Costa dei Trabocchi: EMOZIONI vista mare | Trekking.it

Costa dei Trabocchi: EMOZIONI vista mare

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La contaminazione di colori e paesaggi, arte e tradizioni, sorrisi e umori è talmente forte che questo reportage vuole essere solo l’inizio di una bellissima avventura lungo la Costa dei Trabocchi.

Un viaggio lungo la Costa dei Trabocchi è un viaggio che sa di onde e di salsedine, che sbuffa vapore al profumo di pesce dalle cucine dei piccoli ristoranti affacciati sul mare, che guarda il sole sollevarsi dall’acqua e colorare il cielo di arancio nelle sue albe magiche.

Un litorale in provincia di Chieti divenuto celebre per quegli scorci che mostrano un Adriatico selvaggio e quanto mai legato ai suoi tratti rurali e marinari.

Protagonisti indiscussi del paesaggio sono i trabocchi e i panorami narrati dal poeta Gabriele d’Annunzio nei suoi scritti, lui che su questa costa nacque e visse una parte della sua vita artistica e non. L’appuntamento è in uno degli angoli più affascinanti dell’Abruzzo.

Come ragnatele sulle onde

L’area protetta di Punta Aderci custodisce il tratto di litorale naturalisticamente più bello e interessante della regione. La Riserva Naturale è sempre aperta ai turisti e l’accesso è libero (Ph M. Raccichini)

La tavolozza che racchiude i colori dell’Abruzzo ha una quantità pressoché infinita di sfumature: basti pensare ai paesaggi d’Appennino, agli scorci del Gran Sasso e della Maiella, agli innumerevoli borghi storici che paiono disegnati dalle mani di un artista, fino ad arrivare alla costa.

Il filo conduttore che collega le terre abruzzesi dai monti al mare è la spiccata autenticità dei luoghi che questa regione sa regalare, un’autenticità che sembra capace di rallentare i ritmi di vita e cristallizzare nel tempo un paesaggio modellato dall’uomo con dolcezza e attenzione.

La Costa dei Trabocchi non fa di certo eccezione, anzi, porta ben impresse nel suo nome le curiose strutture che più d’ogni altra cosa concorrono a custodire la cultura e l’identità territoriale.

«La macchina pareva vivere d’una vita propria, avere un’aria e un’effigie di corpo animato» (Trionfo della Morte, 1894).

Sono queste le parole che lo scrittore Gabriele d’Annunzio usa per descrivere uno dei trabocchi visibili dalla sua casa di San Vito Chietino.

La costa frastagliata con i suoi ancestrali macchinari da pesca non poteva non impressionare la fantasia di poeti, scrittori, artisti e pittori che ammirando questo tratto di costa immortalavano nelle proprie opere i trabocchi d’Abruzzo.

Uniti alla terra ferma grazie ad una lunga passerella, questi macchinari consentivano agli uomini di pescare anche in caso di mare grosso o brutto tempo. Circondato da uno scheletro di funi, pali e reti, il cuore della costruzione è una piattaforma ancorata alla roccia, sorretta da robusti tronchi di legno locale – acacia o pino d’Aleppo – che emergono dall’acqua. Dalla piattaforma si allargano gli ampi bracci protesi verso il mare che caratterizzano la forma così curiosa e affascinante dei trabocchi, da cui vengono calate le reti per la pesca.

Il tratto meridionale della costa abruzzese è impreziosito dalle “sentinelle sul mare” celebrate da Gabriele d’Annunzio: in questa immagine un trabocco lungo la costa teatina (Ph M. Raccichini)

D’Annunzio li definiva ragni colossali, mostri dai cento arti o scheletri di un anfibio ancestrale.

«La lunga e pertinace lotta contro la furia e l’insidia del flutto pareva scritta su la gran carcassa per mezzo di quei nodi, di quei chiodi, di quegli ordigni. La macchina pareva vivere d’una vita propria, avere un’aria e un’effigie di corpo animato» Gabriele d’Annunzio, Trionfo della Morte, 1894.

Nonostante la robustezza dei meccanismi e le collaudate tecniche di costruzione, le forti mareggiate e le tempeste danneggiarono nel tempo – a volte facendoli collassare su sé stessi – diversi trabocchi. Alcuni di essi sono oggi rinati con una funzione diversa rispetto a quella originaria: restaurati e ricostruiti, da luoghi di raccolta del pescato, sono diventati piccoli ristoranti sospesi sull’acqua.

I traboccanti sono testimoni di un mestiere tradizionale, complesso e affascinante, ma nel settore ittico un’attività altrettanto affascinante è quella del pescatore in mare aperto.

Lungo la Costa dei Trabocchi non è una figura d’altri tempi, l’”artigiano del mare” s’impegna a mantenere una visione responsabile della pesca e a valorizzare le peculiarità locali e stagionali del prezioso pescato.

Al molo di Ortona, la pulizia e la vendita del pesce è solo l’epilogo di una mattina che vede i pescatori attivi ancora prima dell’alba, intenti a salpare le reti calate la sera prima. Il mare è davvero la loro seconda casa! È una scelta di vita coraggiosa che tiene viva quell’economia costiera legata ai mestieri tradizionali che costituiva l’ossatura produttiva del territorio.

Il gioco di mani con cime, tiranti e le maglie trappola dei pesci, sono solo alcune delle immagini più ricercate e amate dai turisti che scelgono la Costa dei Trabocchi per immergersi nei ritmi propri dei borghi affacciati sul mare.

Sensazioni mediterranee: pescaturismo

Lungo la costa stanno nascendo le prime esperienze di pescaturismo: da Ortona a Vasto è possibile salire a bordo dei pescherecci per ammirare la costa e vivere il mare da una prospettiva diversa. Le abitudini dei pescatori, la loro quotidianità non sono più un segreto: sulle imbarcazioni locali si può scoprire questo rapporto imprescindibile tra loro e il mare, fatto di profonda conoscenza e rispetto.

È possibile addirittura partecipare alla pesca godendo del sole che sorge all’orizzonte. Un’esperienza indimenticabile che prende anche alla gola quando si scopre di essere a bordo di una “cucina galleggiante” dove poter gustare il pescato fresco, catturato e preparato sul momento.

Non è finita, la piccola pesca artigianale riserva un’altra sorpresa: l’ospitalità nelle case dei pescatori, che consente ai turisti di sentirsi parte della comunità, una vacanza davvero alternativa, a contatto diretto con il mondo del mare.

Le forme di ospitalità diffusa e di turismo di comunità che si stanno diffondendo lungo la Costa dei Trabocchi e nell’immediato entroterra rappresentano un’opportunità in più per far sentire il viaggiatore a casa propria, in un ambiente familiare e conviviale.

Il piacere della buona tavola

Trabocchi in versione moderna: piccoli ristoranti affacciati sul mare

Dalla Marina di Ortona, gli alberi delle barche tintinnano ritmicamente sopra le onde nella calma dell’alba. Lentamente dei piccoli puntini all’orizzonte si fanno via via più grandi e diventano definiti nelle forme: sono i pescherecci che rientrano verso le banchine del porto, pronte a vendere i “frutti” del mare. È proprio il pescato il prodotto di punta della cucina locale, nelle sue varianti a seconda della stagionalità.

Alici, sardine, sogliole, sgombri e cefali, ma anche polpi, seppie e calamari: sono solo alcuni dei prodotti ittici che compongono i piatti della costa teatina, da consumare nei ristoranti o direttamente sui trabocchi sospesi sull’acqua.

Dopo aver vissuto un lungo passato in cui la loro funzione principale era la pesca, alcune di queste strutture ospitano oggi ristoranti molto speciali. Protagonista incontrastato di molte cene è lo squisito brodetto di pesce, un piatto caldo che unisce gli ortaggi delle colline ai prodotti del mare.

Preparato anche direttamente sulle paranze, era il piatto “povero” dei marinai, composto da tutti i pesci più piccoli e poco adatti alla vendita. Risalendo verso casa dopo una giornata di lavoro, i marinai attraversavano i campi scambiando parte del pescato con le verdure dei contadini.

Nasceva così un piatto nutriente e saporito, declinato in moltissime versioni a seconda delle aree e dei gusti personali. Lo stesso sugo del brodetto cucinato nelle tijelle di terracotta, diventa poi un ottimo condimento per abbondanti piatti di pasta fresca all’uovo, come i tradizionali spaghetti alla chitarra abruzzesi.

Altrettanto gustoso è il rintrocilo al sugo di pelosi, un piatto di pasta con una salsa di granchio dalle grosse chele. Tra i secondi, meritano un posto d’onore le seppie ripiene, l’arrosto di mormore e cefali e l’immancabile frittura di paranza, composta da calamari, seppie e piccoli pesci. La tradizione culinaria teatina ha una particolare cassa di risonanza sul territorio grazie all’iniziativa promossa dal FLAG Costa dei Trabocchi “Le stagioni del mare: dalla rete al piatto”.

Attraverso quattro appuntamenti, uno per stagione, sono proposti nei ristoranti della provincia particolari menù dedicati alla valorizzazione del pescato locale di stagione e al recupero delle tradizioni gastronomiche, abbinati ai vini di qualità che si producono sul territorio. L’elenco dei ristoranti aderenti e dei menù proposti è consultabile sul sito www.lestagionidelmare.it

L’itinerario alla scoperta della Costa dei Trabocchi

Un tratto di pista sterrata sul promontorio di Punta Aderci. La Via Verde della Costa dei Trabocchi sarà importante per il rilancio turistico e della mobilità sostenibile, una grande e ambiziosa opportunità di lavoro, anche e soprattutto per
i giovani (Ph M. Raccichini)

Un itinerario che tocca la Costa dei Trabocchi e il prospiciente entroterra, tra le terre verdi d’Abruzzo e quelle blu dell’Adriatico. Sono i sessanta chilometri di litorale compresi tra Francavilla al Mare e San Salvo, estrema propaggine meridionale della regione. Potete prendere visione del percorso a questo link:

Testo di Enrico Bottino e Marco Carlone / Foto di Marco Raccichini, Romano Visci, Francesco Rappa

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A proposito dell'autore

Enrico Bottino

Foto e testi, una armonia che libera la creatività sui sentieri della natura. Il trekking è una passione giovane che mi ha permesso di alimentarne un’altra, la fotografia, che oggi svolgo con entusiasmo e in modo professionale. Lavoro nella convinzione che non bisogna andare lontani per realizzare magnifiche fotografie: basta trascorrere una giornata nei boschi e ammirare i minuscoli particolari della natura; l’importante è cogliere l’attimo, solo così è possibile scattare istantanee che non si ripeteranno mai più. Un consiglio? Non tenete mai la digitale riposta nello zaino, portatela sempre a portata di mano. E non fermatevi mai, potreste scoprire che le parole sono complementari alle immagini, che al piacere di scattare foto sempre migliori può subentrare quello altrettanto bello di scrivere.

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