Il modo in cui camminiamo può influenzare il nostro umore | Trekking.it

Il modo in cui camminiamo può influenzare il nostro umore

Categorie: Salute e Benessere
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Le nostre funzioni celebrali cognitive ed emotive dipendono anche da come camminiamo

Le nostre movenze durante una camminata sono certamente influenzate dal nostro stato d’animo e dalle nostre condizioni emotive. Quando siamo positivi il nostro passo è spavaldo, le spalle sono alte, la schiena dritta con le braccia che accompagnano il movimento. Alcuni ricercatori hanno provato a fare il contrario, per vedere se la camminata può influenzare il nostro umore, se questo legame è a doppio senso oppure no.

Gli studiosi della Queen’s University del Canada hanno provato ad applicare questo metodo ad un gruppo di soggetti, si è utilizzato un tapis roulant, dotato di un apparecchio che a loro insaputa misurava lo stile della camminata, sul quale si facevano marciare le persone partecipanti alla sperimentazione.

Ai pazienti si chiedeva di leggere una lista di parole riconducibili a stati emotivi positivi (gioa, felicità) e negativi (ansia, paura) prima ancora di iniziare a camminare.

La memoria “depressa”

Dopo un certo periodo passato a camminare sul tapis roulanti si chiedeva a queste persone di scendere e scrivere su un foglio tutte le parole che si ricordavano della lista che avevano letto prima di iniziare l’esercizio. Incredibilmente si è verificato che le persone che avevano tenuto una postura con spalle ricurve, braccia raccolte e vicine al corpo, avevano impresse soprattutto le parole che rappresentavano uno stato d’animo più negativo. Viceversa coloro indotti a camminare con la schiena dritta, il passo deciso e cadenzato e con un’andatura più brillante ricordava invece parole più allegre, mentre avevo rimosso quelle negative.

Il dottor Nikolaus Troje, uno dei ricercatori, ha specificato che

“Il nostro si è rivelato anche un test su come l’umore condizioni la memoria”

inoltre, aggiunge che

Richiama il fatto ben noto che chi soffre di depressione ricorda soprattutto eventi sgradevoli del suo passato

Lo scopo principale dell’esperimento era, però, dimostrare come il modo e lo stile della camminata potessero influenzare l’umore. I risultati della ricerca hanno confermato come questo legame sia effettivamente esistente, in particolare come si possa intervenire sul nostro umore ponendo dei correttivi alla nostra postura durante la camminata. Ovviamente la strada è ancora lunga, questo è il primo passo per andare nella direzione dio una vera e propria terapia.

Dai piedi alla testa

Mi pare che questa prova canadese si inserisca nella linea di evidenze che stanno valorizzando la down to bottom sinergia tra cervello e periferia

sottolinea Stefano Pallanti, docente di psichiatria all’Università di Firenze.

“Cioè dal basso verso l’alto, verso la testa. Infatti varie attività motorie sembrano stimolare positivamente funzioni cerebrali, cognitive ed emozionali. Anche nella riabilitazione neurologiche e neurocognitiva dopo un ictus si è visto che l’attività motoria, così a lungo sottovalutata, agisce anche sulla parte cognitiva. Al suo recupero, prima, si lavorava soltanto con test cognitivi, tipo parole incrociate ed esercizi simili”

Un metodo di cura

Pallenti prosegue dicendo che:

C’è uno studio recente che documenta l’aumento del volume del lobo limbico dopo 6 settimane di attività fisica di un certo tipo. E la zona limbica ha a che fare con l’apprendimento e le emozioni. In certi protocolli il movimento viene impiegato anche per il miglioramento cognitivo nella schizofrenia. Infine, un lavoro recente su un ictus cerebrale ha mostrato che l’esercizio fisico attiva la corteccia motoria, ma si “allarga” ad altre aree.Anche se il meccanismo non è ancora chiaro, sembra che agisca sulla plasticità del cervello, rimodellandone delle parti di continuo. Concludendo, in tanti settori della medicina si incoraggia la promozione di programmi motori specifici per obiettivi definiti.

I risultati di questi studi, che oggi stanno diventando sempre più numerosi, e stanno andando nella direzione di una nuova consapevolezza scientifica circa la possibilità di rendere uno stile di vita basato sul camminare una vera e propria terapia, senza effetti collaterali, che consenta di portare beneficio al larghe fasce della popolazione.

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A proposito dell'autore

Massimo Clementi

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