Sulle orme di Alberto di Stade: la Via Romea Germanica di Stade | Trekking.it

Sulle orme di Alberto di Stade: la Via Romea Germanica di Stade

Categorie: Italia, Reportage
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Descritta per la prima volta nel 1256 da Alberto di Stade, monaco viaggiatore, la Via Romea Germanica fu il piu importante itinerario per i pellegrini medievali che venivano dal Nord Europa: città d’arte, pievi e monasteri ne testimoniano ancora la storia.

Ora et Labora: la regola benedettina scandisce quotidianamente la vita dei monaci. Preghiera e lavoro, per non perdere il contatto con la spiritualità da un lato e per non dimenticare il legame di questa con le fatiche dell’uomo dall’altro. Ed è proprio a un monaco benedettino che dobbiamo la descrizione più antica della Via Romea Germanica di Stade.

Alberto era nel 1232 Abate del Monastero Benedettino della Santa Vergine Maria di Stade, porto anseatico alla foce del fiume Elba, in Germania.
Si trattava di un’abbazia tra le più importanti del nord della Germania, grazie alle estese proprietà terriere possedute. Forse per questo Gregorio IX non fu insensibile alle richieste del nuovo Abate di Stade di riformare la regola ecclesiastica. L’intraprendente Alberto gli aveva infatti scritto sollecitando l’introduzione nel monastero di regole più rigide, più simili a quelle del codice dei cistercensi.

Il Papa, forse anche incuriosito, accettò di discuterne a condizione che Alberto si recasse a Roma.

Detto fatto, Alberto non perse tempo e si incamminò lungo uno degli antichi itinerari utilizzati dai pellegrini del Nord Europa e della Germania per recarsi a Roma.

Nonostante il beneplacito del Papa però, Alberto non ebbe la riforma desiderata per l’opposizione dell’arcivescovo di Brema, a sua volta sensibile alle pressioni dai potentati locali. Il Papa, è proprio il caso di dire, non si fece pregare due volte e ritirò il beneplacito.

Alberto, deluso dall’intera vicenda, non potendo riformare la Regola, decise di abbandonare l’Ordine Benedettino e aderire a quello francescano, entrando nel convento dei Frati Minori di San Giovanni.

Nel convento Alberto si dedicò ad un’altra passione: cominciò a scrivere delle vicende politiche ed ecclesiastiche del suo tempo.

La città di Stade, in Germania, da dove l’Abate Alberto partì per il suo viaggio verso Roma (Kolossos – Own work CC BY-SA 3.0)

In queste cronache medievali, gli Annales, il cui manoscritto si trova ancora nella biblioteca Herzog August di Wolfenbuttel, Alberto pensò bene di inserire la prima e più importante descrizione del cammino che da Stade portava a Roma: all’interno di un lungo dialogo due monaci immaginari, Tirri e Firri, discutono e si danno consigli e informazioni sugli itinerari per la città di San Pietro.

La descrizione è dettagliata e precisa, una sorta di guida pratica per il pellegrino medioevale. Condizioni della strada, distanze tra una tappa e l’altra, pericoli che si possono incontrare lungo il cammino, luoghi presso i quali ristorarsi e fare sosta: niente è lasciato al caso.

Oggi il viaggio di Alberto è diventato la Via Romea Germanica di Stade e corrisponde a quella che era indicata dal monaco come la Melior Via – tra le varie possibili – per raggiungere Roma. Lunga 2200 chilometri, la via attraversa tre paesi in 94 tappe, 44 in Germania, 4 in Austria e 46 in Italia. Nel nostro Paese, valicate le Alpi del Brennero, il cammino prosegue fino al Trentino e la Valsugana, passando per la pianura Padana, Ferrara, la Toscana, l’Umbria e raggiungendo infine Roma.

In Emilia Romagna la Via di Stade si estende per 214 km in uno dei suoi tratti più interessanti: Ferrara, Ravenna, Forlì conservano ancora oggi testimonianza monumentale ed artistica degli anni in cui questa era la direttrice privilegiata non solo per i pellegrini romei, ma anche per i mercanti che si spostavano dal nord verso la penisola.

Ferrara, la porta dei pellegrini

La Via Romea Germanica in Emilia-Romagna inizia come itinerario d’acqua in ingresso dalla veneta Polesella, terra strappata alla palude e bonificata, eternamente contesa tra Veneziani ed Estensi.

Ferrara è la prima città che attendeva i pellegrini. Quella che sarebbe passata alla storia come la città degli Este era un’oasi di ristoro e riposo per i viaggiatori che venivano da nord. Un’isola di civiltà all’interno di un territorio che all’epoca non era ancora del tutto bonificato e poteva anzi essere fonte di pericoli.

Che Ferrara fosse una tappa fondamentale nel viaggio verso Roma era testimoniato, fino al XVIII secolo, dall’antica Porta dei Pellegrini della Cattedrale, costruita poco dopo l’edificazione della Cattedrale stessa, vale a dire nel 1135, quindi presente all’epoca del viaggio di Alberto di Stade. La porta era posizionata frontalmente a una delle vie d’accesso ed era anche il principale varco di uscita dei pellegrini diretti verso Roma. Oggi purtroppo questo portale non esiste più, perché demolito durante i lavori di restauro del Settecento.

Ferrara è una delle più importanti città d’arte italiane. Inclusa nel Patrimonio Unesco dell’Umanità quale città del Rinascimento custodisce alcuni capolavori dell’arte medievale e rinascimentale: la Cattedrale di San Giorgio, il Palazzo del Municipio, il Palazzo dei Diamanti, così chiamato per la particolare forma degli 8000 blocchi di marmo che ne rivestono la facciata, il Castello estense: tutto racconta la complicata e affascinante vicenda della città.

Alle porte di Ferrara si apre il grande regno d’acqua del Delta del Po, area naturalistica dall’eccezionale biodiversità tutelata dal Parco. A pochi chilometri da qui è possibile visitare l‘Abbazia romanica di Pomposa, un antico centro religioso benedettino ben noto ai pellegrini medievali. L’abbazia risale al VII secolo e venne costruita sull‘Insula Pomposia, un’isola boscosa circondata da due rami del fiume proprio in mezzo all’acqua. Possedeva una delle maggiori biblioteche dell’epoca e ospitò tra gli altri il monaco Guido d’Arezzo detto Pomposiano, inventore della scrittura musicale.

Abbazia di Pomposa: l’interno della chiesa è diviso in tre navate da due file di colonne di stile ravennate-bizantino. Di grandissimo pregio è il pavimento ricoperto da mosaici di differenti epoche e stili.

Terre d’acqua: Argenta e Comacchio

Acqua e fiumi accompagnavano il cammino dei pellegrini. Non è un caso che lungo il cammino si incontri Traghetto, il cui nome rivela che da qui era possibile attraversare il Po di Primaro collegando la sponda bolognese presso Molinella con quella ferrarese, il polesine di Marrara e i centri attorno all’attuale Portomaggiore.

Ancora in cammino e ancora tracce di storia evocano il passaggio dei pellegrini ad Argenta, dove sorge l’antichissima Pieve di San Giorgio del VI secolo con un celebre portale marmoreo che risale al 1122, sul quale sono rappresentati i mesi e i lavori dei campi. Il borgo è oggi anche un piccolo paradiso per i cicloamatori, con i suoi 21 chilometri ciclo-pedonali, prevalentemente su arginatura, che seguono il perimetro della sesta stazione del Parco Regionale del Delta del Po Emilia-Romagna.

Da non perdere inoltre il Museo della Bonifica, con sede presso l’impianto idrovoro di Saiarino, un esempio di archeologia industriale in cui macchine e centrali storiche si integrano con l’organizzazione umana e tecnica del Consorzio della Bonifica Renana e il Museo Civico che  ospita la sezione archeologica e la pinacoteca all’interno della Chiesa di San Domenico, edificio quattrocentesco di ispirazione rossettiana.

Da Argenta l’itinerario si apre sulle Valli di Comacchio, un complesso lagunare e palustre che copre 4 valli: il Lido di Magnavacca, la Fossa di Porto, Campo e Fattibello. Quest’area è punteggiata da piccoli borghi che erano altrettanti centri dove i pellegrini potevano trovare ospitalità: Comacchio innanzitutto, con il Duomo dedicato al patrono San Cassiano che risale all’VIII secolo, e il borgo di Pero, che con il monastero di S. Adalberto in ‘insula Perei’ dava accoglienza ai Romei.

Che i pellegrini fossero abituali viaggiatori da queste parti da tempi ancora più antichi è testimoniato dal fatto che già l’imperatore Ottone III, duecento anni prima del viaggio di Alberto di Stade, guidò personalmente lungo la tratta tra il Po e Ravenna un gruppo di monaci in pellegrinaggio.

Gli uccelli, con oltre 370 specie di nidificanti, migratori e svernanti regolari, sono la parte più interessante della fauna del Delta del Po. Pedalare lungo i canali ricchi di avifauna o attraverso pinete secolari è il modo migliore per approcciarsi a questi ambienti dall’alto pregio naturalistico.

Ravenna, la memoria viva dell’antichità

Natura selvaggia e civiltà si alternano in armonia lungo il percorso fino a raggiungere Ravenna.

Figlia di un glorioso passato che la vide avamposto in Europa dell’Impero Romano d’Oriente, Ravenna ancora oggi conserva il fascino e l’orgoglio di una città maestosa e carica di spiritualità.

Dal 395, anno della morte dell’Imperatore Teodosio, fino all’invasione dei Longobardi del 751 d.C., Ravenna è stata capitale dell’Impero Romano d’Occidente e ha vissuto un’incredibile fioritura artistica e culturale, strettamente legata alla sua religiosità, che la rese dimora del primo arcivescovo della storia della Chiesa, Massimiano.

Le produzioni artistiche della città mostrano uno stile unico sia nelle architetture religiose, sia nella scultura su avorio e nell’arte del mosaico, di cui Ravenna fu uno dei più importanti centri di produzione in tutta Europa.

Ravenna con i suoi con i suoi antichissimi gioielli d’arte è una delle più affascinanti città italiane

La città conserva un complesso di otto monumenti tardoantichi unici al mondo per ricchezza e qualità artistica delle decorazioni a mosaico di elevato valore universale. La Basilica di San Vitale, stupendo esempio di architettura bizantina; la Cappella Arcivescovile di fine V secolo; gli splendidi mosaici del Battistero degli Ariani; il Mausoleo di Galla Placidia, interamente rivestito all’interno dai simboli cristiani dell’immortalità e della vita eterna; il Mausoleo di Teodorico, esempio di arte della tarda antichità; la Basilica di S. Apollinare in Classe, l’edificio di culto più illustre della Chiesa ravennate; la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, sintesi del regno ostrogoto di Teodorico e dell’impero di Giustiniano; il Battistero cattolico, denominato Neoniano, stupendo per perfezione musiva e conservazione monumentale.

Forlì, il centro della Romagna

Ad attendere i pellegrini a Forlì, l’antica Forum Livii, era invece la Chiesa di San Mercuriale, che custodisce importanti dipinti di Palmezzano. Risalente al XII secolo, fu edificata in luogo della Basilica di Santo Stefano. Il campanile del 1178 costruito in stile lombardo e opera di Francesco Deddi, visibile in lontananza, segnalava ai pellegrini che la sosta era vicina.

Altri punti interessanti della città sono la Cattedrale di Santa Croce che conserva un prezioso crocifisso romanico e il seicentesco Palazzo Paolucci.

Nel De Vulgari Eloquentia, Dante definiva Forli il meditullium, il centro della Romagna, è ancora oggi la piccola cittadina è considerata la patria della lingua romagnola.

L’orizzonte dei pellegrini non era fatto però soltanto da campanili e battisteri, ma anche dalle mura merlate delle fortezze che punteggiavano i borghi medioevali in un’epoca in cui le guerre tra comuni e potenze regionali erano all’ordine del giorno.

É il caso della vicina Cusercoli, frazione di Civitella di Romagna. La vista del castello e del borgo doveva impressionare i viaggiatori, aggrappato com’è ad uno sperone di roccia che sbarra la valle del fiume Bidente, tanto spettacolare da dar vita alla leggenda secondo cui solo Ercole poteva aver edificato il massiccio su cui poggia il paese.

Santa Sofia e Meldola: fortezze, chiese, palazzi

Dall’antica Cusercoli piccole cittadine si succedono seguendo il corso del Bidente: Civitella  di Romagna, Galeata e soprattutto Santa Sofia. Il borgo è un piccolo gioiello medievale e rinascimentale. Tutta l’architettura sembra disegnata intorno al fiume Bidente che l’attraversa e nelle cui acque si specchiano i palazzi in stile toscano del lungo fiume.

Il riferimento toscano non è casuale, perchè Santa Sofia fu per 500 anni sotto il governo del Gran Ducato fiorentino.

Il nome origina da un’antica fortezza bizantina poi divenuta castello medievale e moltissimi sono gli edifici di valore storico e artistico: il Palazzo del Municipio, che fu residenza dei conti Crisolini-Malatesta; l’ex villa secentesca dei Mortani, i palazzi dei Pagani-Nefetti e dei conti Gentili nell’omonima piazza; il complesso, rinnovato tra cinquecento e seicento dei Bianchini – Mortani, gli eredi di Neri, figlio di Uguccione della Faggiola.

Oggi Santa Sofia è anche un imporante centro di arte contemporanea con il Parco delle Sculture all’aperto, la Galleria d’arte moderna “Vero Stoppioni”, che ospita ogni anno il Premio Campigna e numerose opere dell’artista Mattia Moreni, il Teatro Mentore, ultima opera di Gae Aulenti.

Il solare borgo di Santa Sofia adagiato fra le alture a breve distanza dal Parco delle Foreste Casentinesi. (©Shutterstock / ermess)

Proseguendo lungo il corso del Bidente i pellegrini scorgevano un’altro castello, quello di Meldola, che segna l’inizio della valle che dal fiume prende il nome.

Data la posizione strategica, non stupisce la presenza della fortezza, edificata per volere dell’Arcivescovo di Ravenna, nell’ XI secolo.

Il borgo era un altro porto sicuro lungo il cammino dei pellegrini, proprio perché sotto il controllo dello stato pontificio o di famiglie ad esso legate. Molte nobili dinastie si avvicendarono, lasciando importanti testimonianza monumentali: gli Ordelaffi, i Malatesta, i Borgia, gli Aldobrandini, i Doria Landi Pamphili.

Il Ponte dei Veneziani, la Chiesa della Madonna del Sasso, il Loggiato Aldobrandini, il Palazzo Doria Pamphili dove nacque Felice Orsini, sono altrettanti gioielli del patrimonio storico del paese.

Nei dintorni si trova quella che è oggi la riserva naturale del Bosco di Scardavilla. Non lontano da qui il borgo murato e il castello di Teodorano e sul valico al confine con il Comune di Predappio, la Rocca delle Caminate ricordano i conflitti tra comuni e famiglie per estendere o affermare la propria influenza su un territorio strategico.

La fortezza di Meldola, costruita nel XI secolo per volere dell’Arcivescovo di Ravenna. (©Shutterstock / ermess)

Bagno di Romagna, le fonti antiche

L’antica Balneum Sanctae Mariae era luogo molto noto ai pellegrini, sia perché la Via Romea di Stade incrociava altri itinerari conosciuti, sia perché sapevano che avrebbero trovato locande dove ristorarsi, un hospitale, l’accoglienza dei monaci camaldolesi e soprattutto l’accesso all’acqua ristoratrice dei bagni termali, un toccasana dopo le fatiche del viaggio.

Ancora oggi Bagno di Romagna è un  centro termale e conserva importanti edifici storici, quali la Basilica di Santa Maria Assunta, le cui origini risalgono al IX secolo, il Palazzo del Capitano sede del governo dei Medici sotto il dominio di Firenze, il Santuario e il Castello di Corzano. Nel suo territorio si trova inoltre la Riserva Integrale di Sasso Fratino, Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.

I boschi incontaminati della Riserva Naturale di Sasso Fratino

Oltre Bagno di Romagna, immersi nel cuore delle Foreste Casentinesi, i pellegrini continuavano il loro cammino, verso la Toscana, fino a Roma.

La Via Romea Germanica di Stade in Emilia – Romagna: le tappe

1° tappa: Polesella (Ro) – Ferrara 20 km

2° tappa: Ferrara – Traghetto km 30

3° tappa: Traghetto – Argenta km 17

4° tappa: Argenta – Anita km 24

5° tappa: Anita – Casalborsetti km 26

6° tappa: Casalborsetti – Ravenna km 18

7° tappa: Ravenna – Forli km 30

8° tappa: Forlì – Cusercoli km 32

9° tappa: Cusercoli – Santa Sofia km 20

10° tappa:  Santa Sofia – Bagno di Romagna km 25

11° tappa: Bagno di Romagna – Casa Santicchio km 18

Testo di Carlo Rocca, Enrico Bottino e Massimo Piacentino

 

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