Siena, il Grande Anello | Trekking.it

Siena, il Grande Anello

Categorie: Italia, Reportage
0

Un itinerario di trekking in gran parte su strade bianche e sentieri, attraverso il Chianti, le Crete Senesi e la Montagnola, con la Torre del Mangia quasi sempre in vista.

Scoprendo luoghi quasi sconosciuti anche ai senesi, come la caratteristica chiesetta di San Giorgino, le Crete di Camposodo, Quercebella e Presciano, il paese che non c’è più.

“Chi dice Palio dice Siena” citava una vecchia pubblicità, e viceversa, dicendo Siena la prima cosa che si associa ad essa è il Palio.

E in effetti, la grande massa del turismo si rivolge a Siena per questo noto evento, per la città con le sue bellezze, e per i paesi più conosciuti della provincia, come San Gimignano, Pienza e Montalcino.

Ma Siena ha anche un’altra particolarità: si trova in una posizione privilegiata, al centro esatto del punto di unione di tre territori tra i più belli della Toscana, strettamente uniti tra loro ma profondamente diversi.

s_e-bottino-15g

Il Chianti è la zona collinare compresa tra Siena, Firenze e Arezzo conosciuta in tutto il mondo per i suoi caratteristici borghi e per il vino, anche se la zona di produzione vinicola va ben oltre questi confini, arrivando fino ai margini dell’Umbria e della provincia di Grosseto.

Le Crete Senesi si trovano invece a sud-est di Siena: un territorio anche questo collinare, dove si alternano calanchi e biancane, quasi spoglio di vegetazione, tanto che nel medioevo era chiamato “Deserto di Accona”.

In inverno, con il grigio della creta e la mancanza di verde, le Crete appaiono come un paesaggio lunare.

In gran parte coltivate a grano e girasoli, un tempo erano considerate il granaio di Siena.

Numerose infatti le “grance” nei paesi della zona, fattorie fortificate che nel medioevo servivano da deposito per i cereali all’Ospedale di Santa Maria della Scala, una delle istituzioni storiche più potenti della città.

07cretecunab

La Montagnola Senese è, fra le tre, la zona meno conosciuta.

Caratterizzata dalla presenza di boschi cedui dove spiccano il leccio, la roverella e l’acero, e, nelle zone più elevate, il castagno, il sottobosco è ricco di ginepro, caprifoglio, cisto, agrifoglio e corbezzolo.

Il sottosuolo, calcareo, custodisce i marmi, tra cui la famosa varietà gialla, usati in passato, a partire dal XIII secolo, nella costruzione di molte delle chiese della zona e non solo, essendo stati usati anche per il Duomo di Firenze e quello di Orvieto.

SONY DSC

È ricca di grotte carsiche (se ne contano oltre 80) e falde acquifere che assicurano l’approvvigionamento idrico delle varie località della zona e di Siena.

Il territorio della Montagnola, pur con alcuni tratti di difficile percorrenza, è interessato dal passaggio della Via Francigena che univa il nord Europa con Roma e che, in questo tratto, dalle vicine città di San Gimignano, Colle Val d’Elsa e Monteriggioni conduceva a Siena.

Un itinerario insolito

Questo itinerario ad anello attraversa tutti i tre territori; Siena è al centro, con la Torre del Mangia ben visibile dai punti più alti del tracciato.

Lungo 66 chilometri, è percorribile a piedi in quattro tappe; si snoda su strade bianche, campestri e sentiero, con alcuni brevi tratti asfaltati, purtroppo inevitabili.

Permette di attraversare luoghi sconosciuti anche a molti senesi, come la chiesetta di San Giorgino, situata su un piccolo colle panoramico, ed evitando quasi sempre le strade più affollate dal turismo di massa offrendo scorci panoramici insoliti.

La chiesetta di San Giorgino
La chiesetta di San Giorgino

Ma si incontrano lungo il tracciato anche luoghi più famosi: San Lorenzo a Linari, nel 1233 sede di un episodio strategico nell’aspro scontro tra Papa Gregorio IX e l’imperatore Federico II, la bellissima Pieve di San Giovanni Battista vicino a Ponte allo Spino, la Certosa di Pontignano, o il paese quasi fantasma di Presciano, un tempo una delle più importanti tenute della zona.

Prima della fattoria di Presciano, sulla destra, si può fare una breve deviazione per la strada campestre fra i tigli che porta fino a Quercebella, caratteristico viale di cipressi dove passeggiava la contessa proprietaria della tenuta e dove quest’ultima aveva fatto costruire un piccolo cimitero per i suoi animali.

Nel centro del viale c’è una grande quercia (da cui il nome) dove i contadini agli inizi del secolo passato avevano posto su un ramo una piccola statua della Madonna: la quercia è secca ma il ramo con la statua resiste ancora.

Il lungo anello è percorribile tutto l’anno, ma in estate si consiglia di portarsi dietro un’abbondante scorta d’acqua e un cappello, mentre è sconsigliabile affrontarlo nei periodi immediatamente successivi alle piogge.

21vecchiomadonninoc

Terre di vino

Siamo nel Chianti, Chianti Senese per la precisione: si cammina tra le vigne, tra le lunghe linee di filari che non finiscono mai. Una accanto all’altra, formando figure geometriche che viste dall’alto sembrano toppe colorate sulla terra.

Come il vestito di Arlecchino: giallo, ocra, verde arancione e rosso, con tutte le sfumature possibili che l’autunno può inventare.

E quando passiamo vicino alle fattorie il profumo del mosto e l’odore acre delle vinacce ormai spremute ci ricorda che siamo in un territorio “di-vino”, reso famoso in tutto il mondo proprio dal nettare che vi si produce.

E che siamo in tempo di vendemmia, che sta nascendo il nettare che delizia il palato e rallegra la mente, a patto che non se ne abusi…

SONY DSC

Di fattorie lungo il nostro percorso ne incontriamo molte, sia storiche che moderne, ma tutte con la stessa dedizione assoluta verso la vite e il suo frutto, che dà risultati profondamente diversi a seconda del terreno, dell’umidità e dell’esposizione al vento e al sole.

E ognuna ha la sua tradizione nel farlo crescere, nel vendemmiarlo e nel “coccolarlo” in cantina, aspettando che quel succo diventi vino, con profumi, colori e sapori profondamente diversi tra loro.

Fino al 6 novembre, quando le prime bottiglie di novello anticipano se le cure e gli sforzi fatti durante l’anno sono stati ripagati, e se quel risultato potrà anche diventare prezioso nel tempo.

Quando passate di lì fatevi avanti, una visita non vi verrà negata, e magari ci scappa anche un assaggio. E già che siete in zona non dimenticatevi il Vin Santo, il vino da Messa per tradizione, ma mi raccomando quello vero, di caratello.

SONY DSC

Vin Santo

Il Vin Santo viene prodotto raccogliendo i migliori grappoli di uva bianca e facendoli appassire, appesi in locali areati e ben asciutti, fino quasi ad ammuffire.

Vengono quindi strizzati al torchio e il mosto viene messo in piccoli caratelli contenenti la “madre”, il residuo solido degli anni precedenti dove ci sono i lieviti naturali che ne permettono la fermentazione, e che daranno il caratteristico e particolare sapore diverso anche da caratello a caratello, e che ogni produttore conserva gelosamente.

Questi vengono poi sigillati e posti in locali senza sbalzi di temperatura per un periodo che va dai tre ai cinque anni. Nella produzione moderna, per ragioni igieniche (e anche per fare prima) oggi vengono usati lieviti artificiali, e i sapori si sono appiattiti.

siena_vigne1h

Ma ci sono ancora piccoli produttori che usano il vecchio sistema, e chiedendo in giro e con un po’ di fortuna si può trovare una bottiglia di quello buono. Il vinsanto è da gustare inzuppandoci i cantuccini, i tradizionali biscotti secchi con le mandorle.

Testo e foto di Enea Desi

Leggi le tappe del Grande Anello di Siena:

Il Grande Anello di Siena: da Isola d’Arbia a Ponte allo Spino

Siena, il Grande Anello: da Ponte allo Spino a Badesse

Siena, il Grande Anello: da Badesse a Pieve a Bozzone

Siena, il Grande Anello: da Pieve a Bozzone a Isola d’Arbia

A proposito dell'autore

La Redazione

La Redazione di TREKKING&Outdoor è il gruppo di appassionati e professionisti che si occupa della cura dei contenuti di questo portale. Gli articoli e i contenuti che riportano la nostra firma sono frutto di un lavoro di squadra.

Non ci sono commenti

Lascia un tuo commento