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Camminare è la migliore medicina per il cuore

Categorie: Salute e Benessere
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Più di 2000 anni fa Ippocrate sosteneva che camminare fosse la migliore medicina.

La migliore prescrizione che un medico potesse dare.

E, stando ai dati scientifici, Ippocrate aveva ragione. Il cuore, centro vitale e simbolico dell’uomo, parrebbe essere il maggior beneficiario di frequenti camminate.

ippocrateUna recente newsletter della Harvard Medical School, la Scuola di Medicina della prestigiosa università americana, ha fatto il punto proprio su questi benefici, che si sono rivelati reali e niente affatto presunti per l’intero sistema cardiovascolare.

Harvard ha preso in considerazione una meta-analisi condotta da due studiosi inglesi nel 2008. Per chi non lo sapesse, una meta-analisi è una analisi condotta su una serie di studi scientifici su un certo argomento. Estendere l’analisi su più studi consente di offrire risultati più ponderati e quindi più significativi.

A questo scopo i due studiosi hanno passato al setaccio ben 4295 articoli pubblicati su riviste scientifiche tra il 1970 e il 2007, per estrarne i 18 studi più significativi per comprendere i benefici del camminare al sistema cardiovascolare.

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In totale questi studi contano 459833 partecipanti, tutti senza malattie cardiovascolari di qualsiasi tipo all’inizio dello studio.

In tutti gli studi sono stati raccolti i dati relativi alle abitudini di cammino dei partecipanti insieme con la loro età, il loro essere o meno fumatori e il consumo di alcol.

I partecipanti sono stati seguiti per una media di 11,3 anni durante i quali sono stati registrati i maggiori eventi cardiovascolari eventualmente verificatisi.

L’analisi da risultati è inequivocabile riguardo i benefici del camminare.

I dati parlano chiaro. In generale camminare:

riduce il rischio di eventi cardiovascolari del 31 %.

riduce il rischio generale di morte del 32 %

Non c’è differenza sostanziale di benefici tra uomini e donne.

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Non bisogna essere podisti olimpici per avere benefici.

La protezione derivante dall’attività del camminare diventa evidente già a partire da circa 8-9 km percorsi a settimana ad un passo di poco più di 3 km l’ora.

Ma più lunga è la distanza percorsa a settimana o maggiore la velocità di passo, o entrambe, e maggiore risulta il beneficio.

La Newsletter di Harvard cita anche tre studi effettuati proprio nell’università americana che non fanno che confermare quelli appena citati.

Un primo studio condotto su 10269 maschi laureati ad Harvard mostra che camminare almeno 14 km alla settimana comporta una riduzione del rischio di mortalità del 22 %.

Un secondo studio condotto su 44452 maschi operanti nelle professioni sanitarie mostra che camminare almeno 30 minuti al giorno riduce il rischio di malattie coronariche del 18 %.

Un terzo studio condotto su 72488 infermiere mostra che camminare almeno 3 ore alla settimana riduce del 35 per cento il rischio di attacchi caridaci.

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Ma le analisi non finiscono qui.

Un importante studio durato 10 anni su 229 donne post menopausa, prevedeva di dividerle in due gruppi assegnando a solo uno dei due gruppi il compito di camminare 1,5 km al giorno.

Il risultato: il gruppo delle camminatrici ha ridottto dell’ 82 % il rischio di malattie cardiovascolari.

Camminare, dunque, fa bene al cuore.

E’ scientificamente provato.

Ma cosa dire di chi ha già una malattia cardiovascolare?

Senior couple walking in park.

Coppia di anziani cammina nel parco

Anche in questo caso abbiamo una meta analisi di 48 studi su un totale di 8946 pazienti che dimostra che l’esercizio moderato, di circa 30 minuti almeno 3 volte alla settimana, determina una riduzione del 26 per cento di morte da malattia cardiaca e una riduzione del 20 % in generale del rischio di morte.

Qualcuno potrebbe obiettare che questi dati non tengono conto della genetica.

Si potrebbe pensare che una parte di quelle percentuali sia influenzata dal patrimonio genetico e non dall’attività in sè del camminare.

A questa domanda ha risposto un altro studio.

Scienziati finlandesi, per comprendere se i benefici effetti del camminare abbiano origine genetica o se possano attribuirsi prevalentemente allo stile di vita, nel 1975 iniziarono uno studio su 16000 gemelli dello stesso sesso, in modo da evitare anche l’eventuale errore dovuto al genere.

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Ebbene, dopo 20 anni, i gemelli che camminavano per almeno 30 minuti almeno 6 volte al mese mostrarono il 56 % in meno di probabilità di morire rispetto ai propri fratelli con lo stesso patrimonio genetico, ma sedentari.

Insomma, come dicono ad Harvard, le scarpe hanno da dire la loro sulla tua salute.

Molto più dei tuoi geni.

 

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