si può ammirare il vicino Oratorio romanico di Beleo e, infine, Marola, da anni una meta tradizionale di villeggiatura, conosciuta da secoli soprattutto per l’abbazia benedettina fondata dalla contessa Matilde di Canossa tra il 1076 e il 1092 e l’annesso seminario, storico centro di cultura per tutta la montagna. Un opportuno restauro ha ripristinato il complesso originario con la facciata a capanna.

Tappe successive, Canova, il seminario-abbazia di Marola, l’oratorio di Campodeloppio, Carezza, il borgo con casa a torre di Sorchio e la suggestiva Valcava che conserva l’assetto originale di una corte padronale agricola con oratorio.

Dopo aver incrociato il Sentiero Spalanzani si prende per Mandra, il centro storico di Carpineti, incentrato intorno al palazzo degli Amorotti e, sullo spartiacque tra le valli del Tresinaro e del Secchia, il Castello di Carpineti e la vicina pieve di San Vitale, costruzione religiosa di probabili origini bizantine. Si può raggiungere questo luogo di pace in mezz’ora, lungo un panoramico sentiero di 4 chilometri che si stacca dal Castello di Carpineti da cui si apre il panorama sulla Valle del Secchia e quella del Tresinaro.

Il maschio, conteso tra Papato ed Impero per la sua posizione strategica, ebbe il privilegio di ospitare nel 1077 Papa Gregorio VII, reduce dall’incontro di Canossa.

Parcheggiata l’automobile sul passo, con una breve passeggiata si guadagna il castello di Carpineti, protetto da un doppio ordine di mura, incontrando poco prima la chiesetta in stile romanico di Sant’Andrea, fatta edificare dalla Grande Contessa e tutt’ora ben conservata.

Lasciandosi alle spalle il mastio del Circuito dei Castelli Matildici e delle Corti Reggiane, si perde quota verso il fiume Secchia, lo si guada presso il Ponte dell’Oca e risalendo le colline coltivate si giunge a Cavola, vivace centro economico dove visitare la Chiesa parrocchiale di San Michele e l’Oratorio della Madonna della Neve (Il portale di ingresso, in arenaria lavorata, porta un cartiglio con la data del 1712) e il vicino borgo di Stiano con le sue tipologie costruttive di diverse epoche.

Manno è in parte abbandonata ma custodisce edifici civili di rilevanza storica, la Chiesa dei SS Prospero e Paolo e la “Corte della famiglia Gherardini”, articolata intorno a una torre cinquecentesca a pianta quadrata.

In cima al colle di Toano sorge una delle più antiche chiese romaniche della diocesi reggiana: la Pieve romanica di S. Maria in Castello, formata da una semplice facciata a capanna.

L’interno a tre navate è sostenuto da colonne con capitelli in arenaria grigia di eccezionale pregio che riportano figure antropomorfe, animali, motivi floreali e biblici che riassumono tutte le culture del medioevo (germanica, classica, bizantina). Il campanile, staccato dal corpo principale della pieve, era in origine il torrione di una vecchia rocca, in posizione dominante sulle valli del Secchia e del Dolo.

Scendendo verso la Valle del Dolo s’intercetta l’Oratorio dei Prevedelli e il borgo di Frale. Il Ponte di Cadignano, a schiena d’asino (sec. XVII) permette di passare in territorio modenese e risalire il Dolo.

Il Sentiero di Matilde, ripercorre i luoghi della Contessa di Canossa fin sul crinale tosco-emiliano, attraverso il comprensorio di Romanoro, Frassinoro, Gazzano e la diga di Fontanaluccia, fino a S. Pellegrino in Alpe, dove converge anche il Sentiero Spallanzani (100 km), che da Scandiano ripercorre i luoghi visitati e descritti dal celebre scienziato scandianese del 1700.

Qui passa anche la  Via Vandelli, strada ducale che rappresentò una sfida tecnica notevole per il suo tempo.

Da San Pellegrino in Alpe si gode un ampio panorama sulla Garfagnana e sulle Alpi Apuane

L’antico ospizio di San Pellegrino in Alpe è custode delle spoglie mortali di San Pellegrino e San Bianco, che hanno vegliato per secoli sulle sorti di questo avamposto che fu nel Medioevo frequentato “Hospitale” per i pellegrini in transito. Splendida la vista sulle Apuane e sulla Garfagnana.

 

SENTIERO MATILDE DI CANOSSA: LE TAPPE

1° tappa: Guastalla – Reggio Emilia stazione AltaVelocità 26,3 km

2° tappa: Reggio Emilia stazione AltaVelocità – Vezzano sul Crostolo 19,8 km

3° tappa: Vezzano sul Crostolo – Canossa 11,5 km

4° tappa: Canossa – Casina 14,5

5° tappa: Casina – Carpineti 13,5 km

6° tappa: Carpineti – Toano 17 km

7° tappa: Toano – Gazzano (Villa Minozzo) 18,5 km

8° tappa: Gazzano – San Pellegrino in Alpe 19,7 km

 

Testo di Enrico Bottino

Il maschio di Carpineti, conteso tra Papato ed Impero per la sua posizione strategica, ebbe il privilegio di ospitare nel 1077 papa Gregorio VII, reduce dall’incontro di Canossa. (Ph Enrico Bottino)

A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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