Alta Via del Golfo: in cammino sul Sentiero dei Poeti | Trekking.it

Alta Via del Golfo: in cammino sul Sentiero dei Poeti

Categorie: Italia, Reportage
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Le onde s’infrangono sugli speroni rocciosi di questo istmo di terra proteso verso il mare. Appoggiato a un parapetto in pietra un giovane di bell’aspetto contempla lo spettacolo della natura.

Ogni tanto china il capo su di un piccolo taccuino e appunta le sue sensazioni. Come per incanto queste note distratte diventano una poesia inebriata dal mare, il sole e la pietra di Porto Venere: “Così non andremo più vagando – nella notte fonda – anche se il cuore vuole ancora amore – e la luna splende luminosa…”

Il giovane seduto di fronte ai marosi del Tirreno è George Gordon Byron che nel 1822 soggiornò in questo paradiso terrestre della riviera ligure. Un luogo la cui bellezza travalica la capacità di rappresentazione di un poeta, anche se del suo calibro.

Non esistono versi, o frasi che possano descrivere ciò che si prova aspettando il tramonto dalla Chiesa di San Pietro quando il sole affonda lentamente nel mare, mentre gli ultimi raggi illuminano l’Isola Palmaria, del Tino e del Tinetto.

La grotta di Byron, Parco Regionale di Portovenere

Il Golfo dei Poeti

Risalendo gli ampi balzi che portano alla chiesetta e al castello di Porto Venere, la brezza marina accarezza i nostri capelli. Il vento s’insinua tra le arcate in pietra del castello, penetrando nella chiesa.

Attigui a San Pietro, stretti gradini scavati nella roccia ci portano al castello: da qui il nostro sguardo si perde verso il mare e il piccolo arcipelago dove una volta visse San Venerio (abitò sull’isola del Tino) patrono del Golfo di La Spezia. Più in basso, alle nostre spalle, c’è la Grotta di Byron che ricorda il soggiorno del poeta inglese.

Si narra che l’aitante cantore britannico avesse superato a nuoto tutto il golfo, fino a San Terenzo dove, a Villa Magni, riposava e scriveva il suo connazionale Shelley.

l funerale del poeta Percy Bysshe Shelley, naufragato con la sua goletta mentre navigava verso San Terenzo. Fu lo stesso Byron a volere che il corpo dell’amico fosse cremato sulla spiaggia dove era stato ritrovato (dipinto di Louis Edouard Fournier)

Il piccolo borgo dista pochi chilometri da Lerici, un altro “eden” affacciato sul golfo. Il centro storico è dominato dal Castello, eretto dai pisani nella prima metà del Duecento e poi passato nelle mani dei genovesi nel 1256.

Oltre questo splendido esempio di architettura militare, Lerici è ricca di edifici religiosi e i suoi dintorni, come Tellaro (uno dei Borghi più belli d’Italia) e la già citata San Terenzo, nascondono tesori storici tra cui le rovine dell’antica Barbazzano, sulle alture di Fiascherino.

Su questi posti meravigliosi aleggia il ricordo di un altro grande poeta ligure, Eugenio Montale che a Porto Venere ha dedicato alcuni versi immortali, oggi scolpiti sulla pietra in segno di gratitudine e ricordo eterno: “Là fuoresce il tritone dai flutti che lambiscono le soglie d’un cristiano tempio…”.

Il Parco Naturale di Montemarcello-Magra

Lasciamo Lerici per dirigerci verso il cuore del Parco Naturale Regionale di Montemarcello-Magra.

L’azzurro del mare lascia spazio al verde argenteo delle colline terrazzate a ulivi; una natura rigogliosa fatta di lecceti, pinete, ma soprattutto ampi spazi sui quali si estendono i filari di vite. La macchia boscosa è interrotta solamente dal fiume Magra che qui percorre il suo ultimo tratto prima di tuffarsi nel Tirreno.

Il borgo di Montemarcello (Ph Enrico Martinuzzi)

L’area del Parco protegge numerose specie floreali ammirabili presso l’Orto Botanico di Montemarcello sito sulla vetta del monte Murlo (m 365). Il giardino fa parte della Rete degli orti botanici, giardini botanici e vivai delle aree protette della Regione Liguria.

All’interno dell’Orto ha sede un Centro di Esperienza che ha come obiettivo quello di sensibilizzare i più giovani all’educazione ambientale e a vivere, con rispetto e consapevolezza, l’immenso patrimonio naturalistico del nostro Paese.

Turismo lento… buona tavola

Chissà quante volte Byron, Shelley o Montale in una bella mattinata di sole, armati solo di carta e lapis, avranno lasciato le loro soleggiate dimore per fare una bella scampagnata all’aria aperta. Indirizzando il loro sguardo sulle colline avranno compreso quanto sia stato difficile, per gli abitanti del Golfo, “rubare” un lembo di terra per coltivare qualcosa.

Le ripide pendici montuose si tuffano direttamente nel mare rendendo improbo il lavoro dell’uomo; questa lotta contro la natura ha forgiato il carattere dei liguri, facendolo sembrare erroneamente duro e chiuso. Poi basta un attimo… pochi istanti trascorsi con le persone del luogo, per accorgersi del contrario.

Ph Enrico Martinuzzi

I pampini della vite, larghi come palmi di mano, prendono colore: gli acini d’uva si preparano a una lunga maturazione che li trasformerà in perle dolci e sugose.

Prima che queste colline si animino del colorito popolo della vendemmia è bello approfittare della calma per passeggiare sui sentieri che costeggiano e attraversano i filari di vite lasciandoci coinvolgere da questo mondo fatto di silenzio, profumi e sensazioni ormai perdute.

Casolari, borghi storici e aziende vinicole arrestano il nostro passo invitandoci a lunghe soste per apprezzare, con calma, quello che questa terra meravigliosa sa offrire.

Il vino si accompagna bene a delle pietanze gustose della terra ligure. Una cucina semplice dal gusto inconfondibile grazie alla ricchezza di condimenti usati per la loro preparazione: erbe, spezie, ma sopratutto l’olio.

Piatti poveri, ma sostanziosi come la “mesciua”, zuppa a base di ceci, fagioli cannellini e grano farro, una spolverata di pepe nero e l’immancabile olio d’oliva. Oppure i tagiain ai fasei con il pesto, la pasta con le acciughe e la caponada tradizionalmente consumata dai marinai durante la navigazione e preparata con gallette bagnate nell’acqua e insaporita con olio, aceto, pomodori e tonno salato.

Tra i secondi piatti tradizionali vi è il coniglio in umido, lo stoccafisso, le seppie, il baccalà “a scabeccio” (marinato), la cima (pancia di vitello ripiena di uova, piselli, carote, carciofi e bietole) e gli Sgabei (pasta lievitata e fritta) ripiena di formaggio o salumi.

 

L’Alta Via del Golfo: il Sentiero dei Poeti

Tra gli spettacoli più belli di questa riviera c’è Porto Venere; questo luogo incantato è il punto di arrivo (o partenza, se preferite!) del sentiero che porta da un estremo all’altro del Golfo della Spezia.

L’Alta Via del Golfo (AVG), conosciuta anche col nome di Sentiero dei Poeti è un percorso che attraversa a mezza costa tutto il litorale del Golfo spezzino, toccando le località più celebri del litorale e consentendo di visitare ambienti e borghi dell’entroterra, forse meno conosciuti ma altrettanto ricchi di fascino.

Le Alpi Apuane e la foce del Magra dal Parco Regionale di Montemarcello Magra

Si tratta dunque ovviamente di un percorso complesso e ad alto pregio anche sotto l’aspetto ambientale e naturalistico che dalle coste a picco sul mare, dove dominano gli ecosistemi mediterranei, porta ai boschi e all’ambiente appenninico, alle aree di campagna coltivata e sfiora la periferia della città.

Grazie ai percorsi di collegamento realizzati negli anni passati l’Alta Via del Golfo è oggi connessa con altri grandi itinerari a lunga percorrenza, come l’Alta Via dei Monti Liguri, l’Alta Via delle Cinque Terre e la Francigena.

In totale il percorso misura 47 km per un dislivello totale di circa 1700 metri positivi, che qui proponiamo di percorrere in cinque tappe, partendo dalla località Bocca di Magra per arrivare a Porto Venere.

Le tappe dell’Alta Via del Golfo

 

Testo di Paolo Palumbo/Foto Enrico Bottino – Enrico Martinuzziu

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