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Città: La rivoluzione in due passi

Categorie: Salute e Benessere
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Camminare in città è un gesto di rottura, una vera e propria rivoluzione

Lo sviluppo delle città e dei centri urbani ne ha mutato origine e utilità, trasformando quelli che erano luoghi per lo sviluppo dell’uomo e della comunità, nel regno del degrado.

Agli albori delle civiltà occidentali, gli uomini andavano scoprendo il valore e i benefici della vita in comunità, per questa ragione si formavano le prime cittadine, che garantivano uno stile di vita certamente più confortevole e agevole rispetto alla vita agra.

Questi centri erano costruiti dagli uomini per gli uomini, pensati per migliorarne l’esistenza e favorirne la socializzazione.

La possibilità di essere parte di un tessuto sociale era la migliore condizione per l’evoluzione personale e sociale, messe da parte le costanti preoccupazioni per le scorte alimentari e per la cura dei campi, ci si poteva finalmente dedicare ad una professione, alla cultura e a un po di “tempo libero” nel quale dedicarsi agli eventi sociali della comunità.

Una delle immagini simbolo della scorsa edizione della Giornata del Camminare

Una delle immagini simbolo della scorsa edizione della Giornata del Camminare

Si passava dall’urgenza del sopravvivere al piacere di vivere, senza dover quotidianamente occuparsi delle necessità essenziali come mangiare, scaldarsi e proteggersi.

Dopo i conflitti mondiali, verso la metà del ‘900, con il boom economico e lo sviluppo della grande industria, il richiamo della città si faceva ancora più forte, il sogno di un posto fisso, uno stipendio sicuro, un appartamento di proprietà vicino al mercato rionale, calamitava sempre più persone dalle campagne alle città.

In settimana si lavorata tutti per “mamma” Fiat o papà “Stato” e il fine settimana ci si poteva concedere un giro in centro tra negozi e botteghe per spendere un po dello stipendio in oggetti di piacere.

Gli anni ’60: un passaggio cruciale

Qualcuno per memoria personale, altri invece grazie al cinema e alla televisione, tutti abbiamo in testa l’immagine ideale delle città degli anni ’60, dei viali con le aiuole, delle piazze sempre piene di gente e biciclette, della ricca tavolozza di mercati, negozi e botteghe che arricchivano i centri urbani ed erano la vera forza economica del paese.

In tutte le città, da Torino a Palermo, passando per Genova e Milano, facevano belle mostrando di se i viali alberati, i giardini pubblici e i parchi urbani, sempre curati e colorati, pensati per essere punto di ritrovo e biglietto da visita per i turisti.

 

Gli utlimi anni…

Negli ultimi decenni si sta assistendo però ad un radicale cambio di rotta, la linea che segna la qualità della vita nei centri urbani ha iniziato a scendere vertiginosamente.

Le grandi città faticano a combattere il degrado, un’edilizia selvaggia e incontrollata ha spesso ridotto interi quartieri in veri e propri alveari, grigi e inospitali, all’interno dei quali si annida il malessere di intere comunità.

L’automobile, più di una per ogni famiglia, è diventata la vera protagonista di ogni spostamento, fosse anche per percorrere pochi metri.

Giungla Urbana

Piazze e viali, da centro della socialità, si sono trasformati in giungle di traffico pronte a contaminare ogni metro cubo di aria pulita e ad inghiottire anche il più impavido dei ciclisti.

Sono i centri commerciali e i grandi magazzini, che sorgono in massa nelle “economiche” periferie urbane, i nuovi centri della vita degli abitanti, comodamente raggiungibili in automobile, che con le loro “super offerte” hanno stritolato migliaia di piccole eccellenze commerciali ed artigiane.

Un tessuto economico dominato dai centri commerciali e dai grandi magazzini ha spogliato intere aree delle città dalla storia di artigiani e commercianti, che hanno lasciato interi quartieri vuoti della loro anima, fatta di uomini, lavoro e professionalità.

La città è tagliata dal traffico, attraversata in auto come fosse un mare, solo per arrivare al multisala o all’ipermercato, due passi per le vie del centro si concedono solo per una bevuta serale, unico momento di aggregazione sociale.

La Rambla a Barcellona

Certo raccontare decenni di sviluppo urbano in poche righe non ci concede il lusso di scendere troppo nei particolari, in un’epoca in cui tutto si consuma in fretta, mi ritengo già molto fortunato ad avere te, che ha dedicato del tempo per andare oltre al titolo.

Ma ora voglio arrivare al punto, spiegando le ragioni del titolo di questo articolo, ovvero “La rivoluzione in due passi”.

Tutto questo si può contrastare ricominciando a camminare, o a pedalare, per le nostre città.

Di seguito trovate alcune delle ragioni suggerite dalla mia esperienza e dalle ricerche svolte. Ma sono certo che troverete molte di più e magari potreste lasciarle scritte in un commento, per cercare di allungare questo elenco di benefici sempre di più.

Camminare per combattere l’inquinamento:

Le nostre gambe devono ritornare ad essere il mezzo di trasporto privilegiato per gli spostamenti quotidiani, quando ritornerà l’abitudine di spostarsi a piedi, anche solo per piccoli tragitti, si potrà notare un primo grande miglioramento del traffico e dell’inquinamento.

Certo anche le amministrazioni locali, come avviene in altri paesi europei, dovranno fare la loro, ma la vera rivoluzione deve partire da ciascuno di noi!

 

Camminare per la salute

La medicina è ormai concorde, camminare ogni giorno, anche solo per mezz’ora, riduce sensibilmente i rischi di patologie all’apparato cardiovascolare, combatte il sovrappeso e, per di più, aiuta a combattere ansia e depressione. Ecco gli effetti positivi del cammino per la mente e il corpo.

 

Camminare contro il degrado:

Una popolazione che si sposta a piedi ed in bicicletta, che chiede alle amministrazioni l’aumento delle aree pedonali e delle piste ciclabili, mette in atto un’azione concreta contro il degrado di quartieri rimasti per troppo tempo isolati e non vissuti.

Riprendersi strade, viali e piazze è il giusto sentiero per ridare linfa alla città.

 

Camminare per l’economia:

Negozi, botteghe, piccoli artigiani e commercianti sono state le prime e più numerose vittime di questo cambiamento.

Una città non vissuta, attraversata velocemente in macchina, ha condannato a morte migliaia di attività, ignorate a favore dei grandi centri commerciali.

Nei paesi europei che hanno mutato la mobilità cittadina, il primo grande effetto positivo è stato proprio la rinascita di queste piccole botteghe.

 

Camminare per i nostri figli:

Se vogliamo lasciare una città migliore ai nostri figli, dobbiamo riprendere in mano le sue sorti, ricominciare a viverla a camminarla ogni giorno.

Bastano piccoli gesti, piccoli passi fatti ogni giorno, per cambiare le cose basta una piccola azione fatta da tanti, piccola e semplice come andare il sabato mattina a fare la spesa a piedi tra i banchi del mercatino del nostro quartiere, lasciando la macchina chiusa nel box e mettendo in moto le nostre gambe.

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A proposito dell'autore

Massimo Clementi

Web Content Manager di Trekking.it. Social media, scrittura e contenuti sono il mio pane quotidiano. Appassionato di montagna, trekking e attività outdoor. Mi prendo cura ogni giorno dei contenuti di trekking.it, mi assicuro che siano di qualità e utili per chi li legge. Cerchiamo di prendere i migliori ingredienti dalla grande giungla di internet per "cucinare" articoli e approfondimenti che sappiano dare valore ai nostri lettori.

1 comment

  1. Angelo 26 ottobre, 2017 at 18:35 Rispondi

    Un altro valido motivo: riprendiamoci le strade. Al di là di alcune, la maggioranza in centro soprattutto è stata creata per il passaggio degli umani e non di questi mostri ingombranti e puzzolenti. Non su stretti marciapiedi mal tenuti e pieni di deiezioni: camminiamo sulla strada, ritorniamo legittimi proprietari e usufruttuari!

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