Cambogia: il sorriso della pace interiore | Trekking.it

Cambogia: il sorriso della pace interiore

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C’è una cosa che non si dimentica quando lasci la Cambogia: è il cuore puro e disponibile della gente che ti fa sentire a casa.

Il sole sta nascendo e migliaia di piccole luci dorate si accendono nelle acque del Mekong.

L’erede del potente impero kmer si sta svegliando e tra i nuovi palazzi di Phnom Phen scintillano le vecchie glorie: pagode, monasteri e il sontuoso Palazzo Reale mentre il salmodio dei monaci corre per le vie, lungo il fiume, entra nelle case, pervade ogni angolo e con energia invita i fedeli alla preghiera.

Questo è il dolce risveglio della capitale del Paese del sorriso, ma ben presto tutto si trasforma; un traffico infernale prende il sopravvento e attraversare la strada diventa un’impresa impossibile.

Sembra pure impossibile, guardando il sorriso indelebile di questo popolo, la sua gentilezza, la sua ospitalità, che solo poche decine di anni fa furono oggetto di uno dei più spietati genocidi che la storia ricordi.

Il 17 aprile del 1975, Pol Pot e le sue truppe entrarono in Phnom Phen dando inizio ad un incubo che durò tre anni, otto mesi e venti giorni.

Oltre tre milioni di innocenti furono torturati e uccisi nei modi più vili e atroci.

I campi di sterminio di Choeungek e il Museo Tuol Sleng, testimoniano quella ferocia cercando di rendere omaggio a quelle anime che, ancora oggi, sembrano reclamare una pace non ancora ritrovata.

 

Lasciamo la città: inizia l’avventura

Complesso di Angkor: Il volto di Lokesvara – Foto di Oreste Ferretti

Si lascia la città per raggiungere il fiume Tonle Sap e lungo la via, fiancheggiata da villaggi molto popolati, si fanno simpatici incontri: motorini stracolmi di oche, polli, maiali, animali destinati alla vendita nei mercati e camion carichi di persone che tornano dal lavoro e che sono molto contente di salutare con enfasi uno straniero.

Si ha anche modo di scoprire il gusto culinario dei cambogiani.

ltre all’immancabile zuppa accompagnata con il riso o con i nuddle, sono molto apprezzati i topi fritti, catturati a migliaia nelle risaie, le tarantole e i giganteschi scorpioni, fonti di proteine di cui la gente ha imparato a nutrirsi durante il regime dei kmer rossi quando non c’era niente da mangiare.

Arrivati sul fiume Tonle Sap, si scopre un mondo magico dove le case sono appollaiate su altissime palafitte di bamboo, veri grattacieli alti più di sette metri collegati fra loro da un groviglio di travi e passerelle, un mondo verticale fatto di legno e acqua.

La risorsa principale per la gente di questi villaggi è la pesca; il fiume è molto generoso e per tutta la giornata si gettano e si ritirano le reti che non sono mai vuote.

Proseguendo lungo la via d’acqua, là dove il fiume è più profondo, le case sono letteralmente sospese sull’acqua e tenute a galla da scafi di barche, barili, fasci di bamboo e durante la stagione secca, quando il livello del fiume si ritira, l’intera città acquatica viene trascinata alcuni chilometri più a nord. Muovendosi fra queste case si nota la frenetica attività quotidiana.

Tutti sono impegnati nella pulizia del pescato che deve velocemente raggiungere i mercati della zona, le donne lavano i panni, gli uomini rammendano le reti, i bambini schiamazzano e, quando vedono una barca di stranieri, la inseguono, la speronano e allungando le manine, offrono un serpente, o un piccolo coccodrillo in cambio di un soldino per una foto.

Ci dobbiamo comunque fermare essendo ospiti presso una famiglia in una casa galleggiante. Alla sera cala il silenzio, tutto si ferma, la natura ti avvolge, le acque borbottano e ti addormenti cullato dal canto delle cicale.

Non è meraviglioso?!

Kompong Pluk bimbi giocano – Foto di Oreste Ferretti

Lasciato il fiume arriviamo a Battambang dove un lungo ponte costruito dai francesi, ci porta nel cuore antico della città. Le abitazioni risalenti alla raffinata architettura coloniale di inizio ’900, fanno bella mostra di sé e, accanto alle splendide ville ci sono le case storiche kmer che i proprietari lasciano visitare con piacere.

Le stanze sono arredate con mobili antichi, vecchie foto di famiglia e tutto è rimasto intatto come allora, quando i kmer rossi cacciarono i proprietari per appropriarsene.

La campagna attorno a Battambang è immersa fra piantagioni di mango, papaia, banane e la gente dei villaggi si dedica all’allevamento dei buoi, alla preparazione della carta di riso usata per gli involtini primavera; si fanno i vasi tradizionali con una tecnica rudimentale, quasi primitiva e c’è perfino un vigneto che produce un vino molto rinomato.

In queste zone, dove le strade sono carenti, un mezzo di trasporto sorprendente è il treno di bamboo, una specie di piattaforma in legno posta sopra a due rulli e attivata da un motore a scoppio su rotaia singola che, alla velocità di 40 Km. orari, consente di esplorare le risaie attorno a Battambang.

E quando due treni provengono da direzioni opposte?

Quello con meno persone si ferma; la piattaforma e le ruote vengono smontate e in pochi secondi la rotaia è libera.

Il trenino viene usato dai locali per spostarsi con le proprie merci sfruttando la ferrovia lasciata dai francesi, ma anche i turisti, quando è possibile, non si lasciano scappare l’occasione.

Sulle colline che dominano la valle sorge il tempio di Phnom Banan, ma si devono salire 360 scalini per raggiungerlo.

Molti di più per arrivare al Phnom Sampeau che domina tutta la vallata, ma c’è un rischio maggiore: la zona è proprietà dei macachi che sono molto invadenti e aggressivi. Rubano le offerte di banane agli dei e ti obbligano a consegnare qualsiasi cosa commestibile possiedi. Già, si deve pagare il pedaggio se si vuole arrivare in vetta tutti interi.

Ma, arrivati lassù, la fatica scompare e la ricompensa è un incanto che lascia senza fiato. Ai piedi di questa collina, all’imbrunire, da una fenditura nella roccia escono milioni di pipistrelli che formano una sinuosa scia che si snoda verso la campagna.

Tempio Sampeau. I terribili macachi – Foto di Oreste Ferretti

Un altro dei tanti momenti magici e indimenticabili di questo paese. Lasciato questo piccolo paradiso e raggiunto il fiume Sanker, si parte con una vecchia imbarcazione in legno che, con grande coraggio, sfiderà le acque del Lago Tonle Sap tentando di attraversarlo.

Ci riuscirà perfettamente e, percorsa un’interminabile via d’acqua, ci si trova nel mezzo di un lago che più che un lago sembra un mare.

Lo spettacolo è stupendo, le case galleggiano, i bimbi con le loro barchette remano veloci per raggiungere la scuola, i venditori di cibo scivolano da una casa all’altra per vendere i loro prodotti, i pescatori vanno e vengono con le loro rete.

È un mondo così surreale, così suggestivo da non credere possa essere vero. Sono passate otto ore e la meta non è così lontana. Alla fine del lago un canale fiancheggiato da alte palafitte ci conduce, in un’altra buona ora, quasi alle porte della “cosa” più spettacolare della Cambogia: Angkor, il simbolo della civiltà millenaria del popolo kmer.

Meraviglie di pietra

Bayon: i visi in pietra di Lokesvara – Foto di Oreste Ferretti

È nel cuore della giungla che si nascondono i templi, frutto dei regnanti come Jayavaraman VII che, nel IX secolo, si proclamò dio-re dando inizio alla creazione del complesso le cui mura racchiudevano mezzo milione di persone.

I templi sono tanti e l’area è enorme ma quelli più impressionanti sono l’Angkor Watt dalle dimensioni ciclopiche, circondato da mura che, come una tappezzeria di pietra intagliata, mostra bassorilievi che narrano le battaglie del popolo kmer raffigurando sovrani alla testa dei loro eserciti che avanzano l’uno contro l’altro per poi scontrarsi furiosamente.

Un lungo ponte che attraversa un vasto bacino artificiale, è fiancheggiato da decine di statue di guerrieri dai lineamenti truci che hanno il compito di sorvegliare la via che conduce ad un’altra meraviglia di Angkor, il Bayong.

Qui la giungla incornicia i 216 volti in pietra di Lokesvara, signore protettore del mondo, la cui incarnazione terrena, era lo stesso sovrano kmer, il dio-re.

Radici al Ta Prohm – Foto di Oreste Ferretti

Gli occhi enigmatici di questi volti sembrano controllare tutto e tutti seguendo il visitatore ovunque esso sia. Le radici degli alberi hanno letteralmente avvolto le pietre delle antiche mura del Ta Prom. Colonnati, fregi, porticati, danzatrici, guerrieri emergono dall’intrico di radici e vegetazione che la natura ha steso su di loro.

È la natura che vince sulla pietra ed è sempre la natura che concede spazi alla creazione dell’uomo dimostrando di poterseli riprendere quando e come vuole. È in questo tempio che è stato girato il film Tomb Rider con Angelina Jolie e il cattivissimo Daniel Craig, un luogo di un fascino talmente irreale che se all’improvviso apparisse Indiana Jones, sarebbe una cosa quasi normale…

Dalla giungla al mare

Kompong Pluk-pescatori rammendano le reti – Foto di Oreste Ferretti

La regione è rinomata per la produzione di pepe, uno dei più pregiati del mondo, ma anche per il fiore di sale, la più preziosa qualità di sale marino utilizzato dagli chef di tutto il mondo.

Alloggiare al Champa Lodge, situato in una meravigliosa posizione su un’ansa del fiume, circondato da alte montagne, è impagabile. Dal terrazzo del bungalow, tipica casa tradizionale, osserviamo l’interminabile parata dei pescherecci che, al tramonto, rientrano al porto carichi di pesce.

Poi il buio. Ed è allora che si accendono tante piccole luci lungo le rive del fiume. Sono le lucciole che, nelle notti stellate, escono a frotte raggiungendo il culmine della luminosità.

Kampot: le saline – Foto di Oreste Ferretti

Lasciata la meraviglia di pietra ci spostiamo lungo la costa meridionale dove splendide spiagge semideserte offrono soggiorni da sogno.

Per chi è alla ricerca di pace e relax, Otres Beach è il luogo ideale: più di 2 chilometri di soffice sabbia bianca, villaggi di pescatori, guest house immerse fra le palme e tramonti mozzafiato! Poco più a nord in un mosaico di risaie e orti meticolosamente curati, si trova Kampot, piccola città fluviale con la sua atmosfera rilassata e un patrimonio di architettura coloniale francese tra i più belli della Cambogia.

Bayon – Foto di Oreste Ferretti

La Cambogia è uno scrigno pieno di tesori e meraviglie, ma la vera meraviglia di questo paese è la sua gente. I kmer hanno alle spalle anni infernali di massacri, miseria e umiliazioni, ma grazie al loro spirito indomito sono riusciti a conservare la loro identità.

Quando si lascia la Cambogia c’è un sorriso che non si dimentica e non perché lo si vede 216 volte sulle facce di pietra dei templi di Angkor; il sorriso è quello della gente di questo paese che esprime tutta la quiete e la pace interiore. Porterò sempre nel cuore il loro ricordo; da loro ho imparato che, con un sorriso, puoi ottenere la serenità nel più profondo del cuore.

 

Trekking in Cambogia

Bassorilievo all’Angkor Thom – Foto di Oreste Ferretti

L’inquietante presenza di mine antiuomo fa si che il trekking non sia un’attività di spicco in Cambogia. Non mancano però zone sicure che non sono mai state minate e che, con i loro selvaggi scenari, si stanno affermando come le migliori mete per il trekking.

Il “Virachey National Park” è una delle aree più vaste della Cambogia e si possono fare trekking di una o più giornate dormendo nella foresta di Ratanakir in amache sotto le stelle, in tende o presso villaggi di minoranze etniche.

Le escursioni di una giornata portano alle cascate, a villaggi o alle miniere di pietre preziose e c’è anche una giornata a dorso di elefante. Ma l’avventura più bella e il “Phnom Vieal Thom Wildernees Trekking” che prevede otto giorni di cammino fra praterie e foreste popolate da sambur, gibboni, orsi, buceri e ibis giganti. Il pernottamento è presso famiglie dei villaggi brau.

Tutti i trekking all’interno del parco devono essere organizzati tramite l’ufficio del parco che mette a disposizione guide indigene e portatori.

La provincia di Mondulkiri è il vero “selvaggio est” del paese, patria dei bunong e dei loro elefanti. È possibile fare trekking a piedi e a dorso di elefante anche di più giorni. Ci sono varie agenzie a Sen Monorom che organizzano trekking ma accertatevi che ad accompagnarvi siano guide indigene bunong che conoscono bene la foresta e possono comunicare con gli abitanti di qualsiasi villaggio si voglia visitare.

Altri trekking si possono fare nel “Ream National Park”, a 15 km da Sihanoukville, sulla costa meridionale, dove i rangers vi porteranno sulle montagne in camminate che durano tutta la giornata e se siete a Krong Koh Kong, l’Agenzia “Jungle Cross” e l’Agenzia “Koh Kong Eco Adventure” vi organizzeranno trekking negli angoli più remoti dei Monti Cardamomi e nella giungla.

Consigli

Novizio buddhista – Foto di Oreste Ferretti

Per programmare un viaggio in Cambogia rivolgetevi a “Asiatica Travel” (my@asiatica.com) e cercate della signora My Luong Thuy che parla italiano ed è molto brava e disponibile. Come autista chiedete Sok Dina, dell’Agenzia Vanny Car Rental Service con sede in Phnom Phen, persona fantastica che renderà il vostro viaggio una favola risolvendo ogni vostro problema, sempre con un sorriso.

Un consiglio per quanto riguarda gli hotels

  • “Pavilion Boutique Hotel” (www.thepavilion.asia), 227, street 19 – Phnom Phen. Situato in un’elegante villa francese immersa in un giardino tropicale. Un vero paradiso nel cuore della città.
  • “Maisons Wat Kor” – 8, Street 800 Wat Kor Village – Battambang. Antica proprietà francese con bungalows che occupano case tipiche kmer in un enorme giardino tropicale con stagni e fiori di loto. Atmosfera magica.
  • “Golden Temple residence” – Old Market areas – Siem Reap. Fantastico, personale gentile e disponibile a due passi da Pub Street e Old Market.
  • “Tamu Boutique Hotel” (www.tamucambodia.com) Otres Beach. Solo 5 bungalows, con bagno all’aperto, secondo l’usanza cambogiana, un piccolo giardino e disposti attorno alla piscina fra palme e spiaggia privata. Ristorante sul mare molto romantico ed eccezionale.
  • “Champa Lodge” (www.champalodge.com) – Wat Teuk Veul Pagoda-Kreang Village – Kampot. Situato in una meravigliosa posizione su un’ansa del fiume è un’oasi rurale immersa nella campagna. I bungalows sono tipiche case tradizionali kmer e la “Boat Lodge” è direttamente affacciata sul fiume.

Testo di Odetta Carpi / Foto di Oreste Ferretti

 

 

 

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