Sila Grande: il Parco, il Centro Cupone e i Lago Cecita | Trekking.it

Sila Grande: il Parco, il Centro Cupone e i Lago Cecita

Categorie: Italia, Reportage
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La prima impressione che si ha quando si raggiunge la Sila Grande è – a ragione – quella di trovarsi nel cuore di un ambiente naturale che non si riscontra in nessun’altra zona della nostra penisola.

Un territorio che permette di godere di un clima rilassante e di muoversi per ore restando sempre a contatto con la natura.

Fondamentale in questo angolo di Calabria è l’armonia tra uomo e paesaggio, in un’area che non è solo wilderness ma anche un raro e magistrale esempio di corretta gestione di un ecosistema, dove la natura selvaggia si integra con una armonica presenza umana.

Silautentica – ospitali per natura

La Sila Grande costituisce il cuore del Parco Nazionale della Sila, la parte centrale e più estesa dell’altopiano con le sue fitte foreste di conifere e i laghi cristallini. Una terra che sin dall’antichità ha ispirato poeti e scrittori e che incantò i grandi viaggiatori stranieri che la percorsero già dalla fine del 1800.

La bellezza del paesaggio e l’ambiente naturale incontaminato, la biodiversità, i boschi secolari, così come la qualità e l’unicità dei prodotti e piatti tipici, rappresentano eccezionali risorse che meritano di essere valorizzate e rese accessibili agli appassionati di turismo rurale e di outdoor.

Il turismo nelle zone rurali, con particolare riguardo a quello imperniato sulla valorizzazione dei percorsi eno-gastronomici ed agrituristici, può essere oggi considerato una delle più importanti forme di “turismo emergente”, di grande potenzialità per il territorio Silano, e fattore-chiave per lo sviluppo, in quanto capace di integrarsi in modo efficace con un’offerta turistica già consolidata nei tradizionali segmenti del turismo sportivo e montano.

In tale contesto, il Gruppo di azione locale della Sila sta realizzando un progetto strategico che ha come obiettivo quello di promuovere e qualificare un’offerta turistica diversificata e integrata, in grado di soddisfare i bisogni di un consumatore/viaggiatore alla continua ricerca di autenticità, di informazioni e garanzie su prodotti, servizi e qualità della ricettività.

Il marchio Silautentica – Ospitali per natura rappresenta l’icona di un prodotto turistico territoriale competitivo ed attrattivo, che gli operatori della Sila Grande andranno a realizzare in un’ottica di sistema turistico integrato e sostenibile.

La realizzazione di questa innovativa guida turistica è parte di questa strategia ed attraverso i quattro percorsi tematici proposti esalta le eccellenze ambi

Il Centro Cupone: la porta d’ingresso al Parco della Sila

Il modo migliore per vivere la Storia è passare dall’entrata principale. Si consiglia, quindi, di iniziare la propria esplorazione del manto forestale silano dalla località Cupone. Qui, l’Ente Parco Nazionale della Sila ha lavorato di impegno per offrire un’immagine idilliaca della Sila, dando a questo angolo di Calabria una nuova occasione di turismo alternativo.

Per il visitatore giunto d’improvviso dalla costa, con il lago Cecita sullo sfondo, il paesaggio montano che abbraccia idealmente le case sparse, come disegnate da mano esperta e amante del paesaggio alpino, l’impressione d’insieme è sconvolgente: il Mediterraneo e i suoi elementi peculiari sembrano distanti migliaia di chilometri.

Tra le foglie, s’intravede già lo spettacolo della natura: distesa in fondo allo sguardo, ecco spuntare la piana che conduce in località Cupone.

L’azzurro del cielo potrebbe essere l’azzurro dell’acqua. Per chiunque si fosse ormai abituato alla presenza costante del pino laricio e avesse deciso di eleggerlo a compagno ideale per l’esperienza in corso, il paesaggio non è disponibile a dare sicurezze, né ad annoiare: la foresta cede il passo alla campagna.

Una campagna che solo le pellicole d’oltreoceano, fino ad ora, hanno saputo raccontare con l’epica giusta: si potrebbe pensare di essere stati catapultati in Kansas o in Michigan.

Dopo alcune curve che digradano alla piana e alcuni bivi presso i quali si tiene sempre la strada principale più ampia e asfaltata, ci si trova immersi in una distesa color crema di campi coltivati.

Mandrie numerose ruminano placide ai bordi della strada, qualche fattoria in lontananza tiene aggrappati alla civiltà. Arrivati ad un bivio ai piedi di una collinetta si prende sulla destra, verso ovest, per poi seguire la strada sulla sinistra che porta all’incrocio con la statale 177, che si imbocca sulla destra in direzione della frazione Cupone.

Sul fondovalle il lago Cecita rimette in pace con il mondo e la solitudine finora provata si scopre essere una prova cui la Natura sottopone i suoi ospiti per prepararli al meglio per l’incontro con una delle sue manifestazioni più sensazionali: l’appagamento visivo cresce con l’avvicinarsi alla meta.

Bastano ancora pochi chilometri per godere completamente dell’incanto del lago: l’ambiente richiama alla mente l’armonia delle isolette scozzesi, con i pini larici che crescono fino alle sponde, e qualche casetta di villeggiatura che definisce il paesaggio abbellendo, con la sua architettura armonica, i prati che circondano il bacino.

Recenti studi archeologici e geologici dimostrano che l’invaso artificiale nasce su un preesistente lago naturale; sulle sue sponde diversi sono i reperti archeologici rinvenuti che testimoniano la presenza di agricoltori e cacciatori nell’età preistorica.

La diga del Cecita conta circa 55 metri di altezza ed è stata ultimata nel 1951. L’opera colossale costruita dalla S.M.E. (Società Meridionale Elettrica) alimenta due grosse centrali, una delle quali si colloca nel comune di Acri (l’altra è a Bisignano).

La nota purezza delle acque e dell’ambiente circostante è dimostrata dalla presenza della lontra: benché a forte rischio di estinzione, dato che in Italia sono ormai rari i luoghi di diffusione di questo mammifero, le sponde del lago Cecita vantano un habitat ideale per l’acquatico predatore.

Avvicinandosi alla conclusione dell’itinerario, la strada comincia a costeggiare il lago.

Il pino laricio è di nuovo signore del luogo ed un cartello che ricorda che “il lupo è cattivo solo nelle favole” preannuncia l’arrivo al Centro di Osservazione Naturalistica del Cupone. Ad est del lago si estende la splendida foresta della Fossiata con i suoi infiniti corsi d’acqua. L’ampio e ben organizzato parcheggio sulla sinistra permette di fare una breve passeggiata tra i mastodontici pini fino a raggiungere l’entrata del Centro.

In viaggio sulle tracce del legno

 

Si parte dal Centro Cupone sul lago Cecita, comune di Spezzano della Sila. Il modo migliore per vivere la Storia è passare dall’entrata principale. Si consiglia, quindi, di iniziare la propria esplorazione del manto forestale silano dalla località Cupone.

Qui, l’Ente Parco ha lavorato di impegno per offrire un’immagine idilliaca della Sila, dando a questo angolo di Calabria una nuova occasione di turismo alternativo.

Per il visitatore giunto d’improvviso dalla costa, con il lago Cecita sullo sfondo, il paesaggio montano che abbraccia idealmente le case sparse, come disegnate da mano esperta e amante del paesaggio alpino, l’impressione d’insieme è sconvolgente: il Mediterraneo e i suoi elementi peculiari sembrano distanti migliaia di chilometri.

Il Centro del Cupone accoglie il turista con il suo prato tagliato alla perfezione ed una struttura architettonicamente all’avanguardia, integrata perfettamente nel paesaggio di cui fa parte.

L’impatto risulta sorprendente, conferendo all’insieme un aspetto estremamente british e regalando una sensazione di benessere e di equilibrio interiore che ben predispone alla visita.

Nei locali del Parco, il Museo dell’Albero, attraverso immagini, suoni, narrazioni e oggetti dell’uomo, racconta il delicato rapporto tra sfruttamento delle risorse naturali e lavoro umano. Imponenti sezioni degli alberi sussurrano la propria storia e le caratteristiche botaniche.

Sempre nel Museo Naturalistico è allestito anche uno spazio dedicato al lupo, abitante silenzioso delle immense foreste silane. Il temuto carnivoro, da sempre considerato un nemico per gli attacchi al bestiame, oggi è controllato attraverso un programma di introduzione di caprioli e cervi per ristabilire gli equilibri della catena alimentare e far sì che questo splendido animale non rappresenti più una minaccia per l’uomo.

Un tempo, inoltre, il Cupone era proprio il centro dove il legno silano veniva lavorato per i clienti che ne facevano richiesta da tutto il mondo. L’antica segheria, specializzata nell’estrazione della colofonia e dell’essenza di trementina utile alla produzione di pece greca, ha conservato il suo valore intrinseco e rappresenta, un esempio di archeologia industriale, guardiano della memoria silana.

Oggi il Centro Visite Cupone è come un generale orgoglioso che, al termine di una vita spesa sul campo, si fa narratore delle proprie imprese per chiunque sia disponibile a farsi affascinare, a lasciarsi conquistare rievocando epiche battaglie, faticosi mestieri e infinite fughe, in particolare quelle compiute dal primo dei personaggi che, fino all’inizio del secolo scorso, veniva irrimediabilmente associato all’idea di Sila come foresta: il brigante.

Persino Alexandre Dumas, in visita di piacere come molti suoi coetanei protagonisti dei Grand Tour che resero rinomata l’Italia di fine Settecento per l’Europa che contava, rimase talmente stupito da questo connubio, che, per il suo racconto, che vedeva protagonista un Robin Hood molto vicino a quello della leggenda, prese ispirazione proprio da queste foreste e dai suoi difensori più illustri e maggiormente maledetti dalle polizie di mezza Italia e non solo.

Sull’area esterna del Centro, brevi percorsi all’aperto completano la visita alla conoscenza naturalistica della Sila.

Un Orto Botanico e un Parco Geologico espongono la flora essenziale autoctona del territorio e i massi erratici di granito che rivelano come l’altopiano della Sila sia un’“appendice” dell’arco alpino.

I punti tappa del percorso, attrezzati con recinti faunistici, offrono l’emozionante possibilità di avvistare il lupo, il muflone, il cervo, il daino, il capriolo o il gufo reale.

Lungo il sentiero, infine, una zona umida rappresenta l’habitat prevalente dei laghi, mentre la vegetazione arborea descrive all’escursionista l’altopiano a seconda dell’esposizione solare: a sud il pino laricio, a nord il faggio e l’abete bianco.

Partendo dal Centro, un breve circuito didattico di circa 3 chilometri (Sentiero Didattico-Naturalistico nr 1) si inoltra nel vicino bosco diretto alla scoperta della fauna silana e di una vecchia carbonaia. La regola è incamminarsi lasciandosi trasportare dall’immaginazione: l’atmosfera invita a farlo.

Chiudere gli occhi e respirare l’aria, con tranquillità: è la stessa aria di allora. L’aria del legno e degli alberi, il sole che filtra tra i rami o la pioggia che ne permea i frutti spinosi, il fumo della carbonaia a colorare il cielo in lontananza.

Ora, se si è concentrati, si può porgere l’orecchio a ciò che fino a pochi minuti prima non sarebbe stato lecito neanche pensare di sentire: un rumore di zoccoli…

Sono cavalli in avvicinamento, cavalli che scalpitano.

Ecco, d’improvviso, che qualcosa disturba i suoni della natura: sono voci e parole di due lingue ai più forse sconosciute, un francese d’antan (“di una volta”), ormai fuori moda, e un dialetto locale, duro, di difficile comprensione, una lingua fatta di consonanti concitate e vissute, lettere che raccontano di una forza e di una fierezza ormai scomparse.

È la lingua della Sila, e la voce che la urla, sporcandola di imprecazioni, viene da una barba fitta tipica di inizio Ottocento, una maschera folta che è la fotografia di una terra intera.

Un insieme scuro e impenetrabile che riempie il viso e rivela storie di lunghi inverni e di una sopravvivenza ai limiti del possibile, nascondendo il resto del viso e soprattutto gli occhi, pieni di rabbia e voglia di rivalsa.

Il fuggitivo si blocca, fermato dai soldati stranieri che, dopo mesi, hanno avuto ragione di questo eroe, per loro un semplice delinquente. Lo costringono a scendere da cavallo. Lui lo sa: questo è il suo capolinea. Quello che si para davanti al turista, infatti, è uno dei briganti più noti della storia silana: Pietro Monaco.

Una volta tornati al tempo in cui viviamo, con un po’ di fortuna (o meglio, sfortuna) lo si potrebbe incontrare: la sua testa, racconta la leggenda, venne decapitata e lasciata nel cavo di un castagno, da qualche parte fra i boschi dell’altopiano…

Per chi ha paura, è consigliabile restare guardinghi: come nella tradizione di Sleepy Hollow, si racconta che a tutt’oggi il brigante cerchi ancora la sua testa e non avrà pace finché non l’avrà trovata.

Riaperti gli occhi e ritornati ai giorni nostri, dopo aver controllato che il proprio capo sia ben saldo sul collo, si può procedere lungo il sentiero facendo attenzione ai punti tappa del percorso, attrezzati con appositi recinti faunistici.

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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